Discorsi ermetici con Onir

La Spagyria;








L'Alcol




Un giorno, Otto si reca a cena da Onir, al cui convivio partecipano anche altri amici interessati alle tematiche alchemiche, specialmente nei loro rapporti con la scienza e la quotidianità della vita. Così, mentre si pasteggiava, Otto versa un bicchiere di vino ad Onir e gli domanda: «Maestro, sai dirmi perché il detto popolare riporti che “chi beve vino campa cent’anni”? Se non sbaglio, poi, c’è anche il proverbio che recita la stessa cosa, solo che al posto del vino c’è la birra: com’è la questione? Credo che questa saggezza popolare rientri sotto l’egida dell’ermetismo, no?». Onir sta ancora finendo il prelibatissimo cibo che la moglie ha preparato per i commensali, e dopo aver sorseggiato appena il vino rosso piemontese di Otto, accenna un sorriso: «Beh, Otto, anche la cucina di mia moglie è alchimia, proprio perché essa è trasmutazione e perfezionamento degli elementi. L’aspetto chimico mostra solo l’esterno dell’essenza della cucina: a cosa mi giova sapere le qualità chimiche di un certo piatto, se poi esso non è gradito la mio gusto? Poi, mia moglie è sposa di un alchimista, perciò cucina in maniera squisita!!». Onir è un personaggio divertente quanto saggio e colto, è questa la sua natura completa, il suo equilibrio salutare per sé e per gli altri. In effetti, le proprietà chimiche degli alimenti che vengono studiate dalla scienza sono senza dubbio reali, ma la chimica ignora l’altra metà della natura, cioè lo spirito. Un chimico o un dietista saprà sicuramente dirvi che il cavolo ed il broccolo possiedono qualità antiossidanti, abili ad aiutare la prevenzione delle malattie degenerative come il cancro; ma per quale ragione sono il cavolfiore ed il broccolo a possedere questa caratteristica (come, invero, la possiedono, per altre ragioni, altri vegetali)? Parleremo del cancro un’altra volta, però. Ora torniamo alla curiosa domanda di Otto su vino e birra: perché essi dovrebbero agevolare il corso della vita, sebbene sia assolutamente veritiero che l’abuso di alcolici provochi disturbi e malattie epatico-renali? «Vedi, amico Otto – riprendere Onir - come accade per tutte le sostanze, anche per gli alimenti, perfino ai migliori, per qualità e proprietà, è la quantità a determinare la salute o la malattia . Se hai letto Paracelso, egli lo dice molto esplicitamente nel suo Paragranum e nel Tesoro dei Tesori. L’arsenico, veleno dall’indubbia efficacia, se assunto in quantità assai modica, è salutare, poiché anch’esso è presente nel corpo umano. Se una persona mangiasse solamente cavoli e broccoli per cinque anni, beh, si accorgerebbe ben presto di molti disturbi e disfunzioni cui il suo organismo andrebbe in contro. Certo, quasi sicuramente non soffrirebbe mai di cancerosi, ma potrebbe diventare fortemente anemico e rischierebbe di squilibrare completamente l’ordine perfetto del metabolismo e della biochimica umana. L’alimentazione deve avvenire in modo completo, vario ed equilibrato, poiché il corpo umano vive delle medesime qualità: completezza, varietà ed equilibrio». «Onir, sembrano quasi le caratteristiche della Pietra Filosofale!», esclama Otto pieno di gioia. «Quasi? – riparte il maestro – direi che sono proprio quelle della nostra beneamata Pietra, che è la summa fisico-metafisica della nostra vita qui sulla Terra. Ma torniamo alla tua riflessione: birra e vino, giusto? Come inizieresti l’indagine?». «Mah… io direi che bisognerebbe indagare le qualità proprie dei vegetali con cui si producono vino e birra, per poi passare alla loro preparazione». Onir acconsente: «Sì, bene; parliamo dunque del grano, dell’orzo, o dei cereali in generale, e della vite. Secondo l’antroposofia, il cereale è ciò che soddisfa perfettamente il fabbisogno del corpo umano. Steiner, infatti, consigliava diete a base di cereali – in special modo di grano - poiché il loro spirito li rende così ricchi di sostanze peculiari al sostentamento corporale, che nessun altro genere di cibo in natura può essere loro paragonato. Come detto, però, questo accade poiché i cereali, la cui summa è manifestata dal grano, sono adibiti alla cura ed all’alimentazione della vita corporea. Il grano, vi direbbe Steiner, argentifica, considerando il corpo umano come l’argento della vita naturale, identificabile con la luna. Il cereale, quindi, è l’argento della vita vegetale, ed ha in cura la nutrizione del corpo umano proprio perché esso non è assolutamente perfetto. Il corpo dell’uomo è il punto d’arrivo dell’evoluzione, è complesso nella sua struttura e semplice nel suo funzionamento, ma non è perfetto: l’invecchiamento è la manifestazione della sua imperfezione, dovuta ad una impurità. Il cereale, per tanto, si rifà alla luna, ovvero all’Opera al Bianco, altissima ma non eccelsa e perfetta come l’Opera al Rosso, che deve fondarsi sul sole. Per contro, la vite aurifica, poiché essa è l’oro della vita naturale, la res publica del mondo vegetale. La vite agisce molto più direttamente sulla forza spirituale dell’uomo, mentre il cereale agisce più conformemente sulla sua forza corporale ». «Scusa l’interruzione, Onir – irrompe Otto, mentre si sta versando un cicchetto di squisito liquore di rose nel bicchiere – ma in merito a questo discorso, stiamo parlando delle bevande prodotte con cereali e vite, oppure di altro? Forse non ho ben chiaro il contenuto della spiegazione». Spesso e volentieri, Otto pone domande quasi scontate, ma piuttosto che fingere di aver inteso bene e di carpire tutti i consigli e le spiegazioni, egli reputa miglior atteggiamento essere umili e domandare anche cose banali. Onir lo sa bene, lo capisce bene, e in fin dei conti è contento dell’approccio che il suo allievo assume ad ogni loro incontro: «Non l’avevamo ancora specificato, forse, Otto, ma stiamo parlando in termini alchemici, quindi no parliamo delle bevande comuni ottenute dalla vite e dall’orzo, ma ovviamente dei loro sali. Come sai già da tempo, è il sale ciò che sposa e incorpora l’elemento mercuriale con quello sulfureo di ogni sostanza esistente. Orbene, il vegetale più perfetto che esita in natura è la vite, visto che inerisce alla vita spirituale dell’uomo; il cereale, invece, inerisce solo alla sua vita corporale. Conseguentemente a tutto questo discorso, non è certo casuale che Steiner negasse la possibilità di accedere alla sua cerchia ed alla sua scuola a tutti coloro che facessero uso di alcol. Infatti, ricordati di un altro detto popolare altrettanto saggio di quelli precedenti: in vino veritas! Perché questo?». La risposta non è semplice, ma potrebbe arrivare da qualche parte: infatti, spesso basta lasciare che la nostra anima venga concimata dallo spirito per ottenere intuizioni immediate.
Bene, Otto abbozza una risposta che forse non è del tutto sgangherata: «Onir, credo che l’alcol, uno zolfo che si comporta da mercurio, come mi insegnasti una volta, sia capace di alterare lo stato di coscienza delle persone. Penso che il motto in vino veritas stia ad indicare che la nostra parte ingannevole, la nostra componente meschina e menzognera, impura, maliziosa, venga sradicata dall’attività alcolica. Non so in quale modo, ma mi azzardo a dire che se l’alcol è chiamato spiritus, un motivo ci sarà, no? Per lo meno, in base alla mie impressioni, lo spirito è sempre associato a qualcosa di positivo, costruttivo, semplice; è un elemento foriero di verità e giustizia, non di adattamento sociale frutto della coscienza decadente umana». Onir accetta di buon grado la riflessione del giovane amico, ma ciò non esaurisce la domanda: «Non è male la tua risposta, ma allora perché Steiner non ammetteva alla sua corte coloro che facessero uso di alcol?». «Maestro, credo che ciò si ricolleghi proprio alla variazione che subisce la nostra coscienza sotto gli effetti dell’alcol. Se esso è in grado di alterare la presenza razionale di una persona, slegandola dalla realtà contingente in cui è immersa, probabilmente la funzione ‘ragione’ viene a ritirarsi lasciando spazio alla funzione ‘spirito’, o per dirla come Steiner al ‘corpo astrale’, che si incanala nei condotti umani utilizzati anche dalla ragione, ma consente di far trapassare le nostre più recondite convinzioni e situazioni d’animo». La risposta non convince del tutto Onir, ma comunque non si può sapere tutto in giovane età: «Amico Otto, sei nei pressi della risposta esaustiva, ma ti areni proprio sul suo bagnasciuga. Apprezzo comunque la tua dedizione. Devi sapere che per Steiner raggiungere le mete dello spirito più elevato, o come lui soleva dire, per giungere alla conoscenza dei mondi superiori, non puoi servirti di scorciatoie: l’alcol, come le droghe in generale, sono giusto scorciatoie, mezzi fittizi che ti consentono di abbreviare il percorso. Ma, come ben ricorderai, l’alchimia, disciplina scientifica e spirituale, determina la realizzazione di un cammino, un percorso: senza di esso, non avrai mai compreso e conquistato nulla. Le scorciatoie sono per il mondo comune, moderno, frenetico, stolto, ignorante, becero ed incurante di se stesso: noi dobbiamo sviluppare un progetto passo per passo, e vedere fin dove, ad ognuno di noi preso singolarmente, sia stato concesso di arrivare. Se si usano le droghe, la nostra coscienza si altera nelle percezioni e possiamo sondare e scrutare il mondo superiore eterico. Ma questo per Steiner è un danno e non una vanteria! Tu devi fare il percorso iniziatico, ovvero mutare dentro di te le tue conoscenze e convinzioni, privandoti del pregiudizio: se usi un mezzo fittizio per questo scopo, che vantaggio ne avrai tratto? Il premio sta proprio nella ricerca stessa, non nel risultato: esso diviene secondario, importante ma secondario. L’alcol e le droghe ti accorciano e semplificano la strada: male! Tu devi applicarti nella vita quotidiana a compiere gli esercizi dello spirito, solo così esso sarà allenato e potrà partecipare dei mondi superiori in senso pieno e cosciente. Approdare là saltuariamente grazie ad espedienti è manchevole, poiché non si è coscienti, è stolto, poiché non si ha memoria, è inutile poiché non ce ne accorgiamo neppure». Otto sembra davvero persuaso delle conclusioni udite, ma si chiede, a conferma di tutto ciò, quale siano il ruolo e la natura della fermentazione, processo volto alla creazione di alcol: è forse essa una sorta di tranello di Dio oppure uno strumento sottilissimo e magistrale per disgelare i segreti della natura? «Beh, caro Otto, hai prima rammentato che l’alcol è un zolfo che funge da mercurio, perciò esso è il grande mediatore della Natura. Solo un altro elemento è zolfo in natura, il nitro, che è il vero fuoco primordiale della Filosofia, lo zolfo originario. Ma l’alcol è una sorta di rebis: guarda da due parti contemporaneamente per permetterci una contemplazione doppia. Le tinture del regno vegetale sono assolutamente da realizzare con l’alcol e non solamente con esso: bisognerebbe aggiungervi un altro ingrediente, oltre, ovviamente alle piante; un ingrediente abile a catturare l’anima delle piante e non solo il loro spirito. Se ripensi ai nostri discorsi, troverai di certo la risposta: è quasi banale! Per concludere sul tema alcol in Rudolf Steiner, possiamo aggiungere che chiunque si trovi sulla via dell’iniziazione sta rendendo attiva la sua coscienza e pertanto deve rifuggire da tutto ciò che la possa destabilizzare. Un inziando deve sforzarsi di proseguire senza ausilio materiale esterno, ma solo dal suo intimo interiore deve sgorgare l’energia per proseguire: altrimenti si ferma lì dov’è. Il compito è di interrogare sempre e continuamente se stessi, proprio per allenarsi, evitando di eccedere e di spezzarsi: una coscienza ‘spezzata’ è una vita interrotta, è compromessa per tutta la sua vita terrena! Ecco perché l’iniziando che si accinge a divenire iniziato appare dapprima presuntuoso, poiché millanta moderatamente conoscenze che altri neppure immaginano, ma la presunzione deve scemare dopo un po’, precisamente quando quel grado di iniziazione e di interrogazione del proprio intimo lo renderà accorto e maturo: allora l’uomo in questione comprenderà l’inutilità della presunzione e la supererà, facendola pian piano trapassare in benevolenza. Tutta la vita è fondata su questo parametro: per arrivare al bene bisogna prima superare il male. Ma il male, amico mio, non è nocivo: senza di esso non esisterebbe la possibilità umana di migliorarsi e dirigersi verso il bene. Ecco l’alchimia, ecco il messaggio di Cristo, ecco Steiner. Parleremo in altri incontri delle implicazioni religiose e dell’operato sociale della religione: sarà squisitamente interessante, te l’assicuro!!».