Hydrolitus Sophicus

Introduzione

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

QUARTA PARTE

EPILOGO



Hydrolitus Sophicus


Terza Parte
Chi sarà in grado di magnificarlo per quello che Egli realmente è?
Noi non possiamo vedere che un piccolo numero delle sue opere ed altre più grandi ci restano celate.
Il Signore ha realizzato tutto quello che c’è
e Dio concede la sapienza a coloro che lo temono.

(Ecclesiaste XLIII, 33)



Però elogiarono particolarmente questa pietra perché lo spirito e la potenza nascoste dentro di lei sono lo spirito della quintessenza che sta all’interno del mondo sublunare (letteralmente: che sta sotto il cerchio della luna, ndr): o meglio, del mondo che sostiene il cielo e determina il movimento del mare. Inoltre, fra tutti gli spiriti celesti, esso è lo spirito eletto, quello più mobile, il più nobile, il più puro, a cui tutti gli altri obbediscono come a un re. Dispensa agli uomini salute e prosperità, cura tutte le malattie, prodiga onori temporali e lunghissima vita ai devoti, ma condanna i malvagi che ne abusano con una pena eterna. Esso ha effettuato le sue prove in tutti i (tre) regni ed è stato scoperto perfetto ed infallibile. Per questo Ermete ed Aristotele lo dicono veritiero, senza menzogna, certezza assoluta, segreto dei segreti, virtù divina occulta agli sciocchi, ed ancor meglio, ultima perfezione visibile sotto il cielo, ed ammirabile finale o conclusione di tutti i lavori filosofici. Per tale motivo, alcuni filosofi devoti hanno sostenuto a pieno diritto che (il segreto) fu rivelato sin dai tempi del grande Adamo, il primo uomo, e che successivamente tutti i santi Patriarchi lo avevano cercato con eccezionale bramosia.


È stato detto, in effetti, che Noé, che costruì l’arca, e Mosé, che eresse il tabernacolo e fabbricò i vasi d’oro, al pari di Salomone, che innalzò il tempio in onore di Dio e compì molte notabili opere, di ogni genere d’ornamento ed altre opere considerevoli, ottennero grazie alla pietra una lunga vita ed immense ricchezze.


Inoltre, i filosofi hanno confessato che grazie alla pietra scoprirono le sette arti liberali ed ottennero col suo aiuto i mezzi di sussistenza ricercati. E Dio fece loro beneficio di ciò affinché eventualmente non fossero interrotti nei loro studi e nella ricerca della sapienza a causa della povertà, e perché non venissero ridicolizzati o presi in giro dai ricchi e dagli empi di questo mondo, per averli adulati o per aver loro rivelato, in cambio di soldi, l’arte ed i suoi segreti così come la loro sapienza, dopo essere stati costretti alla mendicità. Per di più, loro (i filosofi, ndr) poterono scrutare, grazie alla pietra, i grandi misteri occulti dei miracoli divini, e conobbero le immense ricchezze della gloria divina. In questo modo Dio desta e risveglia certi cuori per condurli verso la conoscenza. Ma non hanno cercato né desiderato di ottenere, grazie a questo tesoro di grandi ricchezze, il godimento dei beni temporali o il prestigio mondano; meglio, ricavarono tutto il loro diletto e tutta la loro gioia dalla contemplazione di miracoli occulti nelle creature. Di certo esaminarono ed osservarono le opere e le creature mirabili di Dio onnipotente in una maniera molto precisa, cui sono abituati, ahimè, gli uomini del secolo attuale. Questi ultimi non sono avvezzi a contemplarle in nessun altro modo che non sia quello delle vacche e dei buoi, e per di più ricercano questa nobile arte per pura avarizia, lussuria, orgoglio, per onori temprali e per voluttuosità, che è il peggiori dei deliri. Infatti, Dio non rivela certi doni come questi agli empi e a color che disprezzano il suo verbo, ma unicamente agli uomini che trascorrono la loro vita a questo mondo malvagio e impuro in pace ed onestà, unicamente a coloro che sono probi e che tendono la mano del soccorso al loro prossimo nel momento della necessità.


Questo è quanto rivelano i seguenti versi del poeta:


Quest’arte, che il mondo
non può acquisire con l’oro,
data è da Dio agli onesti ed ai probi.
Se qualcosa conosce il volgo,
non si tratta certo dell’opera.
In vano l’empio qui ricerca la pietra.
Colui che ammira silenziosamente questa cosa,
abita dove vuole.
Non teme alcun accidente, né ladro, né malanno.
Ma poco numerosi sono gli uomini che possono
ricevere questi sacri regali.
Dio, che li tiene sul palmo della sua mano,
li offrirà a chi preferisce.


Altre cose inerenti l’azione, la virtù e l’utilità di quest’arte sono state scritte e pubblicate da altri scrittori. È così che hanno descritto il modo in cui, da questa pietra ben preparata e ridotta alla massima perfezione, si ricavi la medicina delle medicine, e come possa curare non solo tute le malattie come la gotta e la lebbra, ma anche come devolva la giovinezza e restituisca le forze perse ed il vigore primigenio alla gente caduca che ne faccia uso, e come rianimi e ristabilisca quelli che sono moribondi. Ciò nonostante, non avvicinerò quest’argomento nel mio trattato perché non sembri che voglia prescrivere, con simile elogio, un rimedio ai medici ed alla loro facoltà, dato che non sono in alcun modo medico. Ma lascio il compito di giudicare con cura e pronunciare la sentenza a colui che per la grazia divina possegga la cosa e sappia adoperarla in maniera conveniente. Tuttavia, per quello che riguarda le altre qualità della pietra ed il vantaggio ricavato dal suo impiego, aggiungerò qui alcune osservazioni fatte grazie all’esperienza visiva e quotidiana, cui io stesso ho preso direttamente parte col favore della divina clemenza.


In primo luogo, non mi è possibile descrivere né esprimermi adeguatamente al merito della questione, visto che la cosa ha portato alla conoscenza di Dio ed ai miracoli della natura, che si sono manifestati grazie a quest’arte. L’uomo potrà, infatti, vedere nei suoi dettagli, così come in uno specchio, l’immagine della Santa Trinità in un’essenza divina indissolubile, e come si divida e rimanga tuttavia un solo Dio. Allo stesso tempo vedrà nella seconda persona della divinità (Cristo, ndr) ciò che concerne la contrazione (incorporazione, ndr) della carne umana, la natività, la passione, la morte e la resurrezione, così come l’esaltazione e l’eterna beatitudine che ha meritato con la sua morte per noi uomini, sue creature. Dopodiché vedrà cosa concerne la purificazione dal peccato originale e le tappe da percorrere, senza le quali il progetto e le azioni di ogni uomo, al pari delle sue opere, sono vane e contano poco o nulla.


In definitiva, vedrà ogni articolo della fede cristiana e l’intera via che l’uomo deve seguire necessariamente attraverso peripezie, pericoli ed angustie, per rinascere, infine, ad una nuova vita, argomento questo che riprenderò in modo più esteso nella quarta parte del libro.


In secondo luogo, per quanto riguarda l’utilità corporale e naturale che proviene dalla pietra, ho intenzione di indicare qui brevemente, al fine di mantenere la mia promessa, in che modo tutti i metalli imperfetti vengano trasmutati in metalli perfetti ed in oro brillante e puro per via della sua Tintura. Se la pietra o elisir, di cui abbiamo tanto parlato, è stata condotta fino a compimento desiderato e se adesso deve venire usata, come ho appena finito di dire, per tingere, è necessario per prima cosa farla fermentare e aumentare, operazione senza la quale non si potrà fare, se non con grande sforzo, una proiezione adeguata sugli altri metalli e sui corpi imperfetti con la sua tintura, a causa della sua sottilità.


Per tale fatto è importante, in primo luogo, prendere una parte della medicina con tanta frequenza descritta ed aggiungere tre parti del miglior oro, fuso e purificato con antimonio e ridotto in tre piccole lamine. Che essi si fondano insieme nel crogiolo secondo abitudine. Fatto ciò, tutto il composto si trasforma in una tintura pura ed efficace, di modo che una parte di questa tintura è capace infine di tingere mille parti di metallo semplice e trasmutarle in oro.


Nota: quanto più puri e prossimi alla materia sono i metalli, tanto più facilmente la tintura li assume, la moltiplicazione è di qualità migliore e si realizza con maggiore facilità. Infatti, tutto ciò che qui dovesse trovare impuro, senza possedere le qualità richieste, viene totalmente respinto come scoria. L’aumento qualitativo e la trasmutazione si possono realizzare con pietre preziose che non presentino alcun difetto, allo stesso modo che con metalli imperfetti. Il cristallo può essere tinto e può venire paragonato in fine alle pietre più nobili e preziose. Molte altre cose, comunque, si potrebbero realizzare grazie a questo mezzo, ma non devono essere assolutamente rivelate al mondo empio. I filosofi che abbiamo citato molte volte, come oggi tutti i veri cristiani, a cui Dio tre volte grande e buono ha concesso quest’arte e che ha gratificato con la sua ricchezza, prenderanno, in questo magistero, cose tanto eccellenti ed altre del medesimo genere per ciò che c’è di più vile ed inferiore. Infatti, esse devono essere considerate un nonnulla in relazione alla conoscenza prima delle meraviglie celesti.


Sai, a dire il vero colui al quale l’Altissimo ha concesso, per sua grande clemenza, questo dono, di per sé apprezza, al cospetto dei beni celesti, tutto l’argento e tutte le ricchezze di questa terra come se fossero spazzatura e fango adatte a ricoprire le piazze pubbliche. Con tutto il suo cuore e tutto il suo desiderio, egli cerca di contemplare in modo celestiale e, per tutta verità, nella vita eterna ciò che quaggiù gli è apparso in forma terrestre e figurata, e si sforza di sfruttarlo. Così bene testimonia il fatto re Salomone, quando dice (Sapienza, VII, 8 e 9): «Ho stimato e preferito la Sapienza ai regni ed ai troni, mercurio è stato più prezioso che tutte le ricchezze. Non l’ho eguagliata alle pietre preziose poiché tutto l’oro, da parte sua, non è nulla più che un po’ di sabbia, e l’argento, paragonato ad essa (la sapienza, ndr) deve venire reputata fanghiglia». Perciò quelli che cercano quest’arte per gli onori temporali, piaceri e ricchezze che devono sgorgare da essa, sono dichiarati e considerati più pazzi dei pazzi stessi. Mai potrà loro toccare in sorte ciò che cercano con tanto dispendio di tempo, con spese così grandi, con tanto sforzo e fastidio, ed è per questo che tormentano così tanto il loro cuore, la loro anima e tutti i loro pensieri. Per questa ragione i filosofi non hanno provato altro che disprezzo per le ricchezze temporali, non perché fossero malvagie in se stesse, visto che sono lodate grandemente da Mosè nel capitolo II della Genesi ed in molti altri passi delle Sacre Scritture, come cose preziose ed eccellenti doni di Dio, ma a causa del cattivo utilizzo che si fa di esse, ed è certo che questo costituisca un ostacolo rilevante per gli uomini che vogliano raggiungere il bene giusto e veritiero e che facciano confondere tutti gli altri, che per altro modo sarebbe giusto in questo mondo. Questo è ciò che esposto, con grazia, anche il grande Marcello Pallingenio Stellato, nel suo poema intitolato lo Zodiaco della Vita. Sotto il segno del Sagittario ha descritto la detestabile avarizia e lì adesso vogliamo rimetterci alla parola del benevolo lettore. Lì si può notare e dedurre che quest’uomo illustre, visto che veramente possedeva questo dono, come viene evidenziato nel suo Zodiaco della Natura, ha considerato di poco conto, in riferimento alla virtù, ed ha disprezzato l’oro e l’argento, che non sono niente di più che beni temporali.


Per tale fatto, tutti, come già si è ricordato, collocarono la conoscenza e la sapienza delle cose celesti molto più in alto delle cose terrestri e caduche. Durante il corso della loro vita, i filosofi tennero ben in vista, in tutte le loro azioni, unicamente il risultato e lo scopo fino al punto che, grazie a questo comportamento, poterono crearsi un nome immortale e ricevere lodi perpetue. Ciò è quello che viene insegnato dal saggio Salomone nei suoi proverbi, quando dice (Proverbi, XVI, 16): «Acquisisci la sapienza perché è migliore dell’oro, e l’intelligenza è più preziosa dell’argento». E più avanti dice (Proverbi, XXII, 1): «Il buon nome è migliore di ogni grande ricchezza, e l’arte è migliore dell’oro e dell’argento». Il Siracide, uomo saggio, propone la seguente esortazione (Ecclesiaste, XLI, 12): «Abbi molta attenzione del tuo nome, poiché così ti durerà molto più che mille grandi tesori d’oro».


Come è già emerso, i filosofi non hanno potuto glorificare e celebrare sufficientemente questa pietra, per tutte le sue virtù differenti che scaturiscono da questa filosofia della pietra. Perciò riunirono nei loro scritti tutto ciò che concerne lo studio e la pratica, in modo che dopo di loro si possa tramandare l’arte, trasmettere la saggezza e che si possa, in futuro, adattarsi al suo insegnamento. Ma per gli ignoranti tutto resta oscuro, nebuloso, difficile da comprendere, cosa di cui si lamenta vivamente Salomone nei suoi Proverbi, all’inizio del capito VI, proprio lui che esorta gli uomini a ricercare la sapienza con la maggior attenzione, dicendo: «Figlio mio, mantieni un comportamento umile, poiché questo è meglio di tutto ciò per cui il mondo ti tenta. Quanto più grande sei, tanto più fatti umile, ed il Signore ti colmerà di favori, poiché il Signore è l’Altissimo ed ha disposto grandi cose per gli umili» (Ecclesiaste, III, 17).




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