Discorsi ermetici con Onir

Le vie alchemiche
e lo Spirito Universale


L'alchimia e la Scienza






La parola "Alchimia"




Durante un’altra visita dopo un sano bicchiere di acqua cotta e condita con sale marino integrale, glutine della pasta ed un pizzico di pepe nero, vero toccasana per lo stomaco e le vie respiratorie, Otto ha un altro argomento da portare all’attenzione dell’amico iniziato: «Maestro Onir, dopo avere disquisito rettamente ed in modo elegante delle vie alchemiche negli altri incontri, mi sale alla mente una questione ancora non trattata, di carattere etimologico. Da dove viene la parole ‘alchimia’? Forse riuscendo a scoprirne l’etimo potrei imparare più approfonditamente le origini veramente occulte di questa misteriosa Arte: è vero che nacque nell’Egitto faraonico?». Nei vari testi sull’alchimia che il giovane studioso ha letto, spesso e volentieri egli si è imbattuto in questa tematica: molti autori sostengono che la nascita dell’Ars Regia risalga alla cultura egizia, sin da tempi immemorabili, quando anche la storia ufficiale brancola nel buio circa il sorgere della civiltà del Nilo. Onir accoglie con favore questa questione, di estremo interesse: «Mio caro Otto, sono ben certo che conoscere l’origine dell’etimologia della parola ‘alchimia’ ti risulterà molto intrigante, ma dubito che da essa si possa comprendere come, dove e quando questo remotissimo sapere sia stato donato agli uomini. Questo tema sarà trattato subito di seguito. Per quanto ci compete, ‘alchimia’ nasce dall’egizio Al-Kimya, a sua volta derivato da El-Khemè. Il sostantivo al’ indica il sale, e viene dalla tradizione araba, mentre ‘khemè’ si rifà a KeM, che indica la terra nera limacciosa del Nilo. Se ne conclude che l’etimologia della parola alchimia ci permette di comprendere il nome dell’Arte anche come ‘sale della terra nera d’Egitto’. È assolutamente plausibile che il nome sia stato così coniato proprio perché gli antichi conoscevano le proprietà miracolose della terra trasportata dal sacro fiume d’Egitto. Il limo era ed è fortemente ricco di sali della terra e sappiamo bene, noi alchimisti, quanto il sale sia necessario per le nostre esperienze. Ad Otto viene in mente qualcosa di correlato poiché non ha le idee ben chiare su un punto: «Perdonami, maestro, ma vorrei divagare un momento sul concetto di sale. Da quel poco che ho appreso, so che esso è la corporificazione dello spirito e si accorda con zolfo e mercurio nella espressione massima dei tria principia, la triade del sapere alchemico. Sono sulla buona strada o già perdo bussola e direzione?». Pare proprio che Otto stia imparando bene ed Onir conferma questa tendenza, di cui è sicuramente artefice: «Dici bene per quanto concerne la triade dei principi alchemici. Il sale è il fuoco fatto corpo, ma devi porre grande attenzione sul fatto che il fuoco alchemico è molteplice. Bisogna comprendere in maniera acuta cosa sia la possibilità che ha il fuoco di rendersi corpo: solo così omprenderai il senso del sale. Inoltre, devi sapere che il ‘sale di natura’, chiamato anche ‘sale centrale’, era identificato dagli antichi alchimisti con il sole. Questo non è da intendersi certamente come errore, anzi: una interpretazione in senso allegorico potrà aiutarti. Poniti la domanda su cosa sia il sole per gli alchimisti: una volta intuito ciò, verrà da sé il paragone sale<->sole e potrai inoltre comprendere di tua sponte perché la terra limacciosa d’Egitto sia alla base dell’etimo dell’alchimia». Messo alla prova, Otto non disdegna mai di offrire la sua idea, anche se erronea, perché mai come in alchimia è valido il saggio proverbio popolare che sbagliando s’impara ed Otto vuole confrontarsi con questa giusta e fruttifera metodica: «Dalle tue parole, maestro, posso capire che il sale è un fuoco materiale. Senza la comprensione di questo concetto non si può liberare la forza ignea della materia, quella stessa che viene raccolta dal cielo e manifestata in un corpo, giusto?». Onir, assaporando e soffiando via il fumo del suo gustoso sigaro caraibico, appare soddisfatto delle intuizione del giovane apprendista: «Mi sembra che tu segua bene i miei insegnamenti. Ma devi sempre fare attenzione: l’alchimia non è una scienza meramente logica, poiché essa è al contempo scienza e spirito, perciò è l’Arte. Il tuo procedere con intuizione è salutare, però poniti sempre il dubbio della certezza: l’alchimia è molto più semplice di quanto tu non creda, ma proprio la sua semplicità è anche la sua più formidabile arma difensiva. La nostra forma mentis ci distoglie dal ragionare secondo Natura, spingendoci a ricercare conclusioni forzate e discostanti: colui che sappia riconoscere le risposte poste dalla Natura a chiunque gli rivolga corrette domande, saprà così svelare gli arcani della Sapienza. Quando dici di capire che il sale è fuoco corporeo dimostri di intuire il vero, ma attento alle forme: l’inganno, in alchimia, è nocivo e letale solo per chi lo perpetra, senza possibilità di secondi fini. Il sale centrale ospita il fuoco naturale: confonderlo è un errore grave».