Discorsi ermetici con Onir

Gesù e Cristo


La Parola "Alchimia"






Le vie alchemiche
e lo Spirito Universale




I discorsi che avvengono durante gli incontri fra l’artista ed il suo apprendista sono sempre eccezionalmente fruttiferi, poiché Otto, ogni volta che si congeda dalla dimora di Onir, si accorge di aver sempre guadagnato materiale su cui riflettere, su cui porre grande attenzione, su cui rimuginare in modo da far fermentare i suoi pensieri ed acuire le sue intuizioni. È questo il significato della relazione necessaria allievo-maestro che tanto viene decantata ed indicata come viatico in quasi tutti i testi alchemici che si conoscano. Per farne un paragone molto più rurale ed artigianale, cosa che fra l’altro ben calza in seno all’universo della filosofia di Hermes, l’allievo si pone in una permanente condizione di fermentazione, come il mosto che sta per tramutarsi in vino o birra. Ecco lo scopo del percorso iniziatico alchemico: la maturazione, la trasformazione e l’evoluzione verso uno stato migliore del precedente, dal quale non si torna indietro proprio perché inquadrato in uno schema di sviluppo spirituale e materiale, di stampo prettamente naturale.
Per tornare al paragone di prima, provate a rifare l’uva dal vino o a ricreare l’orzo dalla birra: tramite l’alchimia si ritrovano le essenze dell’origine, non le sue condizioni meno evolute.

Detto ciò, durante un pomeriggio, Otto ricorda che si stava parlando di un argomento estremamente importante: le vie alchemiche. «Maestro, - inizia Otto - mi interrogavo sulle manifestazioni, sulle modalità ed i metodi dell’Alchimia. Cercavo di spiegarmi quanti e quali modi di espletarla esistano, quante vie un uomo possa percorrere, o meglio, tentare di percorrere, per giungere alla meta della polvere proiettiva». La domanda sorge spontanea nella mente di Otto, poiché in tanti testi di letteratura alchemica ed ermetica che ha letto ha riscontrato i più svariati riferimenti a sostanze ed operazioni, sebbene capisca che essi siano sempre guidati da una legge comune ed universale, che funge da filo conduttore necessario per le trasmutazioni. «Quante strade dunque – Otto esorta alla risposta Onir - si possono percorrere per intraprendere il cammino di purificazione e perfezionamento?». Questo è terreno fertilissimo per Onir, che da tempo si sta impegnando allo sviluppo di più strade, proprio perché la molteplicità delle vie e l’esperienza diversa che se ne trae determinano una visione completa, globale, olistica delle leggi della natura e di dio. Perciò, «caro Otto, la tua è domanda pertinente e seria. Una delle cose più importanti dell’Alchimia è sapere districare la matassa di riferimenti che gli alchimisti, invidiosi e non, hanno inserito nei loro scritti: credimi, è molto semplice lasciarsi convincere dalle belle e misteriose parole di qualcuno per poi cadere nel più classico dei tranelli. L’alchimista vive sempre sul filo del fallimento, quasi come una partita di scacchi».

Il compito, come si potrà certo sinceramente immaginare, non è assolutamente facile, poiché bisogna porre profonda attenzione ad ogni riga che viene letta. Onir insiste affermando che «molte operazioni e molte sostanze, espresse con il loro nome allegorizzato, vanno inserite nel contesto giusto, all’interno, poi, di una successione temporale corretta. Come già ti dicevo, Otto, l’Alchimia è questione di ordine, pesi, misure, armonia e proporzione corrette. Comunque sia, voglio ora elencarti le Vie della Grande Opera, che in verità sono sette: innanzitutto, la via Umida e la via Secca sono le prime due». Queste sono anche quelle più soventemente citate dagli alchimisti, e per lo più rappresentano una duplice modalità di realizzazione; ognuna di esse possiede ritmi, sostanze ed operazioni ben definite, ma si discostano sostanzialmente solo per l’applicazione delle leggi alchemiche. In un caso esse seguono il principio di umidità, nell’altro quello della secchezza.
«Proseguendo, - dice Onir - scopriamo le vie dette Del Macrocosmo e Del Microcosmo. La macrocosmica si riferisce direttamente alla Natura, la microcosmica invece riguarda il Corpo Umano. Tutte e due, comunque, sono incentrate sulle azioni condotte dai liquidi attivi che le sostentano, come sangue e clorofilla, per esempio, ma non pensare che essi si riducano a questi citati: nelle viscere della terra, così come in quelle copro umano, risiedono liquami tanto potenti ed importanti quanto ai nostri occhi ed a quelli degli scienziati».
Si devono ancora annoverare le due vie minerali, che Otto ricorda aver letto più volte nei libri degli alchimisti a lui noti: la via del Cinabro e quella del Piombo. «Dal nome che esse portano, - continua a spiegare Onir - capirai anche tu facilmente che esse si riferiscono ai minerali che le identificano. Le proprietà di queste sostanze sono così basilari che da esse si potrebbe iniziare il percorso alchemico, quando si conoscano approfonditamente le proporzioni e gli interventi cui sottoporle correttamente».
Poi troviamo la via Degli Inferi. Essa è ricondotta direttamente al Vitriol alchemico. Ed è qui che Otto ha un sussulto ed una forte anelito alla comprensione di questo enigmatico acronimo: il Vitriol. «Maestro, perdonami l’interruzione, ma cos’è esattamente il famoso Vitriol? È ciò che i chimici moderni dicono essere, ovvero acido solforico, o è qualcosa di più? Spesso ho letto in qualche dizionario di chimica antiquaria che appunto il vitriol è l’acido di zolfo». Sicuramente la chimica moderna, figlia ‘imbastardita’ dell’alchimia, assume un atteggiamento baldamente presuntuoso, dovuto alla sua ignoranza di determinate questioni di chimica filosofica. Non lasciarti ingannare dalle facili proposte della scienza, sebbene essa meriti il massimo rispetto, poiché spesso la scienza, o meglio l’uso che di essa si fa, si ferma ad un livello d’indagine deviato. Il Vitriol non è il volgare vetriolo, ma un concetto, una espressione ideale di una profonda raccolta fisica e metafisica. Non a caso esso è correlato con la via Degli Inferi, ovvero con ciò che è recondito, immerso nelle profondità della terra. Vitriol, infatti, significa Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem, ovvero ammonisce che solamente ricercando nei meandri della terra, io filosofo della natura potrò trovare la possibilità di rettificare la materia per ottenere la pietra occulta. La chiave del monito sta proprio nella rettificazione: devo porre in una condizione di rettitudine, di giustezza, ciò che per ora è imperfetto, ingiusto, corruttibile. Hai, dunque, ora inteso il senso del Vitriol?». Otto è profondamente grato al maestro, specialmente perché Onir non è mai avaro di imbeccate e rivelazioni, e per quanto possibile non lesina di svelare certi segreti. Otto non vuole tuttavia distogliere Onir dall’argomento principale, quello delle vie alchemiche: «Onir, ma vitriol non è anche una sostanza? E poi, Ci mancano ancora due vie da elencare, se non sbaglio». Ed Onir: «Certo, il vetriolo dei filosofi è una sostanza ben precisa e gode di quattro appellativi: romano, doppio, verde e blu. Pensa e ricerca cosa potrebbe essere, è semplice in verità. Proseguendo, possiamo elencare allora le ultime due vie, ultime non certo per importanza! Esse sono la via Regale e la via Rocciosa. Questa si affida all’Antimonio, metallo dalle straordinarie proprietà, che si trova abbracciato alla terra da cui è nutrito1. La via antimoniale è impervia e scalare la montagna sulla cui vetta bisogna giungere è impresa ardua: ecco perché si chiama via Rocciosa.
Quella Regale, per contro, è quella mercuriale, e si appoggia al mercurio volgare. Si dice regale perché il Mercurio è principio e fine della nostra Arte e senza di esso non riusciremmo mai ad ottenere la Pietra. Ovviamente il Mercurio non è quello che conosciamo, ma la via Regale si propone di iniziare l’Opera proprio da questo metallo nel suo stato comune, volgare, inattivo, morto, da cui si prepara il Mercurio dei filosofi».
Otto ascolta sempre così attentamente che sovente questa concentrazione si trasmuta in evanescenza. Quando Onir termina di rispondere, Otto perde letteralmente lo sguardo nel vuoto e pensa approfonditamente a ciò che ha appena ascoltato, tentando di offrire una sua interpretazione. L’atteggiamento è improntato a fermentare dentro al suo animo gli insegnamenti appena uditi, cosicché ripensarli e giudicarli in un certo senso sono operazioni necessarie alla maturazione della memoria e della coscienza. «Maestro Onir, - insiste Otto - vorrei domandarti di una cosa che penso sia pertinente all’argomento qui trattato, quello delle vie alchemiche ora nominate. Nello specifico, vorrei chiedere se, in merito alla strada microcosmica, sia giusto quanto dicono il fondatore dell’Antroposofia Rudolf Steiner e Michel Sendivogius, ovvero: l’uomo, o più in generale ogni essere animato e pneumatico, er sopravvivere trae la sua sostanza vitale non dal cibo, col quale si sostenta ma dall’aria che respira. Se ciò è reale, qual’è la sostanza che concede la vita agli esseri che respirano, che poi sono tutti quegli esseri che noi stimiamo comunemente come vivi, propri del regno vegetale ed animale?». Onir raccoglie l’invito senza ambagi dato che la domanda è pertinente e ne darà una risoluzione più che esauriente. «Vedi, il corpo è formato dalla triade Zolfo-Sale-Mercurio, Anima-Corpo-Spirito, come è regola d’interpretazione secondo alchimia, giusto? Assunto questo, devi sapere, giovane amico, che lo Spirito Universale, detto anche Spirito di Vita, sta nell’aria, ma non pensare che esso sia qualcosa di sfuggente o metafisico: esso è molto più reale di quello che comunemente si possa immaginare. Perciò, per alimentare ciò che ci tiene vivi è necessario assumerlo dall’aria. Nel corpo animale si crea un processo alchemico che permette così di metabolizzare quel sale contenuto nell’aria che si chiama Salnitro. Già, infatti noi dobbiamo cogliere il sale dell’aria dall’acqua dell’aria tramite la respirazione, che è la respirazione microcosmica, copia di quella macrocosmica. Se capirai come funziona il corpo umano, la più alta espressione fenomenica dello spirito, capirai anche come vive il cosmo intero. Questo sale di vita, dicevo, va estratto dal luogo in cui giace, ovvero dall’aria. Quale operazione si compie? Una coagulazione, per poter ottenere l’acqua dall’aria. Proseguendo nelle nostre coagulazioni, poi, estraiamo una sostanza da quell’acqua, ossia un sale. Non potremmo mai estrarlo dal suo sito di provenienza, poiché nessuno è in grado didistillare l’aria! Procedendo, otteniamo così un sale bianco e rosso. Ci si chiederà come mai un sale possa assumere due colorazioni diverse, no? Bene, innanzitutto esso è bianco fuori e rosso dentro e le colorazioni dipendono dal suo contenuto e dalla lavorazione alchemica che affrontano. Questo Sale Celeste, o Salnitro Celeste, contiene Zolfo Vitale e Mercurio Vitale. Come ogni buon alchimista sa, il mercurio (biancastro) è molto più volatile dello zolfo (rossastro), e perciò bisogna affidarsi a quest’ultimo per assumere l’energi vitale. Gli antichi Filosofi sapevano perfettamente che esso è l’elemento che nutre il balsamo radicale, il fondamento di ogni tessuto del corpo. In questo modo si spiega anche la ragione per la quale il sangue di ogni essere animale pneumatico sia rosso».
Il nostro Zolfo di Vita, spiega poi ancora Onir, è la quantità di sale rosso che si ottiene da 50 litri di acqua dell’aria; questa è celeste (da cui Salnitro Celeste) poiché il cielo è di questo colore, ma il suo sale è bianco, quando essiccato. Perché si ottenga ciò che i filosofi ricercano è necessario rivoltare il sale e far apparire il suo interno, che è rosso. Esso, poi, così si colora quando dovessimo cuocerlo alchemicamente. Otto è estremamente entusiasmato dalla spiegazione chiara e semplice di Onir, a cui si rivolge dicendo: «il sale Celeste che ottengo dall’essiccazione, per tanto, è sempre e comunque bianco,mentre dentro di esso c’è il fulgore che porta seco l’energia della vita, giusto? Secondo filosofia ermetica lo zolfo è anima, mentre il mercurio è spirito, no? Se devo nutrirmi di tale energia vitale, devo ribaltare la sua struttura tramite una qualche operazione di apertura del sale, no? Nel mio corpo, dunque, avviene questo con la respirazione?».
Onir, seduto tranquillamente sul suo comodo divano, fa cenno di approvazione col capo, cosa che lascia intendere ad Otto di aver ben compreso e di trovarsi sulla soglia della strada corretta. «È esattamente così - afferma Onir. Se tu ti cibassi solamente, non potendo respirare, moriresti a brevissimo termine, mentre se respiri senza mangiare o bere ti accorgi di vivere ugualmente, nei limiti del consentito. L’apnea condanna gli esseri molto prima del digiuno! L’alchimia, come sempre ti ho detto, è osservazione e semplicità. Ogni corpo privo di aria muore per soffocamento, no? La risposta viene da sé».
Ma, come se non fosse sufficiente, Onir è in giornata di grazia e di particolare trasparenza, ed intende terminare questo discorso con un segreto molto importante per il suo allievo, così desideroso di comprendere i meravigliosi segreti di Madre Natura.
«Voglio concludere il tema, amico mio, confidandoti che lo Zolfo Vitale, se tinto, offre una soluzione rossa, dalla quale è possibile estrarre il Mercurio Filosofico, indispensabile per la realizzazione della Pietra Filosofale e dell’Oro Potabile. Rammenta sempre, caro Otto, che ogni corpo possiede una pietra che lo cura complessivamente da ogni malattia. Se per il copro si chiama Oro Potabile, per il metallo si chiama Pietra Filosofale o Polvere di Proiezione: il metodo curativo è lo stesso, perché siamo in presenza di due percorsi alchemici paralleli. Il concetto e la struttura filosofica sono sempre i medesimi, ma i percorsi differiscono, come già detto, nella via di preparazione: ciò che funziona per una strada può non funzionare per l’altra. È la metodologia ad essere identica, è la legge universale ad essere costantemente presente». Otto è a questo punto la persona più contenta del mondo: aver appreso tanti concetti e realtà impensabili lo emozionano tanto che tutte le particelle del suo cervello e del suo spirito sono in totale fermento ed agitazione, determinate a rimuginare sulle rivelazioni ed a conservarle profondamente nella memoria. La sua curiosità è pari solo alla sua genuinità d’intenti: c’è tanto su cui riflettere con spirito critico e costruttivo.
Durante un altro incontro, Otto volle prendere spunto dall’argomento che tanto l’ha abbacinato nella scorsa visita in casa di Onir alle porte di Milano. La domanda al maestro alchimista verte sempre sull’acqua: «Onir, vorrei adesso approfondire la questione dell’acqua che possiamo rinvenire in merito alla via del macrocosmo. Spesso nei testi alchemici silegge che l’Acqua dei Filosofi possiede svariate e miracolose proprietà, ma dalla mia breve esperienza posso concepire che col termine “acqua” si tende ad identificare diverse sostanze, da individuare a seconda della corretta contestualizzazione posta dall’autore iniziato. Ricordo bene che questo è proprio uno di quei momenti cruciali in cui l’Arte si differenzia dalla scienza ufficiale: la segretezza commista ad una codificata confusione. Ma quando si parla di “acqua pluviale” si vuole tirare in causa proprio ciò che si è nominato? Se si, ciò è dovuto a tutto il discorso che abbiamo affrontato poco fa?».
Onir risponde pacatamente, sempre in compagnia della sua rituale sigaretta: «Certo, Otto, la questione appena discussa è inerente senz’ombra di dubbio, specialmente se stiamo percorrendo sempre la nostra citata via macrocosmica. Come già ricordato, è assai importante contestualizzare la terminologia, poiché una parola porta significato differente a seconda del suo luogo alchemico di applicazione ed esplicazione. Inoltre, la confusione codificata è propria del grado di invidia che ogni Filosofo riversa nel suo testo: i segreti vanno celati accuratamente, ne siamo d’accordo, ma anche l’eccesso di volontà nel creare fraintendimento, confusione, nel depistare lo studioso sono, a mio avviso, deplorevoli». Infatti, Otto ed Onir convergono sul fatto che celare non significhi raggirare e prendersi gioco di colui che voglia tentare di misurarsi con la Sapienza senza tempo deel’Arte. «Ecco perché mi sento di rivelare parte di quel che conosco: quello che vorrei offrire è un aiuto propedeutico, non una confessione stolta», asserisce il maestro. Onir ben sa che se dovesse rivelare al suo intraprendente amico cercatore di verità tutti i segreti alchemici, non farebbe altro che derubarlo della finalità del percorso alchemico, poiché non avrebbe tempo di maturare e fermentare le rivelazioni e tutto gli apparirebbe come una manciata di fumo agli occhi pronta a svanire. L’alchimia verrebbe a somigliare così ad un semplice gioco di prestigio, che per sua definizione non ha altro scopo che quello di illudere il pubblico che l’osserva. Questo è il vero significato dell’iniziazione: accettare e pazientare la progressione lenta, scandita passo per passo, della trasformazione verso la maturazione. Questo è fondamentale, poiché la materia in laboratorio va trattata con la stessa delicatezza e la stessa cura.
Tornando alla nostra acqua di cui si parlava, ebbene “l’acqua di pioggia” è proprio se stessa. «Prima abbiamo detto - prosegue Onir - che si deve ottenere acqua dall’aria, se vogliamo dimostrare la legge occulta che sta a base della vita pneumatica e della vita in senso lato. Il salnitro celeste è ciò che, appropriatamente lavorato, garantisce il sostentamento del balsamo radicale di ogni essere vivente. Ma perché solo l’acqua celeste ci garantisce questa miracolosa proprietà? Perché in essa solamente è condensato quel salnitro che viaggia nell’aria». Otto ha subito una domanda conseguente: «Ma se la pioggia ricade necessariamente a terra o nel mare, non si potrebbe estrarre il sale di vita anche dalla terra o dal mare, senza obbligatoriamente attendere, per l’esperimento dimostrativo, la raccolta di acqua piovana?». Questione legittima ed Onir specifica: «Ciò che dici è logicamente deduttivo ed accettabile, ma purtroppo la Natura non lo consente. A differenza della terra o dell’acqua marina, solo l’acqua pluviale possiede quel sale puro da poter estrarre e metabolizzare. Nella terra e nel mare vanno ad interferire altri sali che purtroppo, o per fortuna da un altro punto di vista, si alimentano di esso e lo trasformano in altre sostanze, diversissime o prossime fra loro. La sua essenza resta inoculata in ogni sostanza, è vero, ma estrarla diventa estremamente difficoltoso, problematico, quasi impossibile. L’acqua di pioggia invece è predisposta a fruttificare per il nostro bene, cosicché dopo averla trattata secondo condensazione e con fuoco modesto e lieve, essa ci offre la sua inimmaginabile qualità divina.. Il sale cristallino che si produce è meravigliosamente miracoloso e permette la realizzazione del nostro elisir. Se io volessi tentare la salificazione (estrazione del sale, ndr) dalla terra o dall’acqua marina, mi troverei invischiato in altri sali che oltre ad accompagnarsi al salnitro, risultano nocivi per la salute umana. Pur tuttavia, si deve tenere ben presente che i sali che estraggono dalla terra e dal mare offrono un 'succo' straordinario ed utilissimo nella persecuzione della Pietra e dell'Oro Potabile. E' sempre una questione di utilizzo: bisogna sapere come e cosa manipolare per ottenere un grande miglioramento».
Esaurito a sviscerato per ora questo tema, la giornata di Otto a casa di Onir continua con la visita al laboratorio, dove l’alchimista mostra al suo allievo varie sostanze preparate con esperienza e precisione, tutte propedeutiche ai passi successivi sulla via della realizzazione della pietra.