Discorsi ermetici con Onir

introduzione

Gesł e Cristo






L'acqua




I due interlocutori verranno indicati con Onir e Otto, rispettivamente maestro ed allievo.



Uno dei maggiori ostacoli che presenta l’Alchimia è quello della individuazione della materia prima, ossia di quella sostanza che conceda all’operatore di poter agire secondo ciò che è stato appreso dai libri e di verificare cosa ci sia di vero nelle intuizioni dei filosofi della natura.

Esiste una sostanza, nota a tutti per la sua indispensabilità, che sembra ricoprire un ruolo così banale, ma che in vero è banale solo per abitudine. Qual è questa materia: l’acqua, ovviamente. Così Otto domanda semplicemente ad Onir: «Vorrei che parlassimo della sostanza più frequente in Natura, l’Acqua. Senza di essa, si sa, non può nascere nessuna forma di vita».

La scienza c’insegna che, per ricercare tracce di vita organica sui pianeti del sistema solare o su qualunque corpo celeste possa assomigliare ad un pianeta, bisogna prima di tutto rintracciare impronte d’acqua, senza la quale è impossibile che la vita sviluppi le sue potenzialità. Cosa pensa dunque l’Alchimia dell’acqua?

La risposta di Onir viene di conseguenza, e spiega che «si deve sapere innanzi tutto, che per comprendere le cose è molto utile ricercare l’etimologia delle parole che le identificano, la loro significazione contenuta nell’espressione verbale medesima. Come ben saprai, amico Otto, è cosa assai improbabile che un alchimista riveli, in un suo libro, quale sia la materia di partenza, la famosa Materia Prima, ma lo scopo di un alchimista, oltre a quello di celare diligentemente alcuni segreti non rivelabili tramite tranelli concettuali e deviazioni lessicali, è anche quello di far acuire l’intuito e l’attenzione del lettore». Pertanto, comprendiamo che solo chi abbia davvero interesse ad avvicinarsi al Sapere Ermetico si cimenta nella lettura di un testo alchemico: non è assolutamente conseguente, però, che dal testo egli possa trarre conclusioni corrette. Ogni alchimista sa bene come strutturare un discorso per nascondere sottilmente le verità che non possono essere gettate nelle mani di chiunque. Un esempio lampante ed elementare è proprio quello dell’acqua.

«Come è ben noto - prosegue Onir - essa è uno dei quattro elementi della tradizione non solo ermetica, ma anche filosofica. È ovvio che l’Alchimia se ne serva, poiché essa è giusto la materia indispensabile per ogni operazione: essa porta nel suo nome le sue identità e qualità alchemiche».

Ma in quale modo, ci domandiamo, essa può portare nel suo nome le sue caratteristiche, le sue peculiarità? La nostra tendenza alla complicazione scientifica della vita ci distrae dalla sua naturale semplicità e troppo spesso la nostra forma mentis si ingarbuglia nell’analisi.

Onir, al contrario, dice con grande tranquillità: «la risposta sta nel modo più semplice, e quindi inosservato, che un uomo conosca. Come si scrive acqua in voce dotta del latino?». Otto: «Aqua, no?». Ed Onir continua: «Certamente, esatto. Non vedi dunque, caro Otto, che essa è la materia dalla quale non si può prescindere per qualunque operazione alchemica di laboratorio?». Sul subito Otto rimane un po’ interdetto, o forse, per meglio dire, non riesce ad accettare una spiegazione così facile, e dunque domanda al maestro: «Perché essa dimostra già solo nel suo nome la sua importanza? Non mi capacito di come ciò sia possibile». Ed Onir, sogghignando con spirito umoristico, mi rivela banalmente che così è «perché essa è la materia dalla quale partire».

Niente di più quotidiano si poteva immaginare lo smanioso Otto: a-qua, dalla-quale, dopo anni trascorsi a studiare il latino avrebbe dovuto imbeccare subito la strada più scontata. Ecco uno dei motivi che mi spingono a riportare la mente alla semplicità di pensiero ed all’osservazione, piuttosto che ad astruserie razionali. Onir intanto prosegue: «Hai compreso bene, ma sappi che questo è solo un minimo passo verso la realizzazione del cammino. Questo esempio che abbiamo ora discusso ti serva per imparare che le cose si nascondono dietro ad un velo, che noi non siamo più capaci di togliere a causa della nostra complessità sociale, la quale ha innegabilmente influenzato ed assopito il nostro spirito di osservazione e di riconoscimento della semplicità. L’esempio dell’acqua, sostanza necessaria e comune per chiunque, è proprio calzante al proposito di dimostrare che nessuno, oggi giorno, sia capace di apprezzarne la miracolosa potenza. Essa ci è data e noi la sfruttiamo senza domandarci neanche perché ci sia così indispensabile». L’alchimia è osservazione cosciente ed intuizione, pensiero razionale e sentimento, armonia e semplicità: non lasciamoci ingannare dal mero razionalismo dissennato. Il sapere scientifico ci ha apportato moltissimi vantaggi, è innegabile, ma è altrettanto vero che la tecnodipendenza di cui soffriamo ha spinto lo spirito dell’uomo alla regressione, concentrando la sua attenzione solamente sull’esteriorità e sull’oggettività, inducendo l’uomo a smarrire la tradizione misterica e spirituale che una volta ci accompagnava alla scoperta del cosmo, della natura, di dio e delle leggi universali. La predisposizione al pensiero positivista ha giocato un doppio ruolo nella storia dell’evoluzione umana: da un lato ha concesso lo sviluppo della scienza e della tecnica, che hanno arrecato molti vantaggi in molti settori, ma dall’altro ha lasciato che queste scoperte fossero troppo spesso adoperate senza criterio, senza coscienza, senza oculatezza, arrecando i mali peggiori al mondo ed alla natura.