Hydrolitus Sophicus

Introduzione

PRIMA PARTE

TERZA PARTE

QUARTA PARTE

EPILOGO



Hydrolitus Sophicus


Seconda Parte
Per questo, così parla il Signore Dio: ecco qui, che ho posto a Sion una pietra fondamentale,una pietra eletta, angolare, preziosa, essenziale;
colui che la possieda non sarà fallace. (Isaia, XXVIII, 16)



I filosofi, tanto prima quanto dopo la sua perfezione, non poterono glorificare a sufficienza nei loro scritti un’arte tanto elevata e tanto nobile come quella di cui abbiamo discusso molto, ne poterono renderle tanto onore come le è dovuto, concedendole i titoli più eminenti. La hanno anche evocata sotto il nome generico di Pietra dei Filosofi o molto anticamente Pietra dei Saggi, occulta, ignorata, naturale, incomprensibile, e poi celeste, benedetta, beatificata, e universale una-trina. Le principali motivazioni, fra le tante altre, per cui chiamarono questa cosa pietra, o per cui la compararono a una pietra, sono le seguenti: all’inizio la sua materia è veramente una pietra, così come lo è un minerale estratto dalla terra; questa materia è dura e secca e può venire triturata e pulita come una pietra; dopo essere stata decomposta nei tre principi, che la stessa natura aveva congiunto, si rende necessario che, similmente alla cera, la pietra fusibile sia coagulata di nuovo tramite l’opera dell’arte e resa allo stato fisso, secondo la legge della natura. I filosofi che conservo nella mia memoria non poterono inculcare sufficientemente tale idea ed attrarre l’attenzione sul fatto che è principale, per tutti i ricercatori dell’arte, il saper riconoscere la prima e poi la seconda materia della pietra filosofica. Questa materia è senza dubbio una cosa sola, per mezzo della quale deve necessariamente essere preparata questa sola ed unica pietra, senza alcuna aggiunta di cose estranee, sebbene la si chiami con mille nomi. Loro hanno descritto in modo ammirabile la qualità, l’aspetto, così come la proprietà di questa materia, e la hanno presentata in generale nella seguente modalità. Poiché realizzata al principio dalla composizione di tre cose, essa, senza dubbio e per parlare appropriatamente, non è più che una sola. Prodotta e fatta da uno, due, tre, quattro e cinque, la si trova ovunque. La chiamano anche magnesia cattolica o sperma del mondo, da cui tutte le cose naturali traggono origine. Per natura e forma, essa è ammirabile ed unica, e possiede una qualità difficile da ritrovare e poco conosciuta, che non è né calda e secca come il fuoco, né fredda e umida come l’acqua, né fredda e secca come la terra, ma è un particolare accoppiamento perfetto di tutti gli elementi. In più, essa possiede un corpo incorruttibile che non può venire distrutto da nessun elemento, ma che super di gran lunga, per via delle sue proprietà, i quattro elementi e le quattro qualità, come fanno il cielo e la quintessenza. A causa del suo aspetto materiale esterno, la figura, la forma e la specie, essa è una pietra senza esserlo. Assomiglia di più ad una gomma dal bianco rilucente o a un’acqua bianca. La chiamano anche acqua dell’oceano, acqua di vita, ed ancora la più pura e la più benedetta fra le acque. Ciò nonostante, non è un’acqua che derivi dalle nuvole o da qualsiasi fonte volgare, ma è un’acqua densa, permanete e salata, secca per certi versi e che non bagna le mani, un’acqua pituitaria (resinosa), che sgorga dall’untuosità salata delle due terre. Questo è il doppio mercurio ed Azoth che viene purificato e conservato dal vapore o sudore del globo superiore ed inferiore, il celeste ed il terrestre, e si consuma senza fuoco. Effettivamente, esso è il fuoco universale e scintillante della luce della natura, poiché possiede n sé lo spirito celeste con cui Dio lo anima sin dal principio, e che Avicenna ha chiamato anima del mondo, proprio perché penetra tutte le cose. Come l’anima si trova in ogni parte del corpo umano e si muove in esse, così questo spirito si ritrova in tutte le creature elementari e si muove all’interno di esse. Per di più, esso è il legame indissolubile del corpo e dell’anima ed anche la più pura e nobile essenza, dall’efficacia e virtù mirabili, in cui si celano tutti i misteri. I saggi gli attribuiscono una potenza infinita ed una virtù divina quando dicono: “è lo spirito del Signore che riempie il globo terrestre e che fluttuava all’inizio dei tempi sopra le acque”. Lo chiamano anche spirito di verità nascosto per il mondo, di cui non possiamo aver conoscenza più che per ispirazione dello Spirito Santo o per istruzione di coloro che lo conoscono. Questo spirito, che sta in potenza in tutto e per tutto, di sicuro non può essere ritrovato perfettamente e completamente se non nel nostro soggetto unico.


Insomma, esso è una sostanza spirituale che non è né celestiale né infernale, ma è un corpo aereo, puro ed eccellente, medio fra il più alto ed il più basso, prezioso e bramato fra tutti quelli che stanno sotto il cielo. Nel senso opposto, questa materia viene creduta la cosa più vile e, per così dire, la più abbietta per quelli che non hanno conoscenza di essa o per coloro che si trovano all’inizio dei propri studi. Quantunque venga cercata da molte gente prudente, non è scoperta se non da pochi. Vista da lontano, percepita da vicino, è vista da tutti, ma non è riconosciuta che da pochi uomini, come si può constatare nella poesia che segue:


Questo grande bene, di cui così poco
si preoccupa il mondo, che lo stima pochissimo,
è diviso in tre parti, ma non è altro che uno.
Tutti ce l’hanno sotto gli occhi
e lo tengono in mano, ma non lo riconoscono.
Nella loro ignoranza passano velocemente affianco ad esso,
con passo affrettato. Ecco la ricchezza più
grande. Nessuna persona sarà più ricca di
quella che consce l’arte e possiede una parola
dal doppio senso.


ENIGMA FILOSOFICO

Diviso in tre parti si trova nella materia in cui è posto alla luce del giorno il soggetto principale dell’arte (di prima materia), chiamato Fenice di Filosofi.


PRIMO ENIGMA FILOSOFICO

Se ti confesso le tre parti di questa cosa, non ci sarà spazio per il tuo lamento: io ti mostro, in effetti, la verità; hai bisogno di un’erba a tre foglie, poi chiederai ed interrogherai il Signore.

Trova l’uno nel tre, e da tre otterrai uno.

Sarebbero mille: l’anima, il corpo e lo spirito si manifestano; il Sale, lo Zolfo ed il pesante Mercurio risplendono.

In confidenza, fra me e te: discerni l’erba dalle tre foglie, impara la parola ed il canto; allora, reputati qui saggio nell’arte.


SECONDO ENIGMA FILOSOFICO

Esiste una cosa a questo mondo che si trova ogni dove: dico ciò nel caso tu sia manchevole di favore.

Essa è azzurra e verde e di una potenza incredibile a dirsi! Questa cosa porta con sé un colore bianco ed anche un rosso. Come l’acqua, ecco che fluisce rapidamente e se ne va scorrendo come un fiume; non bagna, è molto pesante e molto leggera. Io le potrei dare mille nomi, tanto più che la maggior parte delle persone la ignorano. Il suo aspetto e comune ma è importante per l’arte. Saggio è colui che la separerà nella sua metà e poi per tre volte la riunirà; quest’uomo retto possiede il nobile soggetto.


TERZO ENIGMA

Questa pietra trae la sua origine dappertutto; è concepita all’interno della terra, nasce sopra la terra, trova vita nel cielo, muore nel tempo ed ottiene finalmente la beatitudine eterna. Se la materia suddetta, che è allo stesso tempo celeste e terrestre e che in principio è una pura mescolanza o un caos con-fuso senza nome né colore particolare, si trova, grazie a questa qualità cui affacciamo allusione, quando è giunta nelle nostre mani e quando è ben nota per via di una conoscenza che i filosofi hanno ottenuto in molto tempo grazie alla parte principale di quest’opera, allora è necessario procurarsi, con la maggior attenzione possibile, tutto ciò di cui essa ha bisogno e ciò che la sua preparazione sembra esigere per la prosecuzione. Con tutto ciò, prima d’iniziare questo rimarchevole lavoro manuale, tutti gli artisti penitenti devono rammentare, senza dubbio, ancora una volta e coscienziosamente, l’insegnamento che abbiamo appena finito di spiegare. È necessario, inoltre, offrire fedelmente questo avvertimento: non ti occupare di quest’opera segreta e dello spirito imperscrutabile, che sta nascosto nella nostra materia, se prima non avrai studiato le sue qualità e le sue proprietà profonde, così come la sua indispensabile conformità con la natura. In relazione a ciò, un filosofo da questo consiglio: “che non ci sia alcun commercio fra te e questo spirito finché non avrai compiuto perfettamente lo studio e posseduto la scienza”. Infatti, Dio è mirabile nelle sue opere e la sua sapienza non ha alcun prezzo; Lui non può soffrire, come abbiamo detto: che nessuno si creda di prendersi gioco di Lui. Certamente, alcuni esempi potranno essere qui riportati per interesse di ciascuno. Molti si buttano troppo alla leggera in quest’opera, ma quando sono repulsi da essa, la questione si pone così male per oro che per alcuni manca solo di rimanere uccisi in laboratorio, oppure sono gravemente feriti in qualsiasi altra circostanza sfortunata. In effetti, l’opera non è di così poco conto come alcuni s’immaginano, stimandola di scarsa importanza poiché i filosofi la paragonano ad un gioco da bambini e ad un lavoro da donne. Ma l’opinione dei filosofi è molto precisa, giacché per la pratica di quest’opera compresero che è piuttosto semplice in se stessa, ed esige poco sforzo, poiché essa è appannaggio unicamente di coloro che Dio ha riconosciuto degni di essere arricchiti dalla sua conoscenza, perché dissero di essa che era tanto facile e semplice. Pertanto, mantieniti attento, fa sempre attenzione, ed abbi timore di non complicarti la vita nel pericolo dettato da una eccessiva fretta. Innanzitutto, comincia bene il tuo progetto rivolgendo lunghe orazioni a Dio per ottenere l’aiuto divino, come abbiamo ricordato fedelmente all’inizio. Allora, non temerai di sicuro nient’altro e non sarai più esposto a rischi di alcun tipo. Ora che hai meditato con il maggior zelo nelle tue preghiere e che tieni in mano la ben conosciuta materia, puoi metterti al lavoro pratico nel tuo laboratorio, senza sforzo, per ricercare il frutto della tua applicazione e del tuo studio, e puoi intraprendere empiricamente il lavoro che conviene ed attuare così l’inizio dell’opera.

Adesso, prima di tutto ti conviene sciogliere molto delicatamente la suddetta materia prima o Primo Essere, anche chiamato dai Filosofi Bene Supremo della Natura. Poi, essa deve venire purificata dalle sue qualità acquosa e terrestre. Di fatti, inizialmente essa appare a chi osserva come un corpo pesante, rozzo, resinoso (pituitario) ed acquoso, somigliante ad una certa nebbiolina. L’ombra che oscura la prima materia, come una foschia spessa e nebbiosa, deve essere separata dalla tua opera, in modo che, con una ulteriore sublimazione, il cuore e l’anima interiori, che se ne stanno rintanati dentro di essa, vengano anche separati, e siano ridotti ad una sottile essenza. Tutto questo può venire realizzato dalla nostra acqua pontica (mercurio filosofico) e cattolica, che irriga e feconda universalmente il globo terrestre con il suo movimento alternato. Essa è dolce, bella, luminosa, limpida e splendente, e supera prodigiosamente tutto il fulgore dell’oro e dell’argento, del carbonchio (pietra rossa, piropo) e del diamante. La nostra suddetta materia, inoltre, conserva in sé e tiene ben nascosta quest’acqua benedetta. Questa materia, cioè corpo, anima e spirito che si sono estratti, deve essere continuamente distillata e congelata nuovamente con un suo proprio sale, allo scopo di essere ridotta comunque ad una sola componente. Questo sale, chiamato dai filosofi Sale della Sapienza, interiormente è di colore rosso quando lo si ritrova della forma della citata materia, ma si trasforma, dopo la preparazione, in un bianco davvero splendente, brillante e diafano. Con il procedimento che hai utilizzato fin qui, chiamato lavoro preparatorio, hai separato il puro dall’impuro, hai reso visibile l’invisibile e di nuovo, poi, visibile o palpabile l’invisibile, ed andando avanti già la materia non è più pesante, grossolana ed informe come all’inizio, ma molto luminosa, di un profumo delicato, di un gusto piuttosto penetrante, di natura estremamente sottile ed aerea, fino al punto che lasciata libera all’aria aperta scapperebbe via e di per sé scomparirebbe, sebbene in quel luogo fosse fissa. Per tale motivo i saggi hanno chiamato questo soggetto Acqua Mercuriale, Mercurio del Sole ed anche loro Mercurio. Se tu volessi impiegarlo come farmaco lasciandolo in questa forma, senza una ulteriore preparazione, esso ti sarebbe di scarsa utilità e per te sarebbe persino un veleno. Per tanto, se tu vuoi godere del suo dono più ricco e del suo uso più vario, è indispensabile che tu proceda ancora un po’ con altri mezzi e lavori particolari per cercare di fare di più.

A questo punto, ti raccomando fortemente di osservare, in modo conveniente, le operazioni che effettua la natura lungo la linea del tempo, e di sforzarti nella loro imitazione all’interno del tuo lavoro. Sapendo ciò, prendi poi due o tre parti della materia acquosa preparata come abbiamo appena finito di dire. Tieni separate le due prime parti. Ma aggiungi alle tre parti dell’altra materia: si tratta del nobilissimo corpo dell’oro, riempito di qualità dal Creatore, contenente la maggior affinità con la materia prima, della quale è amico. Aggiungi una parte di questo su dodici per la prima fermentazione. In effetti, da un lato la materia acquosa, che molto evidentemente si è trasformata in spirituale e celeste per via della preparazione, e dall’altro questo copro terrestre del sole devono venire congiunti e coagulati in un solo corpo. Ciò nonostante, è molto importante segnalare qui che l’oro volgare non ha nessuna utilità per questa operazione, ed inoltre esso deve essere stimato come il meno adatto e praticamente morto. Sebbene venga comunque proclamato da Dio onnipotente il più bello ed il più prezioso di tutti i metalli, gli è stato impedito di crescere perfettamente mentre si trovava nelle miniere. Per di più, con l’uso quotidiano, le sue forze interiori, che sono lo zolfo o l’anima, si sono sensibilmente indebolite, e lo si ritrova ogni volta di più mescolato a sostanze eterogenee che lo insozzano e non gli sono utili per nessuna ragione. Più passa il tempo, meno quest’oro ci è di utilità per la nostra opera. Perciò, cerca con la maggiore attenzione possibile, quest’oro puro che possiede i se stesso uno spirito vivo che non sia ancora stato debilitato e che non è sofistico in relazione al suo zolfo, come abbiano giusto ora terminato di discutere. Che esso venga preso assolutamente puro, come accade quando venga attraversato dall’Antimonio o per il cielo e la sfera di Saturno, venendo purificato dal suo sporco. Per il resto, l’altra materia, a causa del suo spirito e della sua virtù, non può rientrare nella preparazione. Infatti, quest’opera esige interamente un corpo puro, e mai può tollerare in sé, né attorno né vicino a sé, qualsiasi cosa che sia impura.

Adesso, se hai riunito in un piatto da dissoluzione le parti diseguali di acqua ed oro (queste due differiscono molto, naturalmente, non solo per qualità ma anche per quantità, poiché se una, dopo la preparazione, diventa facilmente malleabile, tenera, sottile e morbida, l’altra si trasforma n corpo estremamente rigido, solido e pesante) e le hai ridotte ad uno stato secco, come un liquore o un amalgama, lasciale per i primi sei o sette giorni a fuoco lento, appena tiepido. Separa poi le altre tre parti di acqua di separazione e versale in un piccolo vaso di vetro rotondo simile ad una storta o ad un uovo, poni nel mezzo il liquore riscaldato e così lascia di nuovo il tutto sul fuoco per sei o sette giorni. Così facendo, il corpo del sole verrà pian piano disciolto dall’acqua, e da qui comincerà la compenetrazione dei due, mescolandosi l’un con l’altro tanto dolcemente e con tanta delicatezza, come accade per il ghiaccio nell’acqua calda. I filosofi hanno indicato ciò in molti modi: l’hanno paragonato ad uno sposo ed una sposa, come lo descrive anche Salomone nel suo Cantico dei Cantici. Una volta fatto ciò, aggiungi alle altre l’ultima delle tre parti conservate dal principio, ma non una sola volta o in un solo giorno, ma sette volte, dopodiché il corpo che lì s’incontra diventerà troppo umido ed infine, sommerso del tutto, si dissolverà.

La nostra opera si può paragonare in ciò alla semenza gettata sul suolo: se all’inizio c’è troppa acqua, sia piovana che per l’umidità, non produce nessun frutto, rimane anzi soffocata e il campo seminato dall’agricoltore rimane rovinato. Adesso che hai terminato con tutto ciò, sigilla o luta con la maggior attenzione il vaso, per paura che il composto non perda il suo odore ed evapori. Dopo, poni il vaso nel tuo forno e somministra un fuoco leggero, continuo, aereo (sottile), vaporoso e di primo grado, comparabile al calore proprio della gallina mentre cova le sue uova.



AVVERTIMENTO

I filosofi hanno scritto tante cose in relazione al fuoco vaporoso che chiamano Fuoco della Sapienza. Han detto di esso che non è né elementare (proprio dei quattro elementi) né materiale, ma essenziale e preternaturale, e si chiama anche fuoco divino, ovvero l’acqua di Mercurio posta in movimento per via del fuoco volgare con l’aiuto che gli viene offerto dall’opera dell’arte. Inizialmente, devi digerisci e cuoci con delicatamente, e fa bene attenzione che nessuna parte della materia si sublimi, o come meglio affermano i filosofi, che la signora non comandi l’uomo, o che il marito non abusi della sua potestà sulla sua costola, etc. In questo caso, la materia compie il suo procedimento senza discontinuità e non c’è necessità di nessun altro lavoro che non sia vigilare il fuoco e la sua condotta. Il corpo terrestre del sole, che è stato aggiunto prima, è molto scuro e continua ad apparire poi di un colore tetro e nero, che i filosofi hanno chiamato testa di corvo, che abitualmente dura per un tempo di circa quaranta giorni.

Tanto per cominciare, questo corpo è pertanto totalmente disciolto, triturato, distrutto, purificato e denudato di tutte le sue forze a tal punto che in fine la sua anima viene separata e portata in alto, completamente disgiunta da lui; allora, durante un certo tempo, va ad aderire, come se fosse morto e privo di ogni forza, al fondo del vaso, come fosse cenere.

Ma se dopo di ciò tu aumenti il fuoco e lo regoli senza interruzioni, l’anima ridiscende impercettibilmente goccia dopo goccia, imbeve, umidifica, abbevera e preserva il suo corpo, in modo che non diventi assolutamente secco o bruciato. Comunque sia, essa sale e scende, e questo deve avvenire per circa sette volte. A questo punto, dovrai aumentare ancora un po’ il fuoco, giusto un grado, senza raggiungere il grado massimo, come se avesse bisogno che tu ti affrettassi con lui, e poi il regime moderato del fuoco (quello principale) deve venire regolato con grande attenzione e cura. Ogni tanto appariranno, nel vetro o nel piccolo vaso, numerosi segni e svariati colori che è davvero importante osservare ed annotare. Se li percepirai nel loro ordine, è buon segno che promette un felicissimo risultato. Dapprima appaiono grani (chicchi, acini) simili ad occhi di pesce, poi un cerchio attorno a questa materia, che successivamente si diventa rossiccio, bianchiccio, ed in fine verde e giallo come la coda del pavone reale. Proseguendo, diventa di un bianco purissimo e, per finire, del rosso più bello, quando è stato impiegato l’ultimo grado del fuoco e l’anima e lo spirito si sono uniti in un’essenza indissolubile e perfettamente fissa nel suo corpo che giace sul fondo del vaso. Questa unione o congiunzione, per l’ineffabile ammirazione che suscita, non può essere contemplata senza terrore e spavento. Così, si vede e si scopre il corpo resuscitato, vivente, perfetto e glorificato. Esso mantiene, similmente ad un qualunque tessuto scarlatto, un rosso tipo porpora delle più delicate. La sua tintura trasmuta, penetra e cura tutti i corpi imperfetti. Questo è un assunto di cui abbiamo intenzione di spiegare più approfonditamente più avanti.

Ora che l’opera è stata condotta a buon fine col potere e l’aiuto di Dio tre volte grande, e che a Fenice dei Saggi è stata reperita, genuflettiti nuovamente, prega intimamente e rendi grazia a Dio onnipotente, eminente reggitore dell’intera opera, per gli eminenti benefici e per la grazie che ti ha accordato. Alla fine, non abusare di questo dono, anzi, utilizzalo per la gloria e l’elogio di Dio e in favore dei bisognosi. Ecco pertanto che adesso possiedi la descrizione esatta del processo, grazie a cui potranno venire scoperti, dopo aver preparato e concluso quest’opera magnifica, sia l’Uovo Filosofico che la Pietra dei Filosofi.

Siccome molto raramente si può compiere quest’opera senza incidenti, diciamo, giusto per concludere, che in caso di errore fortuito o di una cattiva operazione, la cosa che occorre facilmente (all’operatore) è un freno considerevole al conseguimento della perfezione, ma bisogna trovare per tempo un rimedio ed applicarlo al problema.

Ecco qui di seguito i segni più chiari di una disposizione contraria, di un cattivo regime o di un atto negligente:


1-Se vedi che qualcosa si sublima e sale prima della dissoluzione e della nigredo, o che una specie di aceto rosso galleggia sulla materia, questo è cattivo indizio.

2- Se la materia inizia ad arrossire troppo presto o troppo rapidamente dopo la albedo.

3-Se alla fine la materia non si presenta in buono stato e si ostina a non coagularsi.

4-Se la materia viene trasmutata ed alterata da un calore eccessivo, in maniera che al momento di ritirarla, posta su un ferro incandescente, non si fonde prontamente come la cera, non tinge e non colora il ferro e dopo non si fissa al fuoco.


Questi difetti e questi errori possono venire facilmente prevenuti, nonché corretti, se non hanno importanza troppo incidente e se vengono individuati per tempo. Ma tutto ciò esige la più grande maestria, i più singolari stratagemmi ed i trucchi della migliore abilità, tutte cosa che un artista esperto deve assolutamente conoscere e riconoscere.

Elencherò adesso il più brevemente possibile tutti questi rimedi, allo scopo di piacere ai novizi ed ai discepoli. Pertanto, se noti uno o più di tali errori, puoi estrarre tutto il composto dal vaso, scioglierlo una seconda volta, imbeverlo, umettarlo, restituirgli la sua efficacia con l’acqua del suddetto mercurio, che i filosofi hanno anche chiamato latte di vergine, o latte, sangue e sudore della materia prima ed anche fonte inesauribile ed acqua di vita, che nonostante ciò, contiene dentro di sé il maggiore dei veleni. Dopodichè puoi cuocere nuovamente la materia per il tempo sufficiente affinché nient’altro si sublimi ed evapori, o perché la coagulazione e la fissazione si realizzino completamente, come è necessario in questa opera, secondo le nostre precedenti indicazioni. In quanto alla fermentazione ed alla moltiplicazione che seguiranno e del loro impiego, tratterò l’argomento nella terza parte.

In fine, converrebbe dire qui qualcosa di più completo circa il tempo richiesto per l’opera, ovvero, quando e in quanto tempo si sviluppa ogni fase, sebbene questo non sia il luogo più adatto per poter precisare la durata. Infatti, i filosofi che abbiamo citato sono di avvisi differenti, dato che si può riscontrare, nei loro scritti, che uno ha ottenuto il risultato più tardi di un altro. Prima abbiamo posto la nostra attenzione sul fatto che in ogni cosa conveniva osservare la natura, in ragione del fatto che essa si manifesta in quelle cose. Se qualcuno si comporta così, se la osserva coscienziosamente e guarda sempre al giusto mezzo, allora egli potrà raggiungere la perfezione più rapidamente, grazie a tale agire.

Ma io ti esorto e ti avverto: non devi oltrepassare, nei tuoi calcoli fuori dallo sviluppo della prima o dalla seconda opera, il segno X, punto medio o segnale, ma dividerlo esattamente e poi retrocederlo (retrogradarlo) con la metà del medesimo segno X, ovvero V, nella composizione dell’opera. Fatto ciò, se torni a congiungerlo di nuovo e conti esattamente la sua XX™ parte, potrai arrivare alla fine della tua opera secondo tal numero o tempo, a condizione che non sopravvenga nessun imprevisto. Appagati per un tale tempo. È temerario da parte tua tentare di cercare il medesimo fine un po’ più rapidamente, poiché uno si può sbagliare sin da subito, perché una sola ora può ritardarti tutto di un mese o può farti guadagnare altrettanto temo se giungi all’obbiettivo. Perciò, è necessario che tu controlli bene il processo e che tu non voglia abbreviare con troppa ostinazione il calcolo, ma neppure allungarlo completamente, come è stato detto, poiché agendo così produrrai un aborto. Molti ricercatori, infatti, per la loro frenesia dovuta ad un falso calcolo o per via della loro inesperienza, non hanno ottenuto null’altro che un elisir inutile, anziché l’elisir sperato.

Ho voluto dare a conoscenza dei figli della sapienza, o per lo meno ad un certo numero di essi, che questa magica essenza no si produce in poco tempo, affinché riflettano attentamente e maturino un giudizio più profondo sopra questo particolare.



ENIGMA

Ci sono sette città, tradizionalmente sette metalli, sette giorni, il numero sette.

Ci sono sette lettere, sette parole in ordine, sette tempi e altrettanti spazi, sette erbe, sette arti e sette pietre preziose. Sei astuto se riesci a dividere sette per tre.

Nessuno esigerà poi di precipitare la metà.

Riassumendo, in questo numero tutte le cose sono in pace.



IL PROCESSO DI TUTTA L’OPERA
Si trova brevemente qui indicato

Prima Operazione.

Sciogli la materia, purificala in modo simile fa in modo che subito la cosa distillata si coaguli.

Seconda Operazione.

Unisci due cose, fai putrefare, annerisci poi e digerisci finché il tutto imbianchi grazie alla tua arte. Per finire, coagula, arrossa e fissa, poiché ciò è utile all’arte. Così ti trasformerai in un uomo illustre. Infine, fermentala nel suo globo (pallone di vetro o uovo di filosofi) e terminerai felicemente tutta l’opera dell’arte. Se allora la otterrai, come si conviene, una sola parte moltiplicherà rapidamente per migliaia di tue ricchezze.

E in modo ancora più conciso.

Cerca tre cose in una sola, poi cerca una cosa in tre, disciogli e sigilla e sarai più convinto dell’arte.



ENIGMA IN CUI SI TROVA INDICATO, INOLTRE, IL PROCEDIMENTO

Lo spirito è dato per un certo tempo al corpo, ma questo spirito, rallegrando l’anima, la purifica grazie all’arte. Se da subito lo spirito attrae verso di sé l’anima, nient’altro mai li separerà o dividerà. Allora, essi permangono nel numero di tre e stanno in luogo di uno solo, finché l’opera non abbia dissolto il suo nobile corpo.

Esso si putrefà, muore e si separa dagli altri: ma col passar del tempo, lo spirito e l’anima si rassomigliano (ricercano) per via di un grande calore o fervore, così come quell’altro elemento che è pesante. Ecco il tutto, la perfezione è pronta e l’opera è glorificata fino al colmo della gioia.





Figlio mio, dammi il tuo cuore

e che i tuoi occhi si compiacciano

delle mie vie.

Proverbi, XXIII, 26.




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