Hydrolitus Sophicus

Introduzione

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

TERZA PARTE

QUARTA PARTE



Hydrolitus Sophicus


Epilogo
Aprirò la bocca per dire parabole
e rivelerò i segreti occulti sin dall’inizio del mondo.
(Salmo LXXVIII, 2 e Matteo XIII, 34)



Adesso, amico e benevolo lettore, possiedi una breve descrizione, una semplice esposizione, un modello infallibile ed una comparazione allegorica della pietra terrestre e chimica, nonché della vera pietra celeste, Gesù Cristo, grazie alla quale potrai raggiungere una beatitudine ed una perfezione sicure, non solo qui in questa vita terrestre, ma a che per la vita eterna. Questo doppio soggetto avrebbe potuto essere spiegati con meno panegirici e con maggior numero di dettagli nell’opera teologica che precede; comunque sia, devi sapere che io non insegno le Sacre Scritture e che non sono un teologo aristotelico com’è oggi costume, ma piuttosto un semplice cittadino senza alcuna carica pubblica. Infatti, questa scienza che Dio mi ha concesso io non l’ho acquisita con i miei studi in una celebre accademia, ma l’ho appresa nella scuola universale della natura e nel grande libro dei miracoli, grazie al quale tutti i conoscitori di Dio hanno ricevuto la propria formazione molti secoli fa. Per questo ho dato alla mia descrizione una forma semplice, come detto, e non la forma di uno scritto elegante di una lunghezza smisurata. D’altra parte non era mia intenzione intraprendere qui un trattato più completo ed esteso sulla teologia. Vedi bene qual’era il mio obiettivo: ho voluto tracciare un rapido bozzetto per coloro che non abbiano potuto fare, purtroppo, sufficienti progressi, allo scopo di permettere loro di cercare la cosa con maggiore profondità, e poi mi pare cosa buona che ogni amante della verità non si dimentichi di nessuno dei miracoli di Dio, e non li seppellisca in un perpetuo silenzio, ma piuttosto al contrario (è bene) che li celebri, e renda loro magnificenza e gloria. Ho poi voluto fare pubblicamente la mia confessione e rivelare al medesimo tempo quello che penso e credo degli articoli di fede della religione cristiana in quest’epoca, mio dolore!, nella quale ci sono tali confronti che nel corso di processi precipitosi, coloro che più mentono, fra i calunniatori del mondo, denunciano come tradizione eretica e sospettano di molti cristiani penitenti che non vogliono parlare la loro lingua (cantare la loro canzone). Ma i blasfemi empi del mondo ed i giudizi sconsiderati non possono offendere in alcun modo il vero cristiano insultato con calunnie di questo genere, giacché il diavolo ed i suoi sospettosi figli sempre hanno avuto l’abitudine di far patire la stessa cosa a Cristo e a tutti i suoi seguaci, e ugualmente si comportano allo stesso modo ai nostri giorni. Per ora non dirò nulla di più, ma voglio sottoporre la questione al Supremo Giudice, la vera pietra di Lidia (lidia è anche corrida) di tutti i cuori. Inoltre, voglio che, per ciò che riguarda la prima opera della pietra terrestre, l’amante dell’arte chimica vada a vedere i dettagli nell’insegnamento che ho dato in primo luogo e che essa gli venga fedelmente inculcata di nuovo in quest’epilogo.


Infatti, come in una canzone si incontra ripetuto più di una volta un buon ritornello, così anche noi daremo rispetto a questo tema, secondo il nostro costume. È certo che nessuno debba rivolgere la sua volontà ed i suoi pensieri verso la pietra filosofica terrestre, né intraprendere un’opera tale senza conoscere ed avere esattamente preparata la pietra celeste, col favore della quale la pietra terrestre è concessa da Dio, o per lo meno, senza aver cominciato di fatto e con la maggior attenzione la preparazione congiunta di entrambe le pietre, ossia la corporale e la spirituale. Quanto a me, sono d’accordo con tutti i veridici filosofi nel dire che, con sicurezza, è temerario, soprattutto in questa fase, cominciare un’opera di una tale elevatezza e lavorare senza conoscere la natura. Per di più voglio evidenziare e chiarire espressamente che, secondo la mia opinione, senza la conoscenza di Cristo, pietra angolare celeste, non solo è difficile, ma veramente impossibile preparare la pietra filosofica, dato che in questa pietra celeste è perfettamente racchiusa tutta la natura. Se non si vuole patire un vergognoso fallimento, c’è da esaminare convenientemente questo punto e non aspirare avidamente e sconsideratamente a quest’arte, come fanno molti che, per la maggior parte delle volte, non sono in alcun modo preparati ad iniziarla, non hanno le capacità necessarie e non si sono esercitati neppure un po’ ad avvicinare questa conoscenza della natura tante volte ripetuta. In effetti, spesso la fine coincide con l’inizio allo stesso modo in cui la cosa parla di sé, disgraziatamente, nelle cose che a molti si riferiscono. Nonostante ciò, bisogna attribuire il fallimento ad un progetto prematuro ed alla ignoranza.


È veramente ammirabile incontrare comunque uomini che non solo cercano questa suprema arte, ma anche che si sforzano di mettersi al lavoro e di realizzarla, uomini che nonostante tutto si domandano se l’arte sia naturale o magica, se sia preternaturale o se si tratti di negromanzia, e se si ottenga attraverso uno spirito o con mezzi illegittimi e proibiti. Nessuno di questi modi, per Dio! Né il diavolo, né, a maggior ragione, nessun uomo empio può compiere nulla in quest’arte senza il permesso divino, e, ancor meno, nessuno può iniziarla con iniziativa propria né praticarla secondo il suo capriccio. Nessuno davvero, giacché quest’arte rimane nella mano e nel potere di Dio, che la concede ed anche la impedisce a chi voglia. Infatti, quest’arte, che procede da Dio e per Dio, non ammette in nessun modo uno spirito voluttuoso, ed ancor meno spiriti funesti ed infernali, ma al contrario (favorisce) lo spirito semplice, retto, veritiero, costante, puro e penitente nella sua essenza. Ma il mondo d’oggi, indifferente ed empio, non conosce per niente questo spirito, e perciò la maggioranza degli uomini ignorano anche la sua essenza ed il suo mistero supremo. Infatti, non appena qualcosa di tale mistero giunge alle orecchie di questa gente mondana, subito dopo questi vogliono essere capaci di comprenderlo, e se non lo sono, affermano che è tutta una scemenza. Inoltre, questo spirito rimarrà loro nascosto in eterno per via della loro cecità, ed infine sarà loro tolto nella sua totalità.


Nonostante ciò, per non spingersi più in là del previsto in questo promemoria e per affrontare nuovamente il tema e portarlo lealmente buon fine, voglio far sapere ciò che segue ai pietosi artisti sottoforma di un’amichevole esortazione: è nella misura in cui una persona orienterà la sua anima a Dio, o meglio, tutta la sua vita ed i suoi atti che sentirà ogni giorno ed in ogni momento, nel progresso della pietra e della sua opera, che risiede questa insigne utilità. Io stesso mi sono conformato a questo scopo tutti i giorni della mia vita con la massima applicazione e con la maggiore devozione, cosicché ho potuto comprenderla (la pietra, ndr) tramite l’esperienza. Per questo l’uomo deve, fin dal principio, regolare le sue azioni e prepararsi in modo tale da ottenere la forza di condurre a buon fine, quindi, l’una a l’altra opera.


Si potrebbe obiettare che sicuramente ci sono stati uomini che possederono veramente questa pietra filosofica o tintura, e che trasformarono con essa i metalli semplici in oro ed argento. Tuttavia, erano poco capaci e non avevano posseduto una conoscenza tanto buona della pietra celeste, e, per altra parte, consacrarono il loro tempo alle cose vane e frivole della vita. Io rispondo a tutto ciò che li lascio nella loro condizione e che non penso di intavolare qui alcuna discussione per scoprire dove e come si siano procurati la loro tintura. Ma in verità, nessuno mi convincerà che essi abbiano realizzato e preparato la vera ed esatta tintura di cui ho parlato in tutto questo trattato, ed ancor meno credo che comunque sia possibile abbindolarmi in questo contesto. Il finale tragico di queste persone di spirito così leggero, verso il quale sono da se stessi scivolati con la loro tintura, è prova sufficiente e, disgraziatamente, non mancano esempi di tutto ciò perfino a giorni nostri. Devo forse tacere ora che l’arte alchemica, assieme alle cose che le sono necessarie, non è unica, bensì varia? Effettivamente, allo stesso modo in cui in altre discipline s’incontrano settori di opinione e colore differente, ugualmente accade in quest’arte, e sebbene a tutti i praticanti venga dato il nome di ‘chimici’, tuttavia non tutti sono istruiti della medesima cosa e non operano con la medesima inclinazione. Qui sto parlando unicamente della vera alchimia, piena di arte e conforme alla natura, che insegna prima di tutto è fondamentale discernere e conoscere, fra tutte le cose, la differenza fra bene e male, fra puro ed impuro. Grazie ad essa si può raggiungere un giusto progresso, dopo aver posto rimedio alla debolezza ed alla corruzione della natura. Questa, allora, procede all’aumento dei metalli come se tu ti sforzerai di ad aiutare un frutto che, ostacolato da una qualche fortuito avvenimento, non possa giungere a corretta maturazione, o meglio non possa produrre una moltiplicazione (di se stesso, ndr) a partire dal chicco o dal seme, cosa che può essere realizzata con poche spese. Per quanto riguarda l’altra arte, che è sofistica e pseudo-alchemica, non so nulla di essa ed inoltre non voglio saperne nulla, poiché i suoi maestri promettono vanamente di seguire strade distorte e di generare montagne d’oro puro, ma restano molto lontani da tutto ciò. Per di più, quest’arte falsa non porta assolutamente nulla di concreto, ma solo comporta spese enormi, pretende lavori imprudenti e frequentemente chiede in dote il copro e la vita. Di conseguenza, se uno o molti chimici di questa specie venissero ad incontrarti con vanagloria di possedere la vera e naturale arte chimica, e s’impegnassero ad insegnartelo in cambio di denaro o altre cose, pretendendo di non potersi far carico delle spese necessarie, allora sii fedelmente ammonito di non fidarti di essi. Infatti, il serpente è in agguato, per la maggior parte del tempo, attorno ad essi in mezzo all’erba.


Inoltre, posso affermare in vero che il costo da effettuare per tutta l’opera universale non supera in totale i tre fiorini, eccezione fatta per l’alimento quotidiano ed il mantenimento del fuoco; la materia è parzialmente vile, come abbiamo fatto intendere precedentemente, la si trova dappertutto, in quantità sufficiente ed abbondante senza grande difficoltà, ed anche il lavoro di essa è facile e semplice. Insomma, tutta quest’arte è facile e molto comprensibile per gli uomini pietosi che Dio ha prescelto, ma la cosa risulta veramente molto difficile e quasi impossibile per coloro che siano empi e malvagi. Per finire, ti ho voluto aggiungere ciò che segue a mo’ di addio: se Dio onnipotente ti offrisse la sua grazia per la rivelazione di quest’arte santa e pietosa, tu dovrai, in verità, farne uso corretto, osservando il silenzio che ti è stato raccomandato, e a tal fine applicare sulla tua bocca un lucchetto resistente e tenerlo ben chiuso, per timore che l’arroganza e l’orgoglio, tanto davanti a Dio quanto davanti agli uomini, non costituiscano un pericolo per te e non ti inducano al male ed alla dannazione temporale ed eterna. Per questo ti conviene esaminare con circospezione ciò che segue:


Colui che con quest’arte sacra trovi la ricchezza

dev’essere semplice e pietoso, probo e discreto.

Colui che così non fa contrasterà il suo destino.

Sarà portato a povertà, ad indigenza,

a nudità e miseria.


Tutto questo, amico lettore, non ho voluto nasconderlo, tanto a guisa di avvertimento quanto per congedarmi da te. Ho la ferma convinzione che tu mi hai compreso abbastanza su tutto, a meno che Dio non ti abbia chiuso gli occhi e le orecchie; inoltre, non avrei potuto mostrartela più fedelmente e limpidamente, né descriverla in modo più manifesto nella misura in cui lo permetta una buona conoscenza. Di conseguenza, se non sei stato in grado di carpire e comprendere la cosa per via del mio insegnamento, ho grande timore che difficilmente la potrai capire per via di altre istruzioni.



FINE



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