Discorsi ermetici con Onir


L'acqua






Introduzione dell'autore




Affrontare un argomento come la Scienza Ermetica ai nostri giorni può sembrare paradossale e fiabesco, ma per fortuna dell’uomo, inteso nel più ampio senso di umanità, c’è ancora una buona scorta di persona che vi si dedicano. In un tempo in cui tutto è governato da bieco arrivismo finalizzato al denaro, al potere, alla sicurezza economica, al prestigio sociale, la Scienza Ermetica, ed in primo piano l’Alchimia, appaiono alla stragrande maggioranza delle persone temi non solo superati, ma vituperabili e massimamente inutili ai fini sopraelencati.

Precisiamo da subito che parlare di Scienza Ermetica significa occuparsi di tutta una tradizione proveniente da tempi remotissimi, che prende sostanziale forma con la filosofia contenuta e coagulata nel Corpus Hermeticum, opera riscoperta nel Rinascimento ed attribuita ad un leggendario personaggio quale Ermete Trismegisto (probabilmente mai esistito: la sua figura racchiude una delegazione di sapienti di tradizione sostanzialmente e precipuamente platonica e classica). L’Alchimia, conoscenza suprema, Ars Magna, può venir considerata come l’aspetto più rimarcato ed evidente di questa filosofia universale: non è un caso che l’attività alchemica sia denominata Grande Opera. Oggigiorno è ben difficile incontrare studiosi ed iniziati di tale sapere arcano: il mistero non si accompagna con la scienza che gli scienziati moderni concepiscono. Tutto è oggettività, mentre nella religione popolare tutto è (o dovrebbe essere…) interiorità, soggettività. La mediazione di questi due fattori consente di superare il dualismo della vita e giungere all’Uno plotiniano, alla unità primigenia cui l’uomo, nel suo intimo, tende. Questo è compito dell’Alchimia: far comprendere ai suoi adepti ogni segreto della Natura naturans e della Natura naturata. È la riscoperta dell’ Essenza a discapito di una superficialità dilagante ed inarrestabile: scopo dell’iniziato é scovare quell’essenza recondita e perfetta che fonda l’ ecceità di ogni cosa ed essere vivente. Nell’uomo, massima espressione della natura ‘organica’, tale ricerca volge verso la sua coscienza, entità così poco definibile quanto chiara all’intuizione di tutti. Per questo l’Alchimia è l’unica ‘scienza con coscienza’, ovvero l’Arte: la scienza comune è meccanica, logica, protocollare, priva di nerbo spirituale ed animistico. In vero, la questione è incardinata sugli approcci: la scienza comune vuole essere rigida, mentre l’Alchimia è statica, nel senso che le leggi che essa rivela e contiene sono universali, invariabili, necessarie, e sebbene le si possano notare sotto differenti rispetti, esse mantengono la loro divina proprietà applicativa, esplicativa ed identificativa.

Il progresso scientifico, che tanti benefici ha portato, ha anche generato una disposizione aberrante dell’anima e della mente umana: l’uomo contemporaneo ha perso lo spirito critico e d’osservazione, ha smarrito la propria dimensione spirituale, si è totalmente oggettivato ed esteriorizzato, pensando di poter ottenere il controllo su tutto ciò che lo circonda e lo costituisce. Lo scienziato presume di controllare la Natura: grave atto di sicumera e boria. L’alchimista è devoto e riverente nei confronti della Natura, mentre l’umanità contemporanea si fa quasi beffe della terra da cui proviene e da cui è sostentata. Questo innegabile e vistoso impoverimento della natura umana mostra di giorno in giorno le sue nefaste e sconcertanti conseguenze, che, comunque sia, vengono accettate e talvolta prese a lode dalla società. Ammonire l’uomo a ‘ritrovare se stesso per giungere alla conoscenza’ è idioma obsoleto per la gente: le preoccupazioni maggiori si spingono alla concretezza del risultato (non importa il modo con cui si opera per raggiungerlo) ed all’abbandono bigotto e scellerato verso la finta fede propinata dai professionisti dello spirito redento, la Chiesa. Sarebbe qui pleonastico concentrarsi a criticare l’operato del clero nella storia fino ad oggi, ma non possiamo dimenticarci, almeno nel nostro contesto, che da sempre la Chiesa ha tacciato di stregoneria e paganesimo (quindi di ‘infedeltà’, di ‘empietà’) il sapere ermetico, fino a perseguire drammaticamente alcuni fra i suoi più eloquenti e profondi rappresentanti (come Giordano Bruno). È anche vero che molti alchimisti, specialmente nel medioevo, facevano parte attivamente del clero: citiamo su tutti Alberto Magno, Tommaso d’Aquino, Raimondo Lullo, l’abate Tritemio (ricordiamo comunque che molti autori si appropriavano indebitamente e furtivamente del nome di famosi uomini di Chiesa, al fine di evitare atti persecutori da parte della giustizia religiosa sommaria: perciò, spesso i testi vengono da mani decisamente diverse da quelle degli autori apparenti). Ma generalmente, le istituzioni di fede non hanno mai potuto condividere il sapere ermetico, causa di traviamento delle anime dei più deboli e di palese propaganda anticattolica. Le accuse mosse dalla Chiesa, in effetti, sono plausibili: la religione ufficiale propone di non pensare e di accettare spassionatamente i dogmi propinati dalla propria istituzione. L’Alchimia, per contro, insegna a conoscere se stessi, a liberarsi dal pregiudizio e dal peccato, a recuperare quello stato di candore mentale e spirituale che caratterizzava la figura di Gesù. Lo scienziato ermetico vuole conoscere, non vuole credere, vuole essere padrone della sua umanità e della sua divinità, non è capace di farsi trascinare nel gorgo della cieca credenza ove bandito è in primo luogo lo strumento critico. L’ermetismo è una filosofia mistico-religiosa con risvolto pratico, che invoglia l’iniziando al confronto, alla critica, al pensiero come coadiuvanti per l’evoluzione dell’anima di ognuno di noi. Mi piace affermare che il primo passo dell’alchimista dovrebbe essere rappresentato dall’epoché nel senso fenomenologico che Husserl diede alla teoria gnoseologica di Pirrone (il filosofo tedesco la recuperò per definire l'atto che sospende - “mette fra parentesi” - i contenuti empirici della coscienza e lascia apparire i contenuti essenziali delle cose).

La Chiesa, invece, professa l’opposto: dogmatismo, superiorità manifesta della rivelazione (filtrata) sulla ragione, teologia positiva (manipolata) trionfante sulla teologia negativa (intuita), abolizione della intuizione e dell’osservazione a favore di una devozione pallida e senza indirizzo. L’umanità è intrisa di queste affezioni, ed il risultato su scala globale è evidente: il mondo è privo della sua dimensione coscienziale, spirituale nel senso intimo della parola, si abbandona a favole di redenzione mai confermabili da alcuna opera individuale. Ho fin qui parlato criticamente della Chiesa, ma consiglio di interpretare queste mie riflessioni in senso lato, ovvero prendendo ad argomento il generale concetto di religione positiva, secolare, oggettiva: la critica è rivolta all’apparato modale delle professioni di fede mondiali, eccezion fatta per il buddismo, del quale abbiamo opinione più di filosofia religiosa che non di religione cultuale pura.



In questo contesto di stagnante affievolimento intellettuale e spirituale, durante sconvolgimenti politico-religiosi cui il mondo assiste, mentre allo scopo della ricchezza materiale si sacrificano le risorse naturali della terra (da cui l’uomo stesso è sostentato), è piuttosto raro e decontestualizzato incontrare adepti e sostenitori della Scienza Segreta. La Fortuna (o Destino, che dir si voglia) ha concesso a me, studioso qualunque di Filosofia, di poter fare la conoscenza di un magister alchemicus a cui legarmi, da cui apprendere, grazie a cui poter maturare nella nostra evoluzione cosmica in vita, per la vita ed anche oltre la vita come oggi la intendiamo comunemente.

Onir, appellativo scelto dall’iniziato, è per me motivo di speranza e di orgoglio: non dovendo cercare promozioni e premi aziendali senza senso, posso dedicarmi alla riscoperta delle impercettibili leggi e delle sottili forze della Natura (quindi della vita, del cosmo, del divenire e dell’essere, di dio).

Onir è uomo semplice, perfettamente mescolato alla società odierna, insospettabile come alchimista ed ermetista al primo acchito. Come i veri maestri, conduce una vita tranquilla e quotidiana, fra la gente comune, coltivando il suo sapere solo con chi reputa possa essere meritevole di condividerlo. Onir è un uomo rispettoso della vita e delle persone che lo circondano, ed è sostenitore di conversazioni deputate alla stimolazione della crescita di ognuno tramite il confronto: è solo dialogando che si sciolgono i dubbi, i problemi, le soluzioni, le deviazioni del sentimento umano. Nella semplicità e ruralità del suo laboratorio c’è tutta la sua onestà e devozione per il sapere, nelle migliaia di pagine di testi alchemici ed antroposofici tutta la sua volontà di conoscenza. In questo libro, che abbiamo voluto intitolare ‘Discorsi’ non a caso, cercheremo di mettere in luce le sue plausibili rivelazioni ermetiche contraddistinte dalla sua cautela, dalla sua serenità e mancanza di presunzione.

Perché, dunque ‘Discorsi’?

La risposta richiama ovviamente il genere letterario espositivo proposto dal grande filosofo Platone, che aveva ben compreso l’importanza comunicativa della interlocuzione fra più personaggi, e le cui opere sono esclusivamente redatte in forma di dialogo. La capacità di sviscerare le tematiche in maniera dialogica (ovvero attraverso il principio razionale da cui traggono origine il pensiero umano e la realtà) consente al lettore di entrare più familiarmente nel tema trattato e di comprenderlo più direttamente, poiché il dialogo è la forma irrinunciabile della comunicazione quotidiana fra gli uomini. Ricordiamo infine che Platone è annoverato dalla Tradizione Ermetica fra i grandi iniziati della storia

Onir ed il suo interlocutore discorreranno, pertanto, sui temi dell’Ermetismo, dell’Alchimia, della Tradizione e tenteranno, per quanto possibile possa essere ritenuto dal maestro, di svelare al lettore gli arcani della Natura. Tutti i contenuti del testo saranno volutamente correlati o sconnessi fra loro, proprio perché durante ogni incontro con Onir si può parlare di qualunque argomento, e le diramazioni di essi possono portare lontano dall’origine. Ma ognuno di questi incontri è fruttifero e salutare per l’anima e le idee di chi vi scrive, e dunque si ritiene opportuno inserire globalmente i vari temi affrontati, così da offrire al lettore l’opportunità di riflettere a fondo.

Tutti coloro che si siano mai avvicinati ad un testo alchemico sanno perfettamente che l’autore, chiunque esso sia, non vorrà esporre comprensibilmente i segreti cui è giunto dopo grandi riflessioni e rivelazioni: il segreto è deontologico nell’opera di salvaguardia della Conoscenza. Colui che voglia iniziarsi ai Misteri deve attraversare mille e mille difficoltà, tranelli, ingarbugliamenti per poter affinare e depurare la ruggine del suo animo corroso: deve sapersi ripristinare allo spirito, alla purezza, al candore ed alla spinta della ragione e del sentimento. Il cammino descritto dalla tradizione alchemica è lungo e tortuoso e a nessuno è garantito l’arrivo alla meta. Ma proprio nella ricerca è il senso profondo del periplo: “una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta”, affermava un certo Socrate. L’Alchimia sembra paradossale ed inconcepibile, mentre Onir sa che essa è la più concreta espressione estetica e teoretica della semplicità. Spesso l’ho sentito ripetere che «niente è così semplice come l’Alchimia», ma prima di giungere a questa semplicità bisogna necessariamente ed irrinunciabilmente intraprendere quel sentiero tortuoso e mettersi alla prova, porsi così tanti dubbi da rasentare la follia, finché la meta ci apparirà prossima.



Voglio ancora soffermarmi su un insegnamento che Onir mi ha offerto al primo incontro. E’ stranissimo che due sconosciuti, come eravamo noi, sembrino sintonizzarsi spontaneamente, accomodarsi ed intendersi sul procedere della ricerca, sebbene in questo mondo la faccia da padrone una fortissima diffidenza schermitrice e ragionata da parte della grandissima maggioranza delle persone. Usualmente, si dice anche che solo gli sciocchi si fidano degli altri, mentre è molto meglio non fidarsi che fidarsi in senso generale. Invece, fra coloro che sono attratti e vocati in un certo senso dalla potenza dell’Arcano Sapere si instaura rapidamente una reciproca fiducia disinteressata, massimamente virtuosa, senza la quale probabilmente non si potrebbe accedere ai segreti sublimi della Natura. Questo atteggiamento è proprio di un animo ben disposto all’umiltà ed alla discussione, privo di presunzioni boriose o di false finalità effimere: i fratelli filosofi si ritrovano quasi per predestinazione e si rincuorano di conoscere persone dalla purezza incontestabile e dall’umanità più profonda. Accingersi allo studio dell’ermetismo è impeto assai raro, ma immortale, probabilmente perché la natura umana riconosce più sovente di quanto non crediamo la sua primigenia provenienza, ed i gruppi di persone che si dispongono attorno al tavolo del dio segreto sono genuinamente condotte dal loro spirito guida, dal daimon socratico, dalla coscienza del risvegliato (o, per meglio esprimersi in certi momenti dell’iniziazione, del risvegliante). Ribadisco che non bisogna intendere queste parole secondo lo scetticismo sistematico proprio degli scientisti (quelli che dicono, in senso generale e generalizzante, ‘di avere saldamente i piedi per terra’) o secondo facile e sciocca credulità propria di chi ha perso, o non ha mai avuto, strumenti critici adeguati, come gli ignoranti (nel senso bonario del termine) ed i fedeli monotematici di ogni qual fatta. Il messaggio che voglio far intendere e risaltare dal mio discorso è proprio il determinante (in senso matematico) per l’aggregazione filosofica, la fratellanza intellettuale universale. C’è una forza spirituale che ci richiama: il nostro spirito di ricercatori filosofi ci sollecita ad accorparci per apprendere i segreti ed iniziare il cammino verso la Sapienza Assoluta, oltre cui nulla è dato per l’uomo. Onir mi chiese al primo incontro: «Cosa pensi che sia l‘Alchimia?», ed è probabile che io risposi non malamente, dato che lui mi ribadì: «Ecco, sei sulla strada giusta. L‘Alchimia è un percorso, improntato alla ricerca di sé e di chi ci ha creato nelle sue manifestazioni». Dunque, un percorso, un cammino, come quello che gli antichi pellegrini compivano per raggiungere Santiago de Compostella, o gli altri numerosi pellegrinaggi simbolo di rigenerazione e palingenesi dello spirito. Già, per ciò che finora ho compreso è proprio questo il senso della ricerca: la rigenerazione, la rinascita, la riscoperta dell’uomo e del mondo come unione di materia e spirito. Rudolf Steiner soleva dire che “L’io è così parte dello spirituale; le cose ed i processi materiali, che vengono percepiti dai sensi, appartengono al mondo”. Questa frase del fondatore dell’Antroposofia e della Scienza dello Spirito ci deve aiutare a capire che l’uomo è microcosmo, come nel Rinascimento veniva inteso, quindi incastonato in un macrocosmo (mondo, universo) di cui lui è immagine ridotta in scala, ma equivalente per importanza strutturale, per universalità di leggi, per composizione divina. Riscoprire se stessi, al di là delle più mere psicologiche analisi, significa recuperarsi, ripristinare questo contatto biunivoco uomo-mondo che si è smarrito nel corso dell’evoluzione sociale. L’Alchimia, potremmo dire, è una sorta di ritorno alla Natura, ma senza fraintendere in senso ecologico l’affermazione: potrebbe intendersi come la riconciliazione armonica con le leggi e la materia creata da cui siamo nati, da cui siamo irrimediabilmente determinati e di cui facciamo intrinsecamente ed estrinsecamente parte integrante. Ecco, per tanto, l’idea del percorso: muoversi per raggiungere uno scopo aulico ed aureo e, una volta giunti, godere della massima sapienza possibile, contemplando e coabitando con dio. Simile messaggio è rintracciabile anche nel motto di un grande e dimenticato filosofo italiano, Carlo Michelstaedter, che recitava: ΔΙ ΕΝΕΡΓΕΙΑΣ ΕΣ ΑΡΓΙΑΝ ovvero "dall’attività all’inerzia". Nell’inerzia, momento aureo, si fondono tempo e spazio, causa ed effetto, si supera la dualità quotidiana in favore di un approdo alla maestà dell’Uno plotiniano. Ad esprimere magistralmente questo concetto è un grande filosofo ancora misconosciuto, che recita: «L‘unità risiede nella funzione creatrice, la molteplicità nel Tempo […] La funzione generante è unica; l‘ Armonia cancella la molteplicità, il disaccordo dei Tempi […] Lo Spazio separa l’alto dal basso (vedere Tabula Smaragdina, ndr), il bello dal brutto, il giorno dalla notte, fraziona l‘Unità, mostra i mondi separati da un infinito che proietta un‘angoscia insopportabile nel cuore dell‘uomo […] Nulla è separato al di là dei nostri sensi; come una nebulosa tiene in gestazione un Universo, così una matrice femminile tiene in gestazione un mondo umano. La funzione e le fasi sono le stesse: chi osserva l‘una, vede l‘ altra».

Onir mi ammonì a non bruciare le tappe della ricerca, pena la dannazione: chi ricerca deve sapere attendere ed imparare ‘tenendo in gestazione il proprio animo’. Ricevere il sapere ex abrupto non farebbe altro che lasciare la persona senza scopi, scombussolata al massimo grado, priva di orientamento, senza contare che i medesimi segreti rivelati non verrebbero neppure recepiti correttamente. Senza un moto dell’animo verso un suo miglioramento rigenerativo ed eu-forico non si ottiene nulla che non sia diverso da ciò che ci offre la società moderna: asetticità, freddezza logica, razionalismo forsennato portatore di paradossalità ed opposizione al semplice buon senso. E’ forse per questo che Steiner interpretò, alla luce della sua intuizione chiaroveggente, la legge orientale del Karma, al fine di far comprendere che per una preparazione del futuro dell’uomo è necessaria una purificazione spirituale progressiva. Il karma di Steiner rappresenta dunque quel moto verso l’inerzia finale, quella necessitante legge spirituale che fonda la libertà umana grazie al suo connubio con il pensiero. E pensare è strettissimo parente di ricercare.