SCRITTI DI ANGELO LANATI




ALCUNI ASPETTI DEL PROBLEMA DEL BENE E DEL MALE ALLA LUCE DELL’ANTROPOSOFIA



Questo breve saggio si propone di esporre in modo sintetico, alla luce della scienza dello spirito (antroposofia), idee e concetti sul problema del bene e del male che normalmente si trovano diffusi nell’opera di Rudolf Steiner e di altri autori di orientamento antroposofico in forma più estesa, integrati da punti di vista personali.

Il presente modo di trattazione mira soprattutto a favorire una sintesi concettuale interiore da parte del lettore, per un ulteriore approfondimento individuale. La difficoltà intrinseca di alcuni concetti e prospettive non esclude insomma il tentativo di facilitarne la comprensione con un approccio olistico. Nel presente contesto tale espressione non significa naturalmente ‘esauriente’, ché forte è stata anzi la tentazione a desistere da questo intento, tra lo Scilla e Cariddi del “tutto è già stato detto” e dell’opprimente difficoltà dell’argomento stesso. Ma l’esperienza mi ha insegnato che quando un’azione interessante non nuoce è quasi sempre meglio compierla anziché porsi delle remore paralizzanti.


Una prima enunciazione di alcuni concetti in forma essenziale, a cui seguirà un commento, può essere la seguente:


Considerando il primo punto, ci troviamo innanzitutto di fronte all’obiezione che il male era fortemente presente anche in passato, o addirittura alla pessimistica convinzione popolare secondo cui questo è sempre esistito e sempre esisterà.

A quest’ultima affermazione si può contrapporre una riflessione sul significato del termine latino introdotto dal genio del linguaggio per indicare il pianeta su cui viviamo e su cui si svolge la storia umana. La parola “mundus” ci appare allora chiaramente profetica di un lontano futuro in cui, secondo la visione evoluzionistica di R. Steiner, la Terra verrà appunto ‘mondata’, e diventerà il “cosmo dell’amore”.

Rispetto alla prima affermazione, occorre invece distinguere tra ciò che si presenta come difficoltà oggettiva nella sfera del volere e del sentire e ciò che costituisce un reale problema rispetto alla consapevolezza e alle motivazioni del proprio agire nella sfera morale.

Anche se nei secoli passati il male era grandemente presente nella storia, questo veniva generalmente percepito come un ostacolo da superare, qualcosa contro cui combattere, nell’ambito di varie culture che individuavano chiaramente ciò che è bene e ciò che è male per l’uomo.

Oggi invece un’ampia corrente di agnosticismo, relativismo e amoralità rendono particolarmente grave il male in quanto problema di coscienza.

Rispetto alle manifestazioni esteriori del male e del bene come benessere e sofferenza, ciò che appare anzitutto evidente è la situazione di polarizzazione geografica degli effetti oggettivi della lotta tra le forze del bene e le forze d’opposizione determinatasi negli ultimi secoli. Ciò si manifesta nella grande differenza delle condizioni di vita nei paesi ‘più avanzati’ rispetto a quelli ‘sottosviluppati’, eufemisticamente chiamati “in via di sviluppo”.

Mentre in passato le condizioni materiali della maggior parte delle popolazioni del mondo non si differenziavano drasticamente, nonostante le diverse situazioni sociali e politiche, essendo generalmente a tutti possibile godere almeno dei frutti della terra, è oggi di tutta evidenza come carestie (di carattere generalmente più devastante che in passato), genocidi, guerre civili e tribali di crudeltà senza precedenti e condizioni di vita subumane si siano concentrati nei paesi meno progrediti, a causa, in gran parte, del modello di sviluppo dei paesi occidentali tecnologicamente più avanzati. Occorre anche notare come situazioni sociali oggi ritenute insopportabili, quali la divisione in caste e la schiavitù, venivano un tempo accettate e sopportate a causa del diverso stato di coscienza di allora. Le guerre stesse dell’antichità, nonostante la loro distruttività, avevano il compito storico di mescolare le diverse culture tra vinti e vincitori e di avvicendare le civiltà, nonché di sviluppare nei combattenti la virtù del coraggio, inteso anche come attiva presa di possesso della propria corporeità e del mondo fisico. Ma in tempi più recenti, a detta dello stesso Steiner, un elemento di confusione si è aggiunto all’intrinseca distruttività delle guerre, per cui la loro funzione civilizzatrice è venuta scemando, quando non si è del tutto trasformata in negatività. L’imperfetto sviluppo morale dell’umanità ha poi indotto un male oggettivo di inaudita gravità: la distruzione sistematica dell’ambiente naturale, ormai non più inteso come “Madre Terra”, ma come semplice oggetto di sfruttamento.

Chi in ambito antroposofico tende a minimizzare tale processo, obiettando che comunque la Terra dovrà in futuro essere ridotta in polvere per “eterizzarsi”, non tiene conto del fatto che la piena coscienza e il potere per tale evoluzione è nelle mani delle Gerarchie Spirituali, che controllano anche gli esseri chiamati Asuras, che esercitano le forze disgregatrici, mentre l’intervento umano distruttivo, in vista dello sviluppo dell’ “anima cosciente”, ha un senso e delle soglie di tollerabilità che sono state e vengono continuamente di gran lunga superate.

Per quanto l’azione terapeutica del Cristo nella sfera eterico-vitale che circonda e impregna la Terra, con l’aiuto delle Gerarchie Celesti possa in gran parte rimediare alle devastazioni umane, a togliere cioè “i peccati del mondo” (gli effetti esteriori oggettivi del male”), non dovremmo comunque illuderci che l’immensa energia spirituale impiegata in tale azione non venga poi in parte sottratta al successivo sviluppo dell’evoluzione umana lasciando in questa una debolezza.

Se quindi alcune forme di male oggettivo e morale del passato sono scomparse o molto attenuate, dovrebbe esser chiaro come altre di ben più vaste proporzioni sono oggi apparse. Alla distruzione della natura dobbiamo aggiungere fenomeni come la disoccupazione, con tutto il suo effetto angosciante e paralizzante della creatività umana, la manipolazione della verità da parte dei media e il venir meno delle tradizioni e delle forme sociali del passato non sostituite da nuovi valori morali. Il tutto ha ingenerato una situazione di grandi conflitti mondiali e di tensione all’interno delle stesse società opulenti. Ed è proprio in queste società che si giocano maggiormente i destini dell’umanità, in quanto la liberazione dai bisogni elementari di sopravvivenza pone le coscienze umane di fronte ad un bivio: invischiarsi e addormentarsi sempre più in seno al materialismo, oppure sviluppare una nuova spiritualità nel senso dell’anima cosciente e dell’individualismo etico prospettato da R. Steiner.

“E’ comunque inscritto nella necessità-provvidenza dell’evoluzione il fatto che l’umanità venga sottoposta gradualmente a tutte le possibili tentazioni, perché essa possa poi sviluppare anche il più elevato grado di libertà e capacità creativa .Per inciso, vale la pena di ricordare come l’invocazione del Padre Nostro “non ci indurre in tentazione”, in base ad una giusta interpretazione del testo evangelico andrebbe intesa nel senso di: “non lasciarci cadere dentro la tentazione”.

L’archetipo sintetico di tutte le prove umane è contenuto nelle tentazioni di Cristo nel deserto. Nella tentazione a chinarsi di fronte al demonio per ottenere potere nel mondo vediamo un attacco alla sfera umana della volontà, nel tentativo di sviarne la vocazione creativa verso il dominio egoistico sugli altri uomini. Lo strumento che nella storia è maggiormente invalso in tal senso è quello del denaro, divenuto ormai fine a se stesso e in grado di dominare l’economia mondiale. A ciò si potrà rimediare solamente se al tentativo di applicare varie teorie politico-socio-economiche, per quanto intelligenti esse siano, si aggiungerà, da parte di un sufficiente numero di individui, l’elemento morale interiore.

La seconda tentazione riguarda la sfera del sentire: il “gettarsi dal pinnacolo del tempio” rappresenta infatti il lasciarsi cadere dalla sfera della ‘coscienza morale’ illuminata dal pensiero che sta al vertice del ‘tempio umano’ verso le brame del ‘corpo astrale’ (anima non ancora purificata).

Nell’attuale società possiamo vedere gli effetti di tale tentazione nel fenomeno devastante delle droghe e in una cultura desacralizzante del rapporto tra la ragione e il sentimento con i fenomeni vitali e la creatività, che degrada il mistero cosmico della sessualità ad erotismo, pornografia e violenza. Credo si debba riferire in particolare a questa tentazione l’accenno di R. Steiner agli ‘esseri elementari’ che al momento del risveglio sussurrano all’orecchio dell’uomo che “il male è bene, e il bene è male”. Tale azione è pure legato alle forze di origine angelica che operano nel corpo astrale. Se l’angelo custode non può contribuire sufficientemente all’elaborazione di pensieri e sentimenti spirituali con la collaborazione dell’uomo durante il giorno, nella fase notturna quanto vi è di negativo in tal senso si trasforma in impulsi di bramosia che scendono fin nella sfera eterico-vitale.

La terza tentazione tende a diffondere il materialismo nella sfera del pensiero. Illudersi di poter trasformare le pietre in pane significa voler ottenere la vita partendo esclusivamente dal mondo inanimato; per mezzo della tecnologia ci si avvale oggi a tal fine anche del pensiero morto e dualistico del computer. La manipolazione genetica nel regno vegetale, animale e persino umano ne sono un triste esempio; ma anche gran parte della farmacopea e delle concimazioni si collocano in questa scia. Tale situazione viene per così dire riassunta e coronata in negativo dalla cosiddetta “realtà virtuale”, con cui le forze d’opposizione cercano di sostituire le immaginazioni, ispirazioni e intuizioni della creatività animica individuale con succedanei irreali e menzogneri che rendono schiavi delle effimere esperienze esteriori del momento.

Come spunto per una ricerca ed approfondimento, alla luce dell’antroposofia, dell’impulso di queste tentazioni nella storia del ventesimo secolo, suggerirei i seguenti riscontri.

Con l’inizio di questo secolo comincia pure (secondo R. Steiner) la nuova “epoca luminosa”, in sintonia con l’impulso di pensiero portato nel mondo dallo stesso Steiner con la scienza dello spirito. Tale impulso nella sfera umana del pensiero coincide con l’azione del Cristo nell’eterico secondo il ritmo di 33 anni e un terzo. Al termine di tale periodo le forze dell’Anticristo sono riuscite a soffocare in gran parte tale impulso agendo nella sfera opposta della volontà con l’avvento del nazismo. Nel secondo periodo, fino al 1966 circa, possiamo osservare un attacco alla sfera del sentimento con la diffusione dell’edonismo e infine delle droghe. Nell’ultimo periodo del secolo, vediamo come nell’impulso di progresso legato alla sfera della volontà, favorito dallo sviluppo della tecnologia, si sia inserito il pensiero rigido e morto del computer.

Se queste fasi storiche di confronto con le tentazioni riguardano sostanzialmente le tre forze dell’anima, tutto sta ad indicare che nel prossimo futuro l’umanità dovrà confrontarsi con una quarta e più terribile tentazione. Si tratterà di decidere se adorare Dio o il demonio, di scegliere nettamente tra Cristo e L’Anticristo. L’attacco di quest’ultimo sarà cioè sempre più rivolto all’Io stesso dell’uomo, per trasformare quest’ultimo in un manichino vivente manipolato dall’esterno.

Per verificare l’idea che il problema essenziale del nostro tempo sia quello del male, sullo sfondo delle precedenti considerazioni occorre riflettere su due fatti fondamentali.

Il primo, a cui abbiamo già accennato, verificabile anche da chi non si riconosce nell’antroposofia, consiste nel fatto che, a parte l’aumento quantitativo del male nella sfera materiale e sociale esteriore (cosa che i più ottimisti potrebbero forse eccepire), ciò che rende veramente tale il problema per le coscienze individuali risiede nel progressivo venir meno, nella cultura dominante, dell’idea stessa di ciò che è bene e ciò che è male.

In perfetta coerenza con la visione materialistica della realtà, i principi morali sintetizzati nei dieci comandamenti della religione cristiana e nelle corrispondenti norme morali delle altre religioni, nell’etica laica occidentale vengono praticamente ridotti a due: non rubare e non uccidere, intesi in senso letterale e ristretto all’aspetto della persona umana che si può vedere e toccare; tutt’al più tale concezione si estende alla tutela della reputazione e dell’immagine personale intese come prolungamento della proprietà. Gli altri comandamenti vengono percepiti in modo nebuloso, quando non del tutto ignorati (vedasi i primi quattro e l’ottavo) se non addirittura più o meno irrisi (vedasi il sesto, il nono e il decimo). A questa tentazione continuano ad opporsi le chiese e molti movimenti religiosi e spiritualistici, muovendosi però ancora sul piano di un certo moralismo, fondato su semplici esortazioni, su un certo opportunismo spirituale, e sull’ ‘obbedienza’ a quanto si dice nei testi sacri. Certo si può obiettare che in ambito religioso si parla spesso dell’amore come fondamento delle azioni; ma a livello di conoscenza questo sembra poi un oggetto misterioso che si aggira spaesato nelle concezioni dominanti. Ciò che si rende spiritualmente necessario per i nuovi tempi è la possibilità di penetrare, col pensiero (logico, immaginativo o ispirativo che sia) nel mistero della ‘lettera’ dell’enunciazione delle norme morali, con cui compenetrare il sentire e il volere, per una ‘moralità e amore cosciente’. Questo è il compito dell’antroposofia, che è un ‘servizio’, un ‘perfezionamento della legge e dei profeti’, non una semplice, velleitaria operazione di ‘sostituzione’.

E’ comunque grandemente significativo il fatto che la ‘lettera’ dei dieci comandamenti non sia stata espressa in forma esclusivamente imperativa, bensì al tempo futuro: “Non avrai altro Dio al di fuori di me...” ecc. Si tratta cioè di una visione profetica dell’evoluzione umana che, in una prima fase dello sviluppo religioso dell’umanità doveva necessariamente venire interpretata in chiave paternalistico imperativa. Per il futuro più o meno lontano non si prefigura però con questo una generica ed arbitraria libertà di coscienza, bensì una moralità fondata sull’individualismo etico che riscoprirà e reinterpreterà le leggi del Sinai con le intuizioni morali; la moralità consisterà allora nella capacità di armonizzare gli impulsi universali del mondo spirituale con l’inventiva del singolo di fronte alle difficoltà, necessità ed opportunità particolari, così che la dimensione macrocosmica non venga dimenticata e quella microcosmica non venga mortificata. L’attuale conflitto tra vecchi moralismi, agnosticismi, amoralità e nuovi impulsi di coscienza, rappresenta una fase intermedia mirante a stabilire le condizioni esteriori per un’elaborazione della libertà nel senso dell’individualismo etico.

In tale situazione, chi si riconosce nell’antroposofia si trova allora a dover scegliere tra due atteggiamenti fondamentali rispetto a chi segue le religioni tradizionali (nei modi tradizionali) o altre vie spirituali.

Il primo consiste nel muoversi esclusivamente in ambito antroposofico (il che naturalmente può essere per molti un effettivo compito karmico) senza cogliere quei suggerimenti ed opportunità offerti dal destino per incontrare ‘da uomo a uomo’ (prima ancora che a livello di pensiero dialettico) le suddette persone. Questo tipo di integralismo può condurre in alcuni casi alla diffidenza verso chi segue una via apparentemente opposta e, al limite, a fantasticare di presunti complotti contro l’antroposofia stessa, miranti a compromessi pratico-ideologici tra questa e altre religioni o movimenti spirituali. Tale atteggiamento si basa spesso su una sottile sfiducia nell’uomo, partendo da una considerazione sommaria e superficiale dei fatti e delle affermazioni di R. Steiner, e sfociando nell’idea apprensiva che gli antroposofi ‘normali’ non siano in grado di farsi una sana visione del mondo e di comportarsi di conseguenza ove non siano guidati dai veri ‘interpreti e rappresentanti’ dell’antroposofia. Con questo ci si ritrova proprio in una forma di paternalismo che nelle intenzioni si vorrebbe superare. Mentre per la concezione religiosa tradizionale il male non discende da una ‘caduta necessaria’ verso la materia (che dal punto di vista antroposofico ha un aspetto evolutivo positivo) ma dal “peccato originale” che rende l’uomo essenzialmente cattivo, negli atteggiamenti considerati si tende a vedere il male nell’incapacità degli antroposofi di badare a se stessi (naturalmente non solo in questo...).

Un elementare esercizio di pensiero dovrebbe suggerire che se un’idea antroposofica è veramente compresa, questa risplende nelle tenebre, senza che alcuna suggestione estranea la possa offuscare; ma se non è veramente compresa questa potrà veramente confermarsi e rafforzarsi solamente nel libero confronto con altre idee ed esperienze. Mentre nella sfera morale del sentimento non ha senso andare alla ricerca di altre tentazioni oltre a quelle che il karma ci fornisce abbondantemente, nella sfera del pensiero e dei rapporti umani la situazione è per certi versi capovolta: più esperienze intellettuali ed incontri con altre persone si fanno, più possibilità si hanno di formarsi un’autonoma capacità di giudizio.

Il secondo atteggiamento è quindi in certo qual modo polare rispetto al primo; ma non nel senso di teorizzare opportunistici sincretismi ideologici o accordi al vertice tra le istituzioni antroposofiche e quelle religiose o di altro tipo, ma proprio nel senso di non chiudere le porte a tutte le opportunità karmiche che ci vengono offerte per incontrarci con altri uomini, alla luce del triplice invito di R. Steiner rivolto in varie occasioni sia ad uditori ‘profani’ sia ai più esperti antroposofi (e questa circostanza non andrebbe dimenticata):


Ritengo qui opportuno notare come non sempre l’espressione “antroposofia” e “scienza dello spirito” vengano da R. Steiner impiegate in modo equivalente. A volte con “antroposofia” egli intende il complesso di verità da lui stesso rivelato, in relazione più o meno stretta con le strutture antroposofiche esistenti; altre volte con “scienza dello spirito” egli intende una disposizione interiore ed una metodologia di ricerca della verità, come nel caso del gotheanismo, o anche semplicemente l’elementare aspirazione a comprendere la realtà in senso olistico, senza pregiudizi. Tale distinzione di significati mi sembra avvalorata anche dall’espressione talvolta impiegata da R. Steiner: “scienza spirituale ad orientamento antroposofico”. Se i due termini fossero esattamente equivalenti (in pratica li si può anche usare come tali, purché si sappia che a livello più profondo esiste una differenza) tale precisazione sarebbe superflua. Riguardo al terzo punto si prospetta quindi la possibilità di vie di conoscenza positive ad indirizzo spirituale oltre all’antroposofia strettamente intesa.

Quanto alle due prime enunciazioni, mi sembra evidente come esse vadano nel senso di tutte le precedenti considerazioni. Che senso avrebbe altrimenti per R. Steiner sottolineare in diverse occasioni la necessità della libertà religiosa, in relazione alla natura divina dell’Io altrui, parlando ad antroposofi per i quali tale idea dovrebbe già essere del tutto evidente, se tale espressione non suggerisse anche uno scambio di esperienze umane in base alla fiducia sulle potenzialità di ogni essere umano e all’interesse per ogni cammino evolutivo individuale?

Possiamo infine domandarci: ad Arimane e a Lucifero conviene maggiormente che le religioni cristiane scompaiano al più presto e che comunque ogni movimento spirituale rimanga chiuso in se stesso nella presunzione di poter prevalere alla lunga sugli altri, oppure che gli uomini si industrino a fraternizzare cercando ciò che li può unire, mantenendo comunque “in foro interiore” quanto sarebbe motivo di conflitto? Una risposta meditativa e non viscerale a questa domanda, in relazione ai punti precedenti, può essere di grande aiuto rispetto al problema del male, sulla via della socialità e della conoscenza.


Nella precedente quarta epoca di culture il male principale per l’umanità veniva percepito nei processi di morte. Questo è da intendersi nel senso di una progressiva perdita della chiaroveggenza atavica e della percezione della presenza divina nell’anima e nella natura. Sintomo di tale situazione è stato ad esempio il tentativo, da parte della scolastica, di dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio: in precedenza non ve n’era bisogno, essendo la presenza divina più o meno percepita direttamente nell’anima umana. E’ pure nota la rappresentazione di tipo ombratile che i Greci avevano della vita dopo la morte, corrispondete peraltro alle reali esperienze dell’anima nel post mortem in quel periodo storico. A parte la prospettiva dei campi Elisi per i più saggi, la morte veniva allora percepita come un dramma.

Oggigiorno, pur rimanendo quello della morte un problema oggettivo, questo viene generalmente in vari modi rimosso dalla coscienza: esso agisce nell’inconscio, ma non ci si pensa, se non di sfuggita, e raramente in modo meditativo.

L’ombra che avvolgeva progressivamente l’anima umana era preceduta, prima dell’avvento del Cristo, da un ancor più grave pericolo: la cosiddetta seconda morte, o morte dell’anima. L’anima umana rischiava cioè di non potersi più incarnare nei corpi fisici, a causa del progressivo indurimento degli stessi. Questa misteriosa entità descritta da R. Steiner come “fantoma”, l’insieme architettonico di forze terrestri spirituali costituenti il vero corpo fisico invisibile che suscitano però in noi la percezione del corpo visibile materiale, si stava cioè sclerotizzando e disfacendo.

Con la morte sul Golgotha, oltre a spiritualizzare l’intera materia del nostro pianeta, il Cristo ha compenetrato il proprio corpo fisico “fin dentro le ossa”, e con ciò ha pure risanato la compagine del fantoma di tutti gli esseri umani presenti e a venire, permettendo loro di continuare ad incarnarsi e scongiurando così anche la morte dell’anima.

Considerando quanto ci dice R. Steiner riguardo alla secondo venuta del Cristo nell’eterico nel nostro tempo, e in particolare il suo accenno ad un grande evento spirituale alla fine del ventesimo secolo, si configura dinanzi a noi l’immagi-

Vediamo quindi il seguente schema con un commento.

ne di un’evoluzione in cui duemila anni fa il Salvatore risanò il mondo e il corpo fisico umano instillando, sia pure germinalmente, nelle coscienze il senso dell’Io indi viduale, mentre attualmente Egli agisce di nuovo infondendo forze eteriche vitali risanatrici nel mondo continuamente distrutto dall’uomo fisicamente e in seguito ai suoi ‘peccati’.




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