Hydrolitus Sophicus

Introduzione

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

TERZA PARTE

EPILOGO



Hydrolitus Sophicus


Quarta Parte
Aprirò la bocca per dire parabole
e rivelerò i segreti occulti sin dall’inizio del mondo.
(Salmo LXXVIII, 2 e Matteo XIII, 34)



Quando Dio onnipotente volle rivelare a genere umano qualche segreto molto singolare concernente i suoi misteri ammirabili, sublimi e celesti per mezzo della sua divina voce, lo fece, molto frequentemente, in modo allegorico. Quelle parabole, da noi conosciute durante il corso di questa vita terrestre, ci si parano tutti i giorni davanti agli occhi come immagini proposte. Per esempio, quando Dio, nel capitolo III della Genesi, dopo la caduta di Adamo dal Paradiso terrestre, volle indicargli la sua pena mortale, la morte corporale, e le diede significato preciso tramite questo insegnamento: ‘Se la terra di per sé non possedeva nessun tipo di vita e visto che lui (Adamo) senza dubbio fu creato e formato di questa stessa terra, per questa ragione doveva ritornare simile ad essa’.


Nei capitoli XV e XXII della Genesi, Dio, volendo mostrare ad Abramo la moltiplicazione del seme e dei suoi discendenti, gli mostrò come immagini di riferimento le stelle nel cielo, la sabbia del mare e la polvere della terra. Lo stesso fece nel momento in cui volle annunciare certe cose straordinarie al popolo d’Israele per voce dei profeti; mandò ad esporre e dimostrare loro raffigurazioni tipiche, gradevoli e seducenti. In seguito, lo stesso Cristo, voce e fondamento della verità, fece la medesima cosa nel suo Testamento: ci espose tutte le cose tramite le parabole, soprattutto affinché la sua dottrina venisse compresa in modo migliore. Per indicarci la beatitudine suprema, vedi, il suo Verbo divino ed il Vangelo, Egli utilizza la simbologia della semenza buona e cattiva, la zizzania, che nemica era sembrata nel campo da coltivare; ma utilizza anche il tesoro occulto, la perla, il chicco di grano, il chicco di senape, il lievito etc.


Ugualmente, come figura del Regno dei Cieli, ci racconta la parabola dell’Ultima Cena e delle nozze del Re. Egli paragona la Chiesa Cristiana Universale e la sua istituzione ad una vigna, ad un Re esigente dei rapporti del suo visir; fa uso della similitudine del nobile uomo distributore dei suoi beni ai suoi ministri (buon samaritano, ndr), della pecora e dei buoi smarriti, del figlio perduto (figliol prodigo, ndr), e sempre allo stesso modo nelle altre parabole.


Questi simboli e similitudini non ci furono donate per altro scopo che facilitarci la comprensione e l’immaginazione delle cose celesti, tanto difficili da assimilare a causa della imbecillità umana. Ma soprattutto, forse che Dio eterno non doveva proporci in una certa figura corporale il più grande dei beni, ovvero, suo Figlio, nostro Signore e Conservatore, cioè Gesù Cristo, che liberò tutto il genere umano dalla morte terna e che grazie alla sua obbedienza ed ai suoi meriti ristabilì il regno dei cieli? Non è difficile da comprendere questo grande mistero di Dio onnipotente: “Che i cieli inviino la rugiada e che le nubi piovano alla giusta misura, che la terra si apra, si ricopra di vegetazione e produca il Salvatore”.


Tutto ciò ci è stato segnalato nell’Antico Testamento ed in altri luoghi tramite taluni esempi, come il sacrificio di Isacco, la scala di Giacobbe, la vendita e l’ammirabile stabilimento di Giuseppe, il serpente bronzeo, Sansone, Davide e Giona. Ma Dio onnipotente ha soprattutto mostrato a noi uomini, anticipatamente e abbondantemente, un bene tanto elevato e tanto celeste, tramite una cosa tanto mirabile e nonostante tutto nascosta nel grande libro della Natura; una cosa che produsse la luce del giorno affinché noi potessimo, del resto, avere una rappresentazione originale ed anche una certa comprensione, visibile e corporale, di questi beni e doni celesti. Nel suo Verbo ci propone un certo oggetto terrestre e materiale quando ci dice, per bocca del profeta Isaia: «Ecco che pongo a Sion una pietra angolare, una pietra d’indizio e le cui basi sono saldissime: colui che si appoggi ad essa non dovrà fuggire». E David, il profeta regale, ci dice tramite lo Spirito di Dio: «La pietra rifiutata dagli architetti è tornata pietra angolare, è un’opera del Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi». E lo stesso cristo, chiamato oggi Pietra Angolare, ci offre un consiglio con questa immagine, dicendoci: «Non avete letto nella Scrittura che la pietra rifiutata dagli architetti si è trasformata in pietra angolare? È l’opera del Signore ed una meraviglia per i nostri occhi, colui che cada su di essa sarà un fallito, e quello su cui essa cada verrà schiacciato». È esattamente ciò che ripetono nelle loro lettere San Pietro e San Paolo nella medesima forma, invariabilmente.

Già dall’inizio del mondo, gli Ancestrali, i santi Patriarchi e dopo di loro gli uomini illuminati da Dio, attesero con tutta la forza del loro desiderio questa pietra provata, benedetta e celeste: Gesù Cristo; tutte le loro più ardenti preghiere erano rivolte affinché Dio si degnasse di comunicare loro, anche a loro, il Cristo sottoforma corporale e visibile. Pertanto, se lo conobbero secondo giustizia e nello Spirito e lo seguirono, si dilettarono per tutta la loro vita ed anche di più, in mezzo ai pericoli si poterono appoggiare a questo invisibile pilastro. Questa pietra celeste e benedetta Dio l’ha data a tutto il genere umano, ai ricchi come ai poveri, senza favoritismi da e per nessuno. Nonostante ciò, sebbene poca gente abbia potuto scoprirla e comprenderla dal principio fino ai nostri giorni, essa sussiste nel tempo, sempre celata, come significativa pietra dell’errore e dello scandalo per la maggior parte degli esseri umani. Forse che Elia non ha profetizzato su essa dicendo: «Essa sarà pietra d’imbroglio e pietra dello scandalo, sarà occasione di caduta e trappola in cui molti si getteranno senza criterio, cadranno, falliranno e rimarranno coinvolti ed intrappolati»?inoltre essa è ciò che vide in spirito il vecchio padre Simeone, quando parlo in questo modo a Maria, madre della pietra celeste ed angolare: «In verità, in verità. Sarà possibilità di caduta e di resurrezione per molte persone d’Israele, e sarà segno di contraddizione». Anche san Paolo offre le medesima testimonianza quando dice: «Si sono imbattuti nella pietra erronea e dello scandalo, ma colui che creerà grazie ad essa non sarà confuso». E san Pietro dice la stessa cosa nella sua lettera: «Questa pietra è preziosa per i credenti, ma per chi non crede è una pietra inutile e d’imbroglio, un ostacolo per quelli che inciampano nelle parole, non credendo in essa, sulla quale sempre si trovano».

Pertanto, come potrà questa pietra, che abbiamo chiamato benedetta, preziosa e celeste, armonizzarsi con la pietra corporale e filosofica così artificialmente artefatta, questa pietra terrestre di cui tanto abbiamo parlato più su? Questo dimostrerà quello: metteremo in parallelo la descrizione di ognuna delle due e le paragoneremo l’una con l’altra. Di qui si conoscerà in maniera convincente e si vedrà come la vera pietra filosofica terrestre venga ad essere il modello e si armonizzi, comunque la si guardi, con la vera pietra celeste e spirituale, Gesù Cristo, la quale ci viene proposta da Dio in modo corporale e ci viene indicata dapprima in un aspetto visibile.

Fondamentalmente, nel medesimo modo, all’interno della vera conoscenza della prima materia della pietra filosofica terrestre di cui sopra (e questa materia prima deve essere considerata come principale ed occulta nel segreto maggiore) a quelli che la preparano e si sforzano per questo fine, aspettandola in questa vita temporale, importa soprattutto tutta la felicità che Dio ha preparato per noi nell’eternità dei tempi, e quelli che sono occupati allo stesso tempo nella ricerca dell’eterna pietra celeste (che è la unità-trinità dell’essenza indissolubile del Dio giusto, veritiero e vivente, creatore del cielo e della terra) sono interessati ad imparare comunque molto. Per questo noialtri consigliamo di studiare bene la prima parte di questo trattato e conoscere la Natura Universale in tutte le sue proprietà. Senza questa conoscenza, d’altro canto, è vano e temerario che qualcuno si tuffi in quest’opera. In effetti, l’uomo che vuole raggiungere questo bene supremo deve conoscere rettamente, più che tutto il resto, Dio innanzitutto e subito dopo se stesso; questo è quanto: chi siamo, da dove traiamo la nostra origine, perché siamo stati creati e quanto prossimi a Dio noialtri siamo. Questo va considerato e celebrato in verità come la maggiore di tutte le conoscenze, senza la quale non si raggiungerà la suddetta felicità se non in maniera difficilissima, per non dire impossibile.

Ma dove e come è possibile incontrare, riconoscere e ricevere la sapienza di un dono tanto grande? Ugualmente alla pietra filosofica terrestre, che secondo la sua descrizione sta nell’uno ed nel due e si ritrova da ogni parte, allo stesso modo la conoscenza di questa Pietra Celeste deve stare nell’uno, per il fatto che sono due. È necessario ricercarla in maniera comparata, cioè nel Verbo eterno di Dio e nella divina Santa Scrittura, l’Antico ed il Nuovo Testamento. Questa pietra giusta, celeste, fondamentale ed angolare deve essere cercata e scrutata unicamente e solamente in quei libri. Così, Dio Padre ci mostra il suo Verbo, come se ce lo indicasse con il dito, nella glorificazione del monte Tabor, quando dice: «Questo è il mio beneamato Figlio, dategli ascolto». Proprio allo stesso modo, anche Cristo, verbo essenziale ed esterno di Dio, ci offre questo consiglio giusto quando si esprime, con le parole di san Giovanni: «Io sono la via, la verità e la vita, nessuno salirà dal Padre se non grazie a me, ovvero grazie alla santa scrittura o alla testimonianza infallibile del verbo divino». Ed anche Isaia afferma: «Alla legge ed alla testimonianza!».

Ed il Cristo, chiamato proprio da san Giovanni pietra angolare, denuncia ed accusa le medesima cosa quando dice: «Osservate minuziosamente le scritture per credere ed incontrare la vita, perché esse danno testimonianza di me». Ed anche David, molto tempo prima, confessò la stessa cosa quando disse: «Mi diletto, mio Signore, nelle tue testimonianze, poiché esse sono le mie consigliere; il tuo verbo, Signore, è una lampada davanti ai miei passi, e mi rallegro di più per tutta la lunghezza della via delle tue testimonianze che in tutte le ricchezze – ed aggiunge – Io considero le tue vie e proseguo secondo le tue testimonianze».

Pertanto, in che passo della Santa Scrittura è stata collocata la materia prima di questa pietra o essenza celeste? Questo è quanto ci viene espresso e fondamentalmente dimostrato di per sé in molto passi e che ci viene posto sott’occhio, cosa che soprattutto accade in Michele (Miqueas): «E la sua origine proviene dai tempi più antichi, dai giorni dell’eternità». E proprio lui, pietra angolare, offre le stessa testimonianza; ai giudei che gli chiedevano chi lui fosse, egli rispose: «Il principio che vi parla». E un po’ dopo apostrofa i giudei dicendo loro: «In verità, in verità vi dico che io già esistevo prima che venisse Abramo». Da queste testimonianze segue irrefutabilmente che la pietra mai ebbe nessun altro inizio, ma che il suo primo Essere era l’eternità e che doveva rimanere in eterno, senza fine.

Sebbene questa conoscenza non consista in null’altro che nel verbo di Dio nell’Antico e Nuovo Testamento, da cui emerge e si comprende bene, non per questo tralascerò di indicare al ricercatore che è necessario dispensare nell’opera un’estrema diligenza. Infatti, colui che sbagliasse nella conoscenza di questo principio o che si avvicinasse alla cosa in maniera sinistra, comincerebbe poi il suo lavoro vanamente. Perciò, ognuno deve mettersi rettamente alla prova e studiarsi all’interno della giustizia di una retta e dorata comprensione, nella separazione del Verbo. C’è bisogno di aprire bene gli occhi (cerca di capirmi: quelli dello spirito e dell’anima), di contemplare con sguardo penetrante e di riconoscere, grazie alla luce eterna, tutto ciò che Dio animò (incendio) in principio nella natura e nel nostro cuore.

Colui che si sforzi di raggiungere la pietra unicamente per via dei suoi sensi esteriori e corporali (cioè secondo il senso letterale) e senza l’aiuto dell’occhio interno e della luce divina, costui, senza dubbio, confonderà Saul con Paolo, scegliendo così di dedicarsi ad un sentiero erroneo e ad una comprensione sbagliata. Così come questo mistero è celato a migliaia di uomini nella descrizione della pietra terrestre, ugualmente la conoscenza della pietra celeste si presenta ai nostri occhi tutti i giorni in ciò che possiede di più sublime e poderoso. Tuttavia la nostra ignoranza non deve essere imputata all’oscurità delle parole o degli scritti, poiché le une e gli altri sono ben fondati, ma piuttosto (deve essere imputata) al nostro occhio, che nell’uomo è falso (falsificatore). È lo stesso Cristo a dircelo: «L’occhio è la luce del corpo, se il tuo occhio è malvagio anche il tuo corpo sarà oscuro e tenebroso, e se ti capiterà questo la luce sarà tenebra dentro di te – e proseguendo – Ecco che il regno dei cieli sta dentro di voi». Sembra chiaro, quindi, che nell’uomo la conoscenza della luce non debba provenire dall’esterno, ma dall’interno, come testimonia la Santa Scrittura già citata più volte.

Per via della nostra imbecillità, l’oggetto esterno, come abitualmente si dice, o la parola scritta devono essere avvalorate dalla luce interiore della grazia inseminata e concessa da Dio sugli altari della testimonianza. Ugualmente, il verbo ascoltato per via orale è un invito, un aiuto intermediario per stimolare questa luce. Per esempio, se, dopo aver posto davanti a te un tavolo bianco ed uno nero, io ti chiedessi qual è il banco e qual è il nero, essendo questi tavoli oggetti muti e nudi, difficilmente potresti risolvere la questione se sin da prima non esistesse dentro di te il concetto di quei colori. Questa conoscenza trova la sua origine non in quei tavoli, che sono muti e morti e non possono conoscere niente di per loro, ma dentro le tue proprie conoscenze, innate e praticate in te con cadenza quotidiana.

Come prima abbiamo detto, gli oggetti, mettendo in movimento i nostri sensi, offrono un supporto alla conoscenza, ma non ci permettono in alcun modo di accedere alla conoscenza stessa; l’esteriorità fa sorgere la conoscenza dall’interiorità del soggetto conoscente, esercitando così il suo giudizio nella scienza dei colori. Ugualmente, se ti chiedessi il modo di estrarre il fuoco materiale ed esterno, ovvero la luce, da una pietra in cui questo fuoco o luce si trova imprigionato, non dovresti introdurre nella pietra questa luce occulta, ma piuttosto dovresti, cosa migliore, muovere ed attivare questo fuoco occulto con un anello conveniente che necessariamente dovresti possedere. Pertanto, devi far nascere e manifestare fuori dalla pietra questo fuoco che in seguito estenderai e soffierai su di una buona materia infiammabile preparata per tale effetto, senza la quale sarebbe forzato a spegnersi immediatamente ed a svanire nuovamente. Dopodiché potrai disporre di un fuoco brillante con cui ti sarà possibile realizzare quello che vuoi, secondo tuo desiderio, per tutto il tempo che lo manterrai e lo conserverai. Alla stessa maniera questa luce divina e celeste, nascosta nel suo nome, deve muoversi, come prima abbiamo detto, non dall’esterno all’interno, ma manifestarsi esteriormente uscendo da una certa cosa.

Così, sin dal principio, essa può essere ispirata da Dio stesso, accendersi e diventare splendente, in primo luogo tramite la fede e poi tramite i mezzi che si interpongono, ovvero gli aiuti, come la lettura, l’ascolto, l’esortazione, che ci vengono apportati dallo Spirito Santo che Cristo ha restaurato per noialtri e che ha promesso di trasmetterci in un cuore oscuro e tetro ma candido allo stesso tempo, come se fosse fatto di una certa materia infiammabile. Così Dio può lavorare ed operare all’interno di questo cuore, e per di più Egli desidera abitare nel cuore dei credenti e nella luce inaccessibile. Sebbene nessun uomo abbia mai visto Dio con i suoi occhi corporali ed esteriori, ne si possa vedere, Egli tuttavia può essere visto, grazie agli occhi interiori del cuore, una volta distinto e riconosciuto. Questa luce chiara invia il suo splendore al mondo intero, illumina tutti gli uomini per tutti i giorni della loro vita senza distinzione, ma purtroppo il mondo, a causa della sua natura corrotta e depravata non la vede in modo corretto e per di più tende volontariamente ad ignorarla. Per questa ragione nel mondo ci sono tante strade fasulle e tante opinioni perniciose.

È necessario considerare, notare ed osservare bene questo: non è senza ragione o per semplice caso che Dio dia all’uomo, nella parte superiore del suo corpo, due occhi e due orecchie. Egli ha voluto indicarci, con questo gesto, che l’uomo deve necessariamente apprendere ed osservare per mezzo di una vista doppia e di un doppio udito, cioè uno esterno e l’altro interno. Pertanto, l’uomo deve giudicare le cose spirituali con il senso interno, senza dimenticare di attribuire al senso esterno la parte che gli conviene. Questa distinzione deve inoltre essere considerata con massima attenzione nel verbo dello Spirito e della parola. Perciò anche io, incidentalmente, ho voluto indicare tutto ciò ai più semplici affinché siano informati meglio sin da ora, e perché possano raggiungere una conoscenza migliore e più facile della pietra trina-una, cuspide di tutti questi misteri.

La materia della pietra terrestre è davvero sottostimata nel mondo, non viene considerata per nulla ed quasi universalmente schivata. Anche il Cristo, eterno Verbo del Padre, gioia nobilissima e pietra celeste trina-una provata, viene vilipeso dalla gran parte degli uomini di questo mondo. Viene rifiutato dai nostri occhi e per di più, parlando per verità, non c’è nulla, per così dire, che sia più indegno, più vile e più abbietto del Verbo di Dio, il medesimo Salvatore. Per questo i saggi di questo mondo lo considerano soprattutto una pazzia. E non solo viene stimato senza alcun valore e totalmente disprezzato, ma anche esiliato, proscritto e condannato come un’eresia; una tale bestemmia e la maggiore delle pene per un uomo penitente. È necessario che tutti i credenti si temprino secondo giustizia, e che le testimonianze di cui abbiamo parlato prima siano confermate come conviene. È la stessa cosa che ci riporta Giovanni, quando dice: «Egli – ovvero il Verbo – era al mondo ed il mondo non lo riconobbe; venne verso casa Sua ed i suoi non lo ricevettero».

I filosofi hanno dato un gran numero di nomi a questo Acquario dei Saggi, corporale e terrestre, dall’efficacia e virtù insondabili, ugualmente alla sua materia. Lo hanno designato anche con quest’espressione unica: Potere e Luce, Numen et Lumen, della cui azione ed onnipotenza non si possono seguire le tracce. Anche la Sacra Scrittura gli da un gran numero di nomi ed attributi differenti.

Relazioniamo adesso in ordine i principali fra questi nomi provenienti dall’una e dall’altra fonte. La si chiama Pietra molto antica dei Filosofi, occulta o ignorata, naturale, comprensibile, celeste, benedetta o Pietra consacrata dei Saggi. È detta veritiera, senza menzogna, certa e verissima, segreto di tutti i segreti, divina, nascosta agli sciocchi, virtù ed efficacia suprema che possa essere vista nel mondo sublunare, epilogo mirabile o conclusione di tutte le opere filosofiche. Inoltre la si chiama perfetta ed idonea comparazione di tutti gli elementi, corpo incorruttibile che non può venire alterato da nessun altro elemento. Soprattutto le si da il nome di quintessenza, Mercurio doppio e vivificante che possiede dentro di sé lo spirito celeste, salute per tutti i metalli malati ed imperfetti, luce eterna, Medicina suprema di ogni malattia, nobile Fenice, tesoro supremo e nobilissimo o bene supremo della natura, pietra universale trina-una, congiunzione di tre nature per via naturale e tuttavia unica, sebbene sia generata e composta in modo perfetta da uno, due, tre, quattro e cinque. Inoltre la si chiama Magnesia Cattolica, o sperma del mondo, e con tutti i nomi ed i titoli di questo genere che si possano riscoprire fra i Filosofi. Tutti, certamente e non in modo intempestivo, hanno potuto venire contati universalmente e compresi nel numero supremo e perfettissimo, ovvero il numero mille.

Affermo poi che la stessa identica cosa accade per questa pietra Filosofica terrestre e per la sua materia che possiede mille nomi differenti e distinti, e per conseguenza si dice mirabile. Ma tutti questi attributi e nomi di cui si è detto possono essere a maggiore ragione attribuiti a Dio onnipotente ed al Bene Supremo, perché Dio col suo Verbo, suo Figlio eterno giusto e prezioso, è inoltre la una pietra provata, angolare e fondamentale. È la pietra rifiutata e prescritta dagli architetti. È veritiera, antica ed anzi antichissima. Ci fu già durante tutta l’eternità e molto prima che i fondamenti del mondo venissero posti. È il Dio giusto, occulto, sconosciuto, soprannaturale, incomprensibile, celeste, benedetto, oggetto di tutte le lodi, unico salvatore e Dio di tutti gli dei. È certo e vero e non può mai mentire. È la medesima certezza e fa ciò che gli piace secondo la sua buona volontà; solo egli è poderoso, assolutamente nascosto in cui riposano celati tutti i misteri e tesori della Sapienza.

Egli la sola virtù divina onnipotente, occulta ed ignorata tanto dagli sciocchi quanto dai saggi di questo mondo. È il giusto accordo, unico e perfetto, di tutti gli elementi; da lui, con lui e per lui tutte le cose vengono ad esistere. La sua essenza è incorruttibile. Non può venire sciolta né separata da nessun altro elemento. È la quintessenza, essenza di tutte le essenze sebbene non sia nessuna di esse in particolare. Esso è il giusto e veritiero Mercurio doppio o Gigante dalla doppia sostanza.

Come recita un inno a lui dedicato, per la sua natura talvolta esso è Dio, uomo, eroe, etc. possiede in sé lo spirito celeste che lo vivifica in tutto, è la vita stessa. È il Salvatore unico e perfetto dei corpi imperfetti e degli uomini, il vero medico celeste dell’anima, la luce eterna che illumina tutti gli uomini. Essa è una medicina suprema per tutte le malattie e la vera Panacea spirituale. È la nobile Fenice che rigenera e vivifica col suo sangue i suoi piccoli, feriti ed uccisi dal vecchio serpente, il Diavolo. In fine, essa è il tesoro supremo, il supremo bene nel cielo e sulla terra.

È una scienza universale trina-una, chiamata Jehova, sorta dall’uno, una divina essenza, dal due, Dio e l’uomo, dal tre, tre persone, dal quattro, tre persone ed una divina essenza, dal cinque, tre persone e due essenze, cioè una è divina ed una umana.

Inoltre Dio è la vera Magnesia Cattolica o sperma cattolico del mondo, da cui per cui ed in cui tutte le creature celesti e terrestri ricevono l’essenza, il movimento, l’origine. Infine, è l’Alfa e l’Omega, l’inizio e la fine, come dice il Signore, colui che è, che era e che diviene, l’Onnipotente.

Ma in verità, nell’opera filosofica non basta solamente conoscere la materia, sapere che è un’essenza trina-una ed aver compreso le sue qualità e proprietà, ma si deve anche sapere come acquisirla ed impiegarla. Questo non si può fare, come già abbiamo detto, se non dissolviamo queste tre cose, purificandole al fine di estirpare la loro ombra fumosa e la loro essenza grossolana, le quali oscurano questa materia e ce la presentano in un aspetto informe ed inumano. Dopodiché, dobbiamo estrarre, per mezzo di una sublimazione ulteriore e dell’acqua marina rilucente di fuoco, cattolica e gioviale, il suo cuore e la sua anima occulta e ridurla ad una certa essenza corporale. Allo stesso modo, non possiamo conoscere questa divina essenza trina-una, chiamata Jehova, se prima non la sciogliamo e la facciamo putrefare, se non l’abbiamo denudata dal suo velo mosaico e dal suo aspetto collerico (o colerico) che per noi è un grande impedimento della natura ed uno spavento. Poi, per un’ulteriore illuminazione divina, dobbiamo estrarle il suo cuore e la sua anima interna e celata, cioè suo Figlio che è Cristo, e questo si fa con l’operazione ed il soccorso dello Spirito Santo, purificando i nostri cuori cos’ì come farebbe un’acqua pura, illuminandoli come un fuoco divino, riempiendoli e rigenerandoli di un’allegra e dolce consolazione. Così, il Dio della collera ti apparirà calmato, pacificato.

Nell’opera filosofica ti conviene, pertanto, sciogliere la materia nei suoi tre principi o parti, poi congelarla nel suo proprio sale e ridurla ad un0unica essenza che solo allora è chiamata Sale della Sapienza. Alla stessa maniera, Dio ed il suo cuore, che è figlio del padre, devono necessariamente essere uniti nel proprio sale, similmente stabilito in Dio da un modo essenziale, ma è necessario riconoscerli come un solo Dio e non credere che siano due, o reputarli nel numero di tre Dei o essenze differenti. Perciò, se avari conosciuto Dio attraverso suo Figlio in questo modo, se dopo li avrai tutti separati nuovamente, se li congiungerai con lo spirito della divina sapienza e con il vincolo della carità, allora Dio invisibile e sconosciuto ti si manifesterà a partire da quel momento, e ti sarà conoscibile ed intelligibile. Già la situazione sarà di versa da prima, poiché non è più inumano e collerico; ti si presenterà in un aspetto molto dolce ed umano, lasciandosi toccare, conoscere e vedere. È così che Dio, prima che suo Figlio venga formato ed immaginato dentro di noi, è un Dio terribile e un fuoco cauterizzante. Ma non devi mai considerare questa conoscenza della essenza trina-una come se fosse sufficiente e perfetta se tu non progredisci e cresci in un sapere, molto più profondo, riguardo tutto ciò che la concerne, soprattutto in merito al suo cuore.

Abbiamo già detto che se nell’opera filosofica la preparazione del soggetto non viene stilata più da lontano, questa ti si presenterà i modo più pregiudiziale che benefico per l’ottenimento della medicina corporale. E lo stesso accade con Cristo: se ancora non lo conosci perfettamente ed in maniera decisamente migliore, ti sarà appena utile come medicina per l’anima e per di più, in senso contrario, ti potrebbe portare alla dannazione. Perciò, se proprio vuoi partecipare di Lui, dei suoi doni celesti e dei suoi tesori, sfruttandoli ed utilizzandoli per la beatitudine, devi progredire nella sua conoscenza personale e non riconoscerlo ne immaginarlo solo ed unicamente come Dio, ma piuttosto aspettare che si sia compiuto perfettamente il tempo segnalato in cui riceve questo incremento (miglioramento), che fa di Lui Dio ed uomo al contempo, e per di più figlio dell’uomo.

In seno all’opera filosofica, se la si vuole portare a buon fine e giungere alla tintura che perfezione tutti gli altri metalli semplici, è indiscutibile che si debba aggiungere alla prima materia un certo corpo metallico molto dignitoso, e con quello, che è vicinissimo a questa materia prima, molto desiderato ed amato de essa, unirli e ridurli ad un solo corpo (vetriolo doppio, rebis?). anche all’opera teologica, se vogliamo godere dei suoi frutti e partecipare della sua natura, è necessario aggiungere alla natura divina del figlio di Dio, altro corpo quasi metallico, la carne ed il sangue, l’umanità o natura umana, creata a sua immagine, la più elevata cima della dignità fra tutte le creazioni di Dio, per di più prossimo a questa natura divina. È dunque necessario unirli e ridurli entrambi ad un preciso corpo indissolubile.

Ma nella prefigurazione dell’opera Filosofica, così come abbiamo notato ed osservato, il corpo volgare dell’oro non è del tutto conveniente all’opera stessa. Le sue imperfezioni ed i suoi ulteriori difetti, molto numerosi, che lo macchiano di colpevolezza, lo rendono completamente inutile. Pertanto bisogna stimarlo e considerarlo morto del tutto. Un altro è il corpo che bisogna prendere, puro, chiaro, senza mescolanza, senza impurità ne difetti, che mai sia stato falsificato dall’inganno e neppure debilitato dal suo zolfo interiore. Allo stesso modo, non è la natura umana volgare, concepita nei peccati, macchiata dal peccato originale e dai peccati che si compiono quotidianamente, falsata e contaminata inoltre per puro destino da malattie preternaturali che ricoprono il genere umano, non è quella natura che dobbiamo cercare e che deve incorporare l’essenza divina del Figlio di Dio, o che bisogna accettare, ma al contrario una natura umana senza macchia, pura, perfetta e priva di peccati.

In effetti, se l’Adamo terrestre, prima della caduta, sebbene non fosse più che una creatura, era senza peccato al pari dell’uomo santo e perfetto, cosa pensare allora di questo Adamo celeste che porta dentro di sé il Figlio unico di Dio?

Gesù Cristo, eterna pietra celeste, fondamentale ed angolare, si descrive in fine allo stesso modo che la Pietra Filosofica in quanto alle sue due nature ammirabili, alla sua concezione, alla sua nascita, rimanendo comunque Lui stesso insondabile in quanto alle sue nature e proprietà. In tutta l’eternità, per via della sua divinità egli è sorto dalla sola essenza divina di suo Padre celeste ed eterno. Vero Dio, o meglio vero figlio di Dio, da cui è uscito, secondo la Scrittura, sin dall’inizio e dall’eternità. Ma nella sua umanità Egli è nato uomo vero e perfetto, con un corpo ed un’anima, senza peccato ne difetto, quando fu compiuto nella temporalità, come dice la Scrittura, divenendo da allora individuale, personale, di un’essenza Teandrica, cioè vero Dio e vero uomo in una persona unica ed indissolubile per tutta l’eternità; pertanto, deve essere necessariamente riconosciuto come Dio onnipotente e onorato come tale. Desideriamo che si aprano gli occhi di quei presunti dottori, che perdano l’ostacolo di loro occhiali fumosi e dei loro spettri sofistici. Desideriamo che riacquistino, una volta per tutte, la vista che avevano perso. Penso soprattutto ai discepoli di Aristotele, completamente ciechi sofisti riguardo le opere divine, capaci solo di provocare ogni sorta di disputa interminabile in merito al divino, secondo un’abitudine molto poco cristiana. Non c’è mai fine per queste divisioni e confusioni generate dalla questione delle due nature e della comunicazione delle virtù nel Cristo, un articolo, nonostante tutto, molto venerabile e ben fondato nella Sacra Scrittura. Se non rifiuteranno di credere in Dio e nel suo verbo divino, senza dubbio potranno conoscere l’essenza e toccarla con mano, grazie alle opere che oggigiorno chiamiamo chimiche, dove, come abbiamo mostrato, si opera questa congiunzione con l’unione delle due acque, quella del Mercurio e quella del Sole. Ma la sua arte maggiore, scolastica della filosofia dei Gentili, in qualche modo fondata nella Sacra Scrittura o nella Teologia cristiana, i precetti e gli insegnamenti fondamentali di Aristotele, vani e senza valore, in relazione alla sostanza, agli accidenti e a molte altre cose, tutto ciò impedisce loro di seguire una tale opera (come la nostra). Non considerano molto quello che il vecchio Tertulliano disse non senza ragione: «I filosofi sono i patriarchi degli eretici». Ma sarebbe concedere all’opera un taglio troppo basso continuare a dissertare a lungo su questo tema.

Nell’opera filosofica il composto, dopo la congiunzione delle due essenze, deve essere messo sul fuoco per putrefarsi, triturarsi ed essere ben cotto. Nel corso di questa putrefazione e cozione verso la perfezione totale, intervengono e si manifestano movimenti variati e differenti colori; si può notare ciò nella maggior parte delle descrizioni che sono state fatte circa l’opera terrestre. La stessa cosa accade con la persona divino-umana di Gesù Cristo. Dio, suo Padre celeste, ha voluto che a questo mondo egli fosse posto nel forno igneo della sofferenza, per essere lì ben cotto (temprato), cioè volle che venisse spinto ad affrontare diverse prove di ignominia, e la croce ed ogni tipo di dolore. È stato cambiato sotto diversi aspetti. Ad esempio, ha conosciuto la fame e la tentazione di Satana quando, nel deserto, dopo il suo battesimo, si consacrò al sacro ministero della predica del Verbo divino, sotto l’impulso dello Spirito Santo. Egli doveva, in effetti, sostenere questo triplo gioco a testimonianza di tutti i cristiani che hanno abbracciato il cristianesimo e che da allora, confessati a Cristo, sono per di più costretti ad essere tentati dal Diavolo e chiamati a defezione per ogni tipo delle differenti tentazioni. Allo stesso modo egli è stato affaticato, ha pianto, ha tremato, ha lottato con la morte, ha sudato sangue, è stato schernito ed apprezzato, è stato colpito in faccia da un familiare del sommo sacerdote, è stato fatto oggetto di derisione, burlato, gli hanno sputato addosso, flagellato, incoronato, condannato a morte ed infine al supplizio della croce, che avrebbe dovuto portare lui stesso. È stato fissato fra due ladroni, abbeverato con fiele e aceto, ha gridato invocazioni con forte voce, ha consegnato il suo spirito nelle man di Dio, suo padre, ed alla fine è spirato e morto sopra la croce. Era necessario che dovesse sopportare, durante la sua vita e la sua morte, molte altre angustie e sofferenze, che si possono chiaramente leggere nei libri dei santi evangelisti. Come scrivono i Filosofi in merito all’opera terrestre di cui si è parlato sin ora, questa cozione e questa putrefazione si compiono ordinariamente in quaranta giorni. Secondo questo medesimo numero molti miracoli e fatti meravigliosi ci sono stati descritti da Dio e consegnati nella Santa Scrittura. È così che il popolo israelita rimase nel deserto per quarant’anni, poiché doveva sperimentare l’esperienza di un duro esilio. Lo stesso accadde a Mosè sul monte Sinai, e ad Elia nella sua fuga da Acab. Cristo digiunò nel deserto quaranta giorni e quaranta notti, predicò e fece pubblicamente i suoi miracoli su questa terra per quaranta mesi; rimase nascosto per quaranta ore nel sepolcro. Si mostro vivo ai suoi discepoli e camminò in mezzo a loro per quaranta giorni fra la sua resurrezione e la sua ascensione al cielo. Infine, la città di Gerusalemme fu distrutta e rasa al suolo il quarantesimo anno dopo l’Ascensione del Signore.

È inoltre importante notare che i filosofi hanno chiamato questa putrefazione testa di corvo, per via del suo colore nero. Cristo, proprio lui, non era forse completamente informe? Non aveva forma né bellezza per accalappiare le nostre attenzioni, né possedeva l’aspetto adatto per suscitare il nostro amore. Era completamente vile, uomo di dolore e pena, disprezzato a tal punto che davanti a lui ci si nascondeva la faccia e non era stimato per nulla. Il Salmista pronuncia un lamento simile: «È un verme. Non possiede nulla di umano, è una derisione davanti agli uomini, un oggetto di disprezzo per il popolo volgare». Può venire comparato al nostro corpo del Sole, quello che giace al fondo del vaso filosofico, morto e senza efficacia, putrefatto, reso cenere, finché con un fuoco più forte la sua anima non ridiscenda dentro di lui, goccia dopo goccia, impercettibilmente, per inumidire nuovamente questo corpo morto e putrefatto, dissetandolo e conservandolo dalla distruzione totale.

La medesima cosa è in effetti prodotta col Cristo. Sul monte degli Olivi e sulla Croce, arso al fuoco della collera divina, si lamentava di essere stato completamente abbandonato da suo Padre celeste. Nonostante ciò, fu sempre sostenuto e fortificato, come se fosse pregno e dissetato dopo aver bevuto il Nettare divino, come anche accade con il nostro corpo terrestre, che Lui ristabilisce e preserva con le sue assidue attenzioni. Ugualmente, quando le sue forze ed il suo spirito gli furono interamente strappati dalla morte del mondo misto durante la sua santissima passione, quando discese intermante verso i luoghi inferiori, nelle viscere della terra, fu, nonostante tutto, preservato di nuovo, ristabilito, e per il potere e la virtù dell’eterna Divinità ritornò vivo e glorificato. Allora, il suo spirito ed il suo corpo morto nel sepolcro, furono uniti nella giusta maniera, perfetta, indissolubile. Con la sua fortunata resurrezione e la sua vittoriosa ascensione ai cieli, fu esaltato nel Signore e in Cristo e posto alla destra del Padre, col quale ora, grazie alla virtù e all’efficacia dello Spirito Santo, come vero Dio e uomo, con uguale potere e gloria, regna universalmente, domina e conserva e possiede tutto per via del suo verbo onnipotente, e per di più vivifica ogni cosa. Che mirabile unione! Come potrebbe venire vista dagli angeli e dagli uomini questa esaltazione divina? Come potrebbe essere contemplata senza terrore e tremito nel cielo, sulla terra ed anche sottoterra? La sua efficacia, il suo potere e la sua Tintura di colore rosato possono trasformare, tingere curare in modo più che perfetto ed apportare la saluta fin da ora, nel corpo e nell’anima, a tutto gli uomini imperfetti e peccatori quali essi siano. Ma diremo di più su quest’assunto.

Abbiamo pertanto esaminato, brevemente e semplicemente, Gesù Cristo, pietra unica, celeste, fondamentale ed angolare; inoltre, abbiamo visto come si paragona e si unisce con la Pietra terrestre Filosofica dei Saggi, la cui materia e preparazione, così come s’è detto, è il tipo eccellente e la replica vivente dell’incarnazione del Cristo. Ci sembra indispensabile ora esaminare ed apprendere l’efficacia di Cristo, la sua virtù e la sua Tintura, non meno che la sua fermentazione e moltiplicazione dentro di noi, uomini sprovvisti e mendici di efficacia e virtù proprio come i metalli imperfetti. Infatti, se Dio sin dal principio ha creato l’uomo prima di ogni altra cosa, come la più nobile e più perfetta creatura realizzata a sua immagine, se l’ha ispirato uno spirito vivente ed un’anima immortale, questa, senza dubbio, fu trasformata dalla caduta in un’immagine deformata, ostile e perniciosa.

Ma Dio onnipotente, per un puro movimento della sua misericordia, volle ristabilire, grazie ad un certo mezzo, una creatura tanto nobile alla sua perfezione primigenia. Ed ecco questo mezzo: abbiamo detto che la pietra o tintura, quando acquisisce la perfezione deve tuttavia essere ancora di più perfezionata con la fermentazione, aumento o moltiplicazione, senza di cui non possiederebbe un effetto multiplo e la sua efficacia o operazione mancherebbe di utilità. Anche Cristo, la Pietra celeste e benedetta, avendo acquisito la sua perfezione teo-umana, deve essere ancora fermentato e moltiplicato dentro di noi, come suoi membri, cioè noi dobbiamo stare con Lui, uniti e purificati, conformi e preparati per la sua tintura salvatrice di colore rosato in un corpo puro e celeste. Secondo la testimonianza di Paolo, quello è il primogenito di ogni creatura, grazie a cui tutto ciò che è stato creato nel celo e nella terra è stato riconciliato con Dio. Noi, che per natura siamo impuri, mortali ed imperfetti, se poi vogliamo rinascere nella purezza, tornare ad essere immortali e perfetti, non ci sarà possibile fare ciò se non per via di un solo mezzo, quest’unica Pietra, celeste, fondamentale ed angolare, Gesù Cristo, unico santo e santissimo, nato di nuovo, resuscitato Re celeste glorificato, Dio ed uomo in una sola persona, che perdura nell’eternità.

Se la Pietra dei Filosofi, questo Re chimico, può possedere con la sua tintura una tale utilità, se contiene per la sua azione perfetta questa virtù e questa efficacia di tingere e trasmutare in oro puro la maggior parte dei metalli imperfetti, semplici e sottostimati, tanto più, dunque, questo Re celeste, Pietra fondamentale angolare, questo solo ed unico Gesù Cristo può purificare noi, uomini peccatori ed imperfetti per licenziosità innata, per i nostri atti adamitici, grazie alla sua benedetta Tintura, suo sangue di colore rosa, e ancora assisterci e curarci in modo più che perfetto. Inoltre, come ci dice la Scrittura, nessun’altra salute, nessun altro mezzo ci è concesso, né in cielo né sulla terra, per raggiungere la beatitudine eterna e la perfezione, se non nell’unico nome di Gesù.

Sebbene il mondo cieco ed insensato, ingannato dall’impostura e la tentazione di Satana, abbia cercato in molteplici modi, con lavoro furioso, di conquistare l’eterna beatitudine ed i modi della perfezione, non ci rimane niente meno che Gesù Cristo, unico Salvatore (Sal-Viator) e Mediatore (‘colui che sta nel mezzo’), è e permane Colui in cui e per cui ci rendiamo giusti e fortunati davanti a Dio, nuovamente purificati dalla lebbra spirituale del peccato; ugualmente, fin tanto è che l’unico Salvatore terrestre e Re chimico, è Lui cui tutti i metalli imperfetti chiedono la perfezione, è per Lui che attendono e sono curati da tutte le loro malattie, prima di tutto ed in primissimo luogo dalla lebbra corporale incurabile. Tutte le altre arti e mezzi inventati dagli stessi uomini, portati a noi dai giudei, dai turchi, dai gentili o altri eretici, tutti questi mezzi, dicevo, che tuttavia ci si manifestano come se fossero necessari, sono, a dire il vero, sprovvisti dello Spirito, e rappresentano una alchimia falsa e sofistica.

Vegliate perché nessuno vi seduca. Con quei mezzi non possiamo venire purificati ma ostacolati, non siamo vivificati ma debilitati, e per di più condotti totalmente alla morte. Questa falsa alchimia, meglio detta ‘Malalchimia’, inventa ogni genere di tinture e colori, che non solo contribuiscono ad ingannare gli uomini, ma anche, ahimè, come abbondantemente ci mostra l’esperienza quotidiana, a farli cadere nei maggiori pericoli per i loro beni e la loro vita corporale. Ma se gli uomini vogliono essere di nuovo purificati dalla loro licenziosità, dai loro atti impuri così come dal loro peccato originale adamitico, per colpa del quale la natura umana è stata corrotta sin dall’inizio da un veleno pernicioso, ispirato ai nostri primi progenitori per il Cacodemonio, in cui siamo stati tutti concepiti e in cui siamo nati, se vogliono poi rincontrare la beatitudine e la perfezione, ciò non potrà accadere per null’altro che per una nuova generazione dello Spirito Santo, cioè per l’acqua e per lo spirito. Se il Re Chimico non può essere perfezionato se non quando è rigenerato nell’acqua e nello spirito, l’uomo non può aspettarsi la medesima beatitudine e perfezione se non per una generazione nuova e spirituale. Nel santo battesimo, grazie all’acqua ed allo spirito che cadono dall’alto, siamo lavati col sangue di Cristo e purificati al punto che diveniamo un solo corpo con Lui e ci rivestiamo di Lui come con una veste, così come dice Paolo ai Colossesi ed agli Efesini. Come la Pietra Filosofale si unisce per la sua tintura agli altri metalli, per essere con essi un solo corpo perfetto ed indissolubile, Cristo, nostra mente, si unisce con noi, suoi membri, con la sua tintura di colore rosa; ci rimette in forma e ci perfeziona in un corpo ed un edificio perfetti, creando, secondo Dio, nella vera rettitudine, giustizia e sanità.

Questa rigenerazione, compiuta nel Santo Battesimo dallo Spirito Santo, non è propriamente nessun’altra cosa se non un rinnovamento spirituale ed intimo dell’uomo caduco, trami Dio e Cristo. Mentre dapprima, nella generazione carnale, siamo stati creati naturalmente dai nostri progenitori, nemici di Dio e figli della collera, la seconda e spirituale generazione ci fa essere amici, figli e per giunta eredi di Dio e coeredi di Cristo nel santo battesimo, col quale, infatti, Cristo è morto, resuscitato e rivissuto. Per questo processo, che si chiama passione, morte, resurrezione ed ascensione, Egli penetra nel Santo dei Santi, che non è fatto per mano umana e che ci prepara il cammino per il ritorno alla Patria eterna. Ed anche noi, suoi fratelli e sorelle, anche noi dobbiamo seguirlo nella sua passione, crescere e svilupparci in preziosa umiltà con le altre virtù, arrivare ad essere interamente adattati al suo corpo, alla fine di che, dopo averlo seguito in questa rigenerazione ed essere morti IN Lui, possiamo vivere con Lui e penetrare nella sua gloria.

Questa esortazione spirituale, questa imitazione cristiana in vita ed atto del nostro Re celeste, non si fa né per nostra dignità personale, né per nostro merito, né per nostra propria volontà, poiché l’uomo naturale, con tutti i suoi poteri, è cieco, sordo e muto di fronte alle cose spirituali. Tutto ciò non si può fare se non unicamente per la sola applicazione ed per il solo potere dello Spirito Santo dentro di noi, grazie al fortunato bagno della rigenerazione battesimale. I minerali ed i metalli sono, allo stesso modo, ossidati di per sé, come morti, senza poter purificarsi e correggersi con le sole proprie forze, ma per mezzo dell’aiuto efficace dello spirito spagirico vengono purificati, rinnovati, disciolti e resi perfetti.

Dopo essere stati rigenerati, come detto, nell’acqua e nello spirito col santo battesimo, nell’onda rossa tinta da Gesù Nostro Signore e Re Celeste, dopo essere stati lavati col suo sangue e purificati dai nostri peccati, anche quelli ereditari, dopo essere stati resi capaci e partecipi delle primizie dello Spirito Santo, ci manca ancora, secondo San Pietro, di essere incoscientemente alimentati dopo questo nuovo inizio, e bere un latte puro e salutare come i neonati, come piccoli bambini IN Cristo, finché finalmente siamo resi pietre vive e adulte, edotte e adatte al sacerdozio supremo, al fine di offrire sacrifici spirituali piacevoli a Dio ed accettai da Gesù Cristo. Il Cristiano, uomo rigenerato dall’acqua e dallo spirito, non comprende tutte queste cose insieme. Poco a poco, giorno dopo giorno, deve credere e svilupparsi nella conoscenza di Dio e Cristo.

Come di nuovo si può osservare nell’opera filosofica, a partire dalla congiunzione delle due Essenze, cioè a partire dalla congiunzione dell’oro terrestre e della materia acquosa preparata in una maniera quasi celeste, dopo che queste due materie siano state ridotte, in uno specifico vaso di dissoluzione, ad un liquore secco ed un amalgama, tutto il composto non si prepara d’un solo colpo, ma si deve lasciare che le parti si congiungano una ad una e poco a poco, secondo un tempo determinato.

La stessa cosa accade, e per giunta in modo più vistoso, nella stessa opera Teologica. Non appena nel Santo Battesimo si è compiuta l’unione e la congiunzione spirituale dell’uomo con Cristo, così presto, come detto, (l’uomo) è stato ridotto in un solo corpo con Lui, e quindi conviene necessariamente che quest’uomo apprenda la fede cristiana, ad assimilare ogni suo articolo, uno dopo l’altro, finché venga confermato in essi ed arrivi ad una conoscenza perfetta.

La fede cristiana è come questa materia preparata terrestre ed umida. Come s’è detto, essa deve essere divisa e distinta in dodici parti o piccoli articoli, come il numero dei dodici Apostoli e, proseguendo, in tre articoli principali, ovvero:

I – della nostra creazione,

II – della nostra redenzione,

III – della nostra santificazione.

L’uomo deve ripromettersi, pertanto, di comprenderli uno dopo l’altro ed di assimilarli. E ciò non si può fare se non molto lentamente, in un certo tempo, per timore che non venga gravato troppo delle sue forze e che, apprendendolo tutto in un botto, non venga accantonato, cosa che rischierebbe di suscitare nell’uomo avversione e disgusto e lo separerebbe completamente dalla fede. Per tale ragione, il terzo articolo, che parla della nostra santificazione, può venire smembrato in sette momenti differenti – nella comunicazione dell’epilogo infallibile, l’Amen – e venire inculcato nell’uomo in sette tappe a partire dalla sua formazione nell’opera terrestre.

Dopo aver completamente assimilato la fede, parte dopo parte, ad ogni modo l’uomo deve conservare molto attentamente dentro di lui questa conoscenza, acquisita per la grazie divina, e curarla diligentemente dalla corruzione dalla perdita totale. Nell’Opera Filosofica, di cui s’è parlato già molto, abbiamo detto che per realizzare la fermentazione e la moltiplicazione dell’unico Re terrestre o Tintura unica e pura, era conveniente prendere e proiettare l’oro migliore su tre parti (di materia), oro puro e totalmente purificato dal trattamento con l’antimonio. Tutto ciò non in ragione di qualche carenza nella Pietra o di imperfezioni della Tintura, ma a causa dell’impotenza o della debolezza degli stessi metalli. Per spiegarmi più chiaramente, sebbene questa Tintura o Pietra sia stata perfettamente preparata di per sé, i metalli grossolani ed imperfetti non possono attrarre verso di loro ed assimilare la sottilità angelica, per così dire, della medesima Pietra o Tintura, a causa della loro malattia o della loro febleza naturale; è indispensabile, perciò, cercare un mezzo che li porti nella propria mano e da cui possano venire trasmutati con maggiore facilità.

È necessario, per l’opera Teologica, apportare le medesime attenzioni assidue che si usano per l’opera chimica che abbiamo appena trattato, poiché per di più si tratta del rinnovamento spirituale e della rigenerazione celeste dell’uomo. Sebbene Gesù Cristo, nostro Re celeste, possa liberarci perfettamente da tutte le impurità con l’obbedienza perfetta che, in nostro luogo, rese a suo padre celeste, e sebbene Egli possa farci figli ed eredi di Dio, è fuori discussione che non tutti possano ricevere da Lui la Tintura vivificante e completamente divina e contenerla dentro se stessi con tutti i suoi altri tesori e ricchezze. La nostra piaga e la nostra debolezza ci impediscono di unirci fermamente ad essa. Ma se vogliamo arrivare a partecipare di essa in tutta giustizia, ci conviene comunque acquisire ognuna di queste tre parti salutifere che abbiamo appena finito di raccontare ed a cui già abbiamo fatto allusione: esse sono pretese, a tal fine, dallo stesso Dio. Queste sono innanzitutto: il suo Verbo Santo, la cui purezza supera quella dell’oro e dell’argento sette volte trattati nel crogiolo, e che deve essere cercato molto più che mille masse (parti) d’oro; in secondo luogo c’è la fede salvatrice, che è un particolare dono di Dio: nasce dal Verbo di Dio, unisce i cuori umani ed è provata nel fuoco dell’affanno; in terzo luogo, per finire, il veritiero amore per Dio ed il prossimo: anche questo è dono divino per colui che ha completato l’insegnamento della legge, e per di più è Dio stesso, perché Egli è così chiamato. Se utilizzeremo ed eserciteremo abitualmente ciascuna di queste tre parti, il verbo, la fede e la carità, Cristo Signore potrà allora operare giustamente dentro di noi la proiezione della sua tintura ed unzione celeste: in noi, uomini e metalli semplici ed imperfetti, Egli opera e realizza dunque l’ingresso salvatore senza di cui ci è completamente preclusa la possibilità di comprenderLo ed arrivare ad essere, in tutta giustezza, partecipi della sua tintura. Ma è proprio qui che si presenta il terribile Satana, chimico menzognero. Tutti i giorni e in gran segreto egli propina bugie agli uomini nuovi, a coloro che sono rigenerati figli di Dio, i quali, prima di tutto, hanno stipulato un patto con Cristo grazie al battesimo. Fedeli al mandato di San Paolo, hanno buona condotta, curando sempre la fede e la buona coscienza. Satana si sforza di attrarli verso la sua pericolosa nassa, di condurli al precipizio con l’aiuto dei suoi fedeli coadiutori, la nostra carne angosciata dai peccati e la seduzione del mondo empio.

Frequentemente, ahimè, egli provoca molte cadute, col permesso di Dio. D’altra parte, lo stesso uomo giusto cade sette volte al giorno. Forse che non intraprese e tramò inganni contro cristo nostro Signore, nostra mente e guida, inducendolo in violenta tentazione immediatamente dopo il battesimo, quando fu penetrato dal sommo mistero? Ancora ai giorni nostri, (Satana) stesso trama, come sempre, le sue macchinazioni clandestine, abili ed ingegnose, in seno alla Chiesa Cristiana. Con la povertà, gli affanni ed ogni altro tipo di prova, (Satana) si è sforzato di scombussolare la fede cristiana, farle dubitare della parola di Dio e della sua assai clemente promessa, mostrandole che Dio non le si poneva come amico dato che la faceva soffrire di fame per tanto tempo nel deserto.

Se questa tentazione si rivela inefficace fra i cristiani, il nemico li attacca da un altro lato e con un’altra tattica; allora, (Satana) desidera quelli che confidano in Dio più di quelli che credono alla sua parola: perciò si sforzò di persuadere Cristo perché si gettasse dalla sommità più elevata del tempio se Dio fosse stato davvero per lui una protezione efficace.fallendo ancora una volta, non si vergognò di tentarlo per la terza volta con promesse di ricchezza, sperando di allontanarlo da Dio e dal suo verbo, di renderlo un idolatra del denaro e di beni temporali e portarlo ad invocare lui, Satana, e di creare un culto per lui come per Dio. Non ha avuto vergogna di minacciare Cristo col suo libero assenso e di spingerlo alla caduta.

Dio fedele e Padre celeste ha permesso a volte che questo accadesse fra i suoi, proprio per un consiglio particolare di saggezza e all’interno di un fine ben determinato, affinché (gli uomini) crescano e progrediscano nella fede, nella speranza, nella pazienza per una giusta e vera invocazione di Dio. Per questo tipo di giostra della croce, imposta necessariamente al vecchio uomo fino all’ultimo combattimento della morte, essi potranno prepararsi bene il cammino ed ottenere l’eterna vittoria contro il nemico. Se vogliono il potere di resistergli efficacemente, con coraggio, col soccorso della grazie divina, prima di tutto dovranno conoscere bene tutte le sue tecniche e tutti i suoi inganni astutissimi.

D’altra parte, non è col sangue e la carne che dobbiamo combattere contro i principi di questo mondo, dominandoli nelle tenebre e contro gli spiriti maligni che stanno al di sotto del cielo, ma piuttosto, secondo San Paolo, con i Principati e le Dominazioni. Con le nostre proprie forze non possiamo resistere a questi attacchi e tentazioni spirituali. Seguendo l’esempio di Gesù, nostro capo, dobbiamo prendere le armi spirituali ed insieme ad esse il Verbo divino come spada dello spirito. È così che colpiremo e vinceremo tutti i nostri nemici spirituali all’interno della fede. Secondo il consiglio che il santo apostolo Paolo, il cavaliere cristiano, da agli Efesini, dobbiamo fornirci di un arsenale in seno allo Spirito Santo; è lì che dobbiamo prendere la nostra divina corazza di ferro e rivestirci di essa. Stringere i nostri corpi con la cinta della verità; coprirci col pettorale della giustizia, calzare le polainas come se fossero una squadra per esercitare il vangelo della pace; inoltre armiamoci con la spada della pace, cioè, come detto or ora, col Verbo di Dio. Prima di tutte queste cose, prendiamo lo scudo della fede col quale potremo distruggere e smorzare tutti i dardi infiammati del diavolo. La fede in Gesù è uno scudo molto stabile, in effetti, e lo stesso Cacodemonio mai potrà sopraffarlo per colpirci dritto al cuore.

Nell’opera filosofica è poi necessario osservare molto attentamente il regime del fuoco. Per cuocere la materia è indispensabile amministrarlo in maniera continua. Già abbiamo brevemente parlato del fuoco filosofico, l’agente principale dell’intera opera: l’abbiamo chiamato essenziale, preternaturale, fuoco divino latente nel composto (compost) cui conviene aggiungere l’aiuto e l’aculeo del fuoco terrestre materiale. La stessa cosa, in primissimo luogo, serve col puro Verbo di Dio, o, cosa uguale, con lo Spirito di Dio. Anche lui è associato con un certo “Fuoco”, poiché gli si da questo nome. Questo fuoco, istituito dalla natura, è occulto dentro di noi, ma è stato rovinato ed obnubilato dalla corruzione della stessa natura. Anche lì e con la stessa modalità dobbiamo aiutarlo ed alimentarlo con un altro fuoco, quello esteriore. Senza pigrizia né riposo, dobbiamo esercitarlo col nostro soffio, con l’esercizio quotidiano ed assiduo della pietà e delle virtù cristiane, nell’allegria come nella tristezza, ed ancora con un’attenta contemplazione del puro Verbo di Dio se, del resto, la luce della grazia, che ci è stata interiormente concessa, e lo spirito di Dio devono operare dentro di noi e non devono estinguersi completamente.

La medesima cosa accade con le cose terrestri: il ferro è freddo, ma l’artigiano che lo lima (ripulisce) lo riscalda con questo movimento continuo; la luce di una lampada, quando non viene continuamente alimentata con olio, finisce per vacillare e si estingue totalmente. Lo stesso col fuoco interno dell’uomo: se, come detto, non lo si esercita assiduamente, senza pigrizia ed indolenza, poco a poco diminuirà fino alla scomparsa completa. Ti abbiamo avvertito con frequenza e pare che sia una necessità urgente ricordarlo senza posa, ma è necessario ascoltare diligentemente il Verbo divino, contemplarlo bene e coltivarlo senza riposo.

Bisogna comprendere questa lezione come la visione che si fa con gi occhi interiori dell’anima e non solo con quelli esterni della nostra natura corporale e bestiale. Inoltre, affinché mi si comprenda per bene, parlo del Verbo di Dio puro e veridico, e non delle postille umane che provengono dagli antichi o dai moderni, fermento farisaico degli scribi, ricercato, ahimè, ogni giorno della nostra epoca in luogo del puro Verbo divino. Il meno che si possa dire di tutto ciò è che, come escrementi di topo mescolati col pepe, si adoperano per venire ascoltate e considerate al posto del Verbo di Dio. Tutto ciò non ha alcun valore. Non stimo assolutamente queste sciocchezze che riempiono le orecchie degli uomini e non voglio parlarne. Ma, come a tempo debito s’è detto, io parlo del Verbo divino, glorificato passando per bocca di Dio, e comunque ancora oggi proclamato e predicato dallo Spirito Santo. Certamente questo non è una voce vana e vuota come quella di chi proferisce riflessioni ignominiose e grossolane su di esso, spirito di vita, potenza salvatrice di Dio per tutti coloro che credono in Lui. Anche il regale profeta David parla negli stessi termini dell’ascolto di Dio: «Ascolterò cosa farà il Signore dentro di me con le sue parole». Da questo ascolto interno e divino del Verbo divino, trae la sua origine la veritiera fede vivificante, resa efficace dalla carità, come se si trattasse di una vera fonte. Come dice Paolo ai Romani: «La fede viene dall’ascolto e l’ascolto dalla parola di Dio».

Che la parola divina sia dunque, a partire da ora, pura e chiara, affinché possiamo intenderla con purezza e chiarezza! Che anche la fede, che in qualche maniera sgorga da quest’ascolto, sia così pura e senza corruzione! Questa fede diventa efficace per la carità verso Dio, attendendo umilmente ai suoi santi precetti e alla sua volontà, pregando, glorificandolo, offrendogli grazia; che possa manifestarsi verso il prossimo in una benefica opera buona di qualunque tipo, poiché la carità non deve essere la più piccola ma, come dice San Paolo, la maggiore di tutte le virtù!

Per altro, anche Cristo stesso ci esorta con la maggior attenzione all’esercizio di questa carità in quell’ultimo discorso che ci lasciò a guisa di addio, dicendoci: «Questo è il mio comandamento, che vi amiate gli uni con gli altri come io vi ho amato, così tutti riconosceranno che siete miei discepoli», e poi ancora: «Colui che dice di conoscere Dio e non si cura dei suoi comandamenti è solo un menzognero e non c’è nulla in lui che sia vero, ma colui che osserva la Sua parola porta dentro di sé il perfetto amore di Dio», e per finire: «Dio è carità, e chi rimane saldo in essa è in Dio, e Dio è in lui».

Perciò, osserviamo che la carità viene ad essere il vero vincolo della perfezione, grazie a cui ci incorporiamo allo stesso Cristo, fino al punto che Egli sta in noi e noi in Lui, Egli in suo Padre e suo Padre in Lui. Certamente è la stessa cosa che dice Cristo nel passaggio che abbiamo poco sopra riportato: «Colui che osserva la mia parola, è colui che mia ama ed è colui che io amo, e noi verremo a lui e intorno a lui faremo la nostra casa». Dice Giovanni: «Se avrete cura dei miei comandamenti, rimarrete nella mia carità». E di questa carità che concerne ugualmente anche il nostro prossimo, si è scritto con grazia: «Se qualcuno dice di amare Dio e poi ferisce suo fratello, costui è un falso. Infatti, chi non ama suo fratello, persona che può vedere, come potrà amare Dio, che non si vede?».

Ed abbiamo da lui ricevuto il precetto secondo cui colui che ama Dio amerà suo fratello. San Paolo di spiega la proprietà di questa condotta: «La condotta è paziente ed umana, non viene agitata da uno zelo intempestivo né sconsiderato, né inflado: quando la si esercita verso il prossimo non ricerca il suo proprio tornaconto». A partire da qui si può vedere e giudicare facilmente che non si può avere alcuna gioia, né retta né veritiera, che non passi per l’abnegazione in buone opere verso il prossimo. Comunque, ci sono molti fra i cristiani che si glorificano temerariamente. Da tutto ciò, inoltre, si deduce che le buone opere, gradite al Signore, non precedono la fede ma sono in verità frutti che vengono dalla radice e dall’albero, i quali, se sono buoni, danno anche buoni frutti. Ecco perché non sono le opere buone che fanno la fede ma la fede che fa le opere buone, gradite ed accettate. Per tale ragione, come conseguenza, è con la fede che siamo giustificati e che possiamo aspettare (sperare nella) la vita eterna.

Ed ora, l’uomo rigenerato in questa maniera non sarà privato del suo frutto, se si eserciterà in questo modo di vita cristiano e penitente, in tutte le sue azioni. Diviene così simile al composto dell’opera terrestre: posto da Dio nel forno dell’affanno per vivere lì, durante un certo tempo, tormentato per sua fortuna dalle angustie, dalle calamità più disparate e dalle preoccupazioni, finché non divenga morto rispetto al vecchio Adamo ed alla carne, finché resusciti, uomo nuovo, ricreato da Dio nella vera giustizia e nella retta sanità. Di tutto ciò offre testimonianza San Paolo, quando dice ai Romani: «Insieme a Cristo siamo stati sepolti nella morte col battesimo, e come essa ha resuscitato Cristo fra tutti i morti, così anche noi camminiamo verso una vita nuova».

In queste condizioni, se l’uomo smette di peccare tutti i giorni, affinché il peccato non lo governi più, allora in lui comincerà la dissoluzione del corpo dell’oro che gli si è aggiunto, come nell’opera terrestre: è la putrefazione, di cui già si è parlato; deve venire sciolto spiritualmente, integralmente, triturato, distrutto, purificato. Questa dissoluzione e putrefazione accade prima in uno che nell’altro, ma deve verificarsi necessariamente nel trascorrere di questa vita temporale. In altre parole, un tale uomo deve venire così ben digerito, cotto e fuso nel fuoco dell’affanno che per di più giungerà a disperare completamente di tutte le forze che stanno in lui, e dovrà ricercare come unico soccorso la grazia e la misericordia di Dio.

Così, nel forno della fatica e con un fuoco continuo, l’uomo, come il corpo terrestre dell’oro, partecipa della testa nera di corvo, cioè diventa interamente deforme e deriso di fronte al mondo. E ciò non accade esattamente in quaranta giorni e quaranta notti, e neppure in quarant’anni, ma frequentemente durante tutto il tempo della propria vita, in modo che il suo corso, di necessità e con maggior frequenza, debba essere esperienza del dolore più che del conforto e dell’allegria, dell’avvilimento più che della gioia. La sua anima, in fine, si trova completamente liberata da questa morte spirituale, come se fosse condotta alle vette, cioè pur rimanendo corpo, tuttavia dalla terra si rivolge verso l’alto, verso la vita eterna e la Patria, col suo spirito ed il suo cuore, che da adesso già non vie più nel mondo, ma in Dio, non cercando nessun’altra consolazione nelle cose terrestri, ma solo nelle cose spirituali.

Tutti i suoi atti sono così diretti a non essere più terreni, ma bensì celesti, nella misura in cui questo sia possibile nel mondo. Non deve già vivere più secondo i regimi della carne, ma secondo lo spirito, non nelle opere sterili delle tenebre, ma in quelle che portano la luce del giorno. Questa separazione del corpo e dell’anima si attua morendo spiritualmente. Questa dissoluzione di corpo ed anima si realizza nell’Oro rigenerato in modo che il corpo e l’anima, pur restando come separati l’uno nell’altra, non smettano comunque di rimanere fortemente uniti e congiunti nel vaso; l’anima, dall’alto, ristora ogni giorno il corpo e lo preserva dalla distruzione finale, fino al tempo prestabilito in cui rimarranno uniti ed inseparabili.

Il corpo dell’uomo, sottomesso a questa languidezza ed a questa scuola della croce, è come morto, ma la sua anima non lo abbandona del tutto: quando l’ardore del fuoco dell’affanno oltrepassa la sua misura, esso è irrigato, consolato e conservato dallo spirito che fluisce nella rugiada del cielo superiore e nel Nettare divino. È un refrigerio celeste ed un ristoro rigenerativo del corpo terrestre morto negli uomini. In quanto alla nostra morte temporale, che è il salario del peccato, essa non è una vera morte, ma una dissoluzione naturale del corpo e dell’anima, o meglio una specie di sonno leggero; inoltre, essa è una congiunzione indissolubile e permanente dello Spirito di Dio e dell’anima: ma devi capire che sto parlando dei santi. D’altro canto, viene paragonata all’ammirabile salita e discesa che suole accadere sette volte di seguito nell’opera terrestre.

Da tutto ciò, possiamo facilmente comprendere i seimila anni di afflizioni e fatiche temporali che durarono nel mondo durante un lungo spazio di tempo. Si vedono in questo numero anche gli uomini di tutti i tempi, desolati, provati nella croce da ogni sorta di calamità e di ansie differenti, uomini che furono poi confortati di nuovo, consolati, e cresimati in abbondanza dallo Spirito Santo. Per tale ragione rendiamo lode e gloria a Dio, ora ed in tutti i tempi, finché non inizi il grande Sabbath universale ed il giorno del riposo nell’anno del settimo millennio. Allora, questa rigenerazione o refrigerio spirituale cesserà repentinamente per aver raggiunto un fine così tanto lungamente atteso, ed in suo luogo comincerà il piacere dalla durata eterna, quando Dio sarà tutto in tutti.

Ma attualmente, mentre dura questa digestione e cozione spirituale del corpo morto nell’uomo, si può comunque osservare, come nell’opera terrestre, la manifestazione dei diversi colori e segni: sono tutti i generi di miserie, preoccupazioni, fatiche, fra cui la principale è la tentazione già citata, causata dal Diavolo, dal mondo e dalla nostra carne. Pertanto, tutte queste sono un buon presagio, poiché l’uomo tanto tormentato conseguirà finalmente un giorno la tanto desiderata e fortunata resurrezione. E dall’altra parte, la Sacra Scrittura ci riporta la medesima testimonianza. In essa leggiamo che tutti quelli che desiderino la vita benedetta in Gesù Cristo, saranno obbligati a soffrire le persecuzioni, cosa che è necessaria anche per noi, per poter entrare nel regno dei cieli tramite le numerose fatiche dello stretto cammino. E per finire, ecco cosa dice Sant’Agostino: «Non ti sorprenda, fratello, dopo esserti fatto cristiano, di essere esposto da ogni dove a migliaia di tribolazioni ed afflizioni. Se la testa della nostra fede è Cristo, noi siamo suoi membri. Perciò, non è tanto la sua persona che dobbiamo seguire, ma piuttosto è la sua vita ciò che dobbiamo imitare». La vita di Cristo fu costellata da ogni sorta di afflizione: trascorse nella più nera povertà, fu costantemente derisa ed insultata da scribi e farisei, ed in fine consegnata da parte nostra, poveri peccatori, alla morte più umiliante. Puoi dunque concludere facilmente che se Dio ti giudica degno di una tale vita, e se in modo simile ti castiga nella persecuzione, ciò avviene perché desidera includerti nel numero dei suoi eletti. A noi è completamente preclusa la strada che porta a Dio senza queste persecuzioni ed afflizioni.

Coloro che si forzano di raggiungere Dio devono obbligatoriamente passare per il fuoco e per l’acqua proprio per trasmutarsi in Pietro, a cui sono state date le chiavi dei cieli, o in Paolo, vaso della scelta e armatura di Dio, o in Giovanni, a cui sono stati rivelati tutti i segreti di Dio. Infatti, tutti hanno dovuto consacrarsi a Lui: dovremo entrare nel regno di Dio solo passando attraverso ogni specie di afflizione.

Per tale ragione ci conviene annotare ciò: i filosofi chimici ci hanno segnalato e dato ad intendere con questo carattere l’Antimonio, col quale (come abbiamo detto in merito alla preparazione chimica) è necessario fermentare la materia prima di congiungerla con l’Elisir o Re Chimico, o anche prima di porla nel bagno di essudazione col vecchio Saturno dai capelli bianchi. Di sicuro dobbiamo considerare tutto ciò un miracolo e mantenerlo un mistero. D’altra parte, questa immagine, questa rappresentazione, si riscontra anche in noi cristiani. È utilizzata e posta chiaramente davanti ai nostri occhi, sebbene in un maniera ugualmente occulta, nella cerimonia in cui si pone la sfera coronata da una piccola croce fra le mani del capo supremo, imperatore di tutta la cristianità. Con ciò si vuole dare a comprendere che prima di ottenerne il possesso pacifico e tranquillo, è d’obbligo che si debba sperimentare la croce di questo mondo in modo perfetto, fra le penalizzazioni e le varie calamità, e venire turbato da esse, provato e giudicato degno.

Forse è per caso e senza ragione che i Filosofi antichi vollero darci con quello una figura ed un segno per l’opera chimica, che inoltre esige un processo molto simile. Tutto ciò si può mettere in relazione con la scuola della croce prima citata, cosicché le afflizioni e le persecuzioni dei cristiani diventano per noi un segno di cui, sicuramente e prima di entrare nel riposo e nella gioia eterna, i cristiani devono innanzitutto percorrere il cammino faticoso e difficile in questo mondo, quindi esercitarsi alla lotta e patire il bagno di essudazione con l’ostile Saturno dai capelli bianchi, cioè il vecchio Adamo e Satana.

Insieme a tutte queste difficoltà e calamità, converrà osservare, considerare e ponderare con attenzione ogni classe di segni, miracoli, ed anche i grandi cambiamenti che si attueranno allo stesso temo a questo mondo. Un uomo ricorderà, infatti, le guerre e i rumori bellici, la moltiplicazione delle sette, la peste, la perdita dei raccolti: tutti questi segni saranno annunciatori e veritieri precursori dell’immediata vicinanza della nostra redenzione.

Insomma: quando avrà luogo la resurrezione dei morti (dato che la prima nuova generazione si fa col battesimo, essa non è niente più che l’inizio della seconda vita, la vera rigenerazione totalmente perfetta nella vita eterna), gli uomini che furono vincitori col sangue dell’agnello resusciteranno e si incammineranno verso una nuova vita, permanente a partire da quel momento; nuovamente saranno uniti in anima, spirito e corpo e rinsaldati in un’unione indissolubile che durerà in eterno. Pertanto dobbiamo essere in tal modo glorificati dalla pura, spirituale e mirabile virtù, dalla forza, dalla leggerezza, dalla gloria, dall’eccellenza, dal vigore di Cristo, re celeste onnipotente; ed ancora di più, dobbiamo renderci trasparenti, belli e porci in uno stato di beatitudine più che perfetto.

È una mirabile copulazione o unione dei corpi, dell’anima e dello spirito, una fioritura divina ed esaltazione degli eletti. Già in questa vita possiamo vederla ed osservarla, ma non senza timore e paura, all’interno dell’opera terrestre. Per questo sono estasiati dall’ammirazione gli angeli che hanno attenzione di vedere tutte queste cose, e così, in fine, domineremo e regneremo per tutti i secoli dei secoli con Cristo, nostro principe eterno e celeste, con tutti gli angeli e gli spiriti amministratori in una gioia infinita e la gloria della Maestà sopra tutte le cose.

Per concludere e scoprire tutto il processo, i mezzi e le successioni dell’opera, una breve ma necessaria correzione fu aggiunta sin dall’inizio, nell’opera chimico-filosofica, al composto disprezzabile ed imperfetto, allo scopo di venire in suo aiuto a tempo debito.

La stessa cosa accade nell’opera teologica, dove è necessario considerare bene la correzione spirituale del peccatore e il suo ristabilimento. Nell’uomo, infatti, l’uno o l’atro difetto possono ripresentarsi per farlo cadere nel peccato, col permesso di Dio, e con l’impulso dell’orribile Satana, del mondo empio e della sua carne; l’uomo può cadere nella superbia e nell’arroganza innate in noi, le quali sono rappresentate nell’opera chimico-filosofica, con la sublimazione perniciosa ed il rossore prematuro, che sono il primo ed il secondo errore. Comunque, l’uomo può disperare della misericordia divina a causa dell’enormità dei suoi peccati corporali, o, in uno scontro senza pari, ribellarsi a Dio suo creatore e portare impazientemente la sua croce. Questi due difetti si possono paragonare al terzo ed al quarto errore dell’opera chimica.

L’uomo, tanto miserabile e contagioso come il composto terrestre e disonorato, deve poi in prima battuta tornare alla dissoluzione, cioè deve essere assolto e purificato, dopo aver riconosciuto i propri smarrimenti e con la chiave dissolvente della santa dissoluzione, tante volte quanto ne abbia bisogno, a causa dei suoi peccati e delle sue mancanze quotidiane. Alla fine, egli deve bere e mangiare, per essere ricreato e ristorato nella santa Cena domenicale, il puro latte del Cielo, il vero sudore dell’Agnello celeste. Esso è il sangue e l’acqua e per giunta l’acqua della fonte della vita, è l’untuoso banchetto di puro vino e midollo, è la fonte della vita liberamente aperta, ma così come l’acqua Mercuriale nell’opera chimica, esso è il più grande dei veleni per gli indegni e gli empi.

Così in fine l’uomo, come il corpo terrestre, giungerà alla congelazione finale, alla pienezza fissa, cioè alla perfezione totale e costante della beatitudine eterna. Questi due mezzi, molto salutari per la sanità e la cura del miserabile peccatore, intendiamo dire la santa assoluzione e la santa Cena (Dio, fedele ed onnipotente, li offre all’uomo per venirgli in aiuto), sono affidati da Dio alla sua beneamata Chiesa, per tutto il tempo necessario, con l’incarico di averne molta cura. Con la suddetta assoluzione siamo dichiarati liberi e salvi. Lo si chiama anche l’ufficio delle chiavi, la vera e propria penitenza che serve a preparare la via. Ma colui che rimane impenitente, che persevera insolentemente nel peccato, è legato con la chiave cristiana dell’esilio e della scomunica, che si relaziona con lo stesso ufficio; costui è confinato nelle terre di Satana per la morte della carne affinché il suo spirito venga salvato nel giorno del Signore.





Hydrolitus Sophicus

Introduzione

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SECONDA PARTE

TERZA PARTE

EPILOGO