II pensiero dell'antico "artista" ermetico

Su quale pensiero, su quali basi poggiava l'antica scienza dell'alchimia, che, come ben sappiamo, era molto più di una proto-chimica? Spesso, sotto lo spesso velo del simbolo e della metafora, si cela un sapere profondo, una conoscenza della natura che stupisce e che dimostra un profondo contatto con l'ambiente.




Alla luce delle moderne scoperte in merito alla struttura della materia, si potrebbe affermare che la fisica (assieme a tutte quelle scienze che se ne 'servono') abbia raggiunto il livello più profondo della conoscenza scientifica in senso biunivoco, ovvero sia riferendoci all'infinitamente piccolo quanto all'infinitamente grande. La cosmologia e la fisica quantica hanno inequivocabilmente offerto soluzioni a problemi di natura millenaria e le affermazioni scientifiche contribuiscono in maniera assolutamente determinante a rifornire il sangue che alimenta la cultura in generale. Ma come sempre c'è un'però', un'obiezione.-Infatti, si deve sempre ricordare che queste scoperte sono frutto di studi ed esperimenti rigorosamente scientifici, ovvero legati indissolubilmente ai parametri ed alla metodologia scientifica della verificazione e della falsificabilità (cito, a tal proposito, il teorizzatore contemporaneo di questa teoria, Karl R. Popper). L'incedere scientifico, che si ravvisa fin dal XVII secolo, non ha mai cambiato la sua metodica nel corso della storia, anche se sono parecchi gli scienziati che hanno apportato i propri aggiustamenti in caso di tesi o risultati discostanti dall'iter affermato. Ne voglio citare uno su tutti, quello del primo trapianto d'organo della storia (generalmente, è A. Lawlor di Chicago il professore che si stima abbia effettuato il primo trapianto - nella fattispecie di rene - nella storia della medicina scientifica).

Prima che ciò si effettuasse, la comunità scientifica era radicalmente scettica ed irrideva con superbia (e, oserei dire, superficialità) coloro che invece sostenevano la possibilità di far attecchire un organo 'affine' derivato da un altro corpo umano. Come poi la storia ha dimostrato, la convinzione dei teorici accademici del tempo era fallientare in ogni senso. Tutta questa introduzione è rivolta a chi non possiede spirito critico e manca di quell'apertura mentale che lo stesso Popper, in modo un po' grottesco a mio avviso, professava per l'evoluzione della società umana: la società aperta. Le mie riflessioni mi hanno condotto a credere fermamente che l'unico modo di gettare il germe di una società aperta sia la liberazione dalla presunzione e dal pregiudizio di ogni uomo: una riforma spirituale e coscienziale volta all'abbattimento dell'egoismo caduco. Forse, nella sua intimità, è proprio questo il messaggio universale che l'alchimia vuole profondere: il conosci te stesso socratico. Provate a chiedere a chiunque conosca il termine alchimia (pochi in verità, la gente sovente lo ignora) che cosa essa rappresenti nel suo immaginario. Le risposte più frequenti sono: "la protochimica" in primis, oppure "la favola della magia di trasformare i metalli in oro".



Il problema non è semantico o culturale, ma di superbia e presuntuosa supposizione: le risposte vengono sempre da chi non ne sa nulla e si permette, dall'alto della sua spocchia e della sua presunta esperienza, di deridere o definire malamente un qualcosa di sconosciuto. Questa situazione è dettata dal fatto che la scienza è disponibile per chiunque voglia toccarla, mentre l'alchimia è senza ombra di dubbio impopolare e sicuramente densa e velata di mistero. Ciò che non è chiaro di primo acchito non interessa mai la gente, che vuole per lo più cose semplici e banali su cui non riflettere troppo.

Inoltre, il mistero e ciò che volgarmente si chiama 'magia', incutono timore e sono così emarginati e tacciati di malaffare. Per contro, colui che si appresta a pensare in maniera ermetica apprende da subito le nozioni relative e questo è il primo passo della scala: il disincanto. L'alchimista, o, se vogliamo estendere il senso della definizione, l'ermetista è una persona che prima di tutto ha intuito e compreso il valore del dubbio: porsi delle domande per svelare e risolvere i problemi. Infatti, il valore della Scienza Ermetica è duplice, ossia materialmente e spiritualmente operativo: per trasformare la materia corporea l'alchimista deve saper trasformare ancor prima la materia spirituale, se stesso.

Questo passaggio è fondamentale ai fini del raggiungimento della Grande Opera, il Grande Arcano della Natura e di Dio. Si provi a sottoporre uno scienziato a questo percorso: cosa vi risponderebbe? Che senza dati, verifiche ed esperimenti non si procede e non si progredisce. E' la pressoché totale assenza dello spirito etico. Questa visione unilaterale del sapere scientifico e dell'approccio che l'uomo ha con esso è manchevole, fallace, sebbene plausibile. Ogni alchimista sa che per dirsi tale deve operare nel suo laboratorio e per far ciò deve confrontarsi con pesi e misure: l'alchimia è una questione di equilibrio, armonia e proporzione auree.

Quindi, ben vengano gli esperimenti. Ma lo scienziato non capisce che la scienza deve sempre accompagnarsi alla coscienza1, e così si ferma al lato materialista della ricerca, sprecando le sue energie nel tentativo di comprendere il mondo in modo complessivo e non riuscendovi, proprio a causa dell'oblio del lato spirituale della medesima ricerca. Lo scienziato scinde etica e scienza come se esse fossero antitetiche, o, peggio ancora, fa dell'etica una scienza. Gli ermetismi recuperano, invece, questa dimenticata sinergia.

L'alchimia, in soldoni, è un percorso apparentemente così difficile da essere in verità molto semplice. I Filosofi lo hanno sempre saputo: è l'osservazione che fa maturare la mente e lo spirito, l'intuizione che li illumina e la pratica che li dimostra2. L'alchimista si differenzia dallo scienziato per via del suo approccio con la realtà: egli è ascoltatore della Natura e, dopo aver compreso i suoi meccanismi, la aiuta a perfezionarsi secondo i suoi stessi canoni, senza forzarla o violentarla, ma assecondandola ed accelerando i suoi più intimi e misteriosi processi. Lo scienziato, per contro, parte da risultati e teorie di predecessori e tenta di verificare la sua idea usando come substrato la Natura, forzandola e violentandola, ritenendola pura materia3. Ecco che lo scienziato manca di coscienza, dimentica lo spirito che anima tutta la vita del pianeta e del cosmo.

Provate a domandare ad un fisico se sa spiegarvi perché una massa di piombo, dopo essere stato fuso e poi risolidificato, peserà di più di quanto non pesasse in partenza: non è un assurdo scientifico? Certo, è un assurdo perché la scienza non osserva, non si accorda alla Natura, ma vuole dimostrare le proprie convinzioni. I segreti dell'alchimia sono inviolabili, eterni ed arcani poiché la gente (umanità) non è preparata ad accoglierli; è per questo che nel 'decalogo' dell'alchimista (cosa riportata anche dallo pseudo Tommaso d'Aquino4) un caposaldo è occultare le rivelazioni, tacere sempre dei segreti con tutti: è una questione di fiducia (in senso lato, di fede), e l'animo dell'uomo è troppo fragile perché il sapere venga svelato. Ecco che l'alchimista è homo novus, rinnovato: ha ucciso se stesso per rinascere a nuova migliore vita come la fenice dalle proprie ceneri.

Questa lettura allegorica delle verità di fede popolari è la giusta interpretazione del messaggio ermetico: per migliorare e giungere alla perfezione (dal piombo all'oro, materiali e spirituali al contempo) bisogna scrostarsi via la pelle coriacea del pregiudizio e delle presunzioni, rimanere in gestazione, essere turbati dalla forza dell'infinito, rasentare la follia, dopo di che la rinascita ci troverà da sé, la Sapienza ci verrà offerta e tutto verrà compreso con una semplicità disarmante per chiunque. Vi pare possibile che la Natura degli alchimisti sia risolta in tre soli principi quali Zolfo, Sale e Mercurio? Cosa risponderebbe uno scientista alla domanda su cosa essi sono? Nemmeno la potrebbe capire, poiché manca la possibilità della comprensione, manca l'analogia, la disponibilità a ri-focalizzare l'esperienza, manca la soggettività connubiata all'oggettività: il sapere scientifico è tutto esterno, quello religioso è tutto interno.

Bisogna fondere le due fasi e saper leggere allegoricamente ed analogicamente i messaggi che la Scienza Ermetica ha conservato per noi. L'uso esasperato della ragione conduce all'esaurimento della medesima, cosicché il cardine dell'approccio scientista diventa quasi una trappola per la ricerca: le scoperte sono positive, non c'è dubbio, ma le applicazioni ed il senso della loro provenienza sono distoniche. II mondo scientifico ha mosso passi importantissimi nella storia dell'uomo, è innegabile e nessuno vuole demonizzare la maggioranza dei risultati della scienza, ma per evolversi, per evitare di ristagnare come si sta facendo ora, per utilizzare in senso eu-forico le nostre capacità bisogna ritornare ai primordi, riscoprendo ciò che ci è stato occultato per motivi di miseria spirituale, di carenza coscienziale, di decadimento dell'umanismo5. Questo vuole in ultima istanza aiutarci a compiere l'alchimia: ritrovare la nostra profonda radice umana e divina, la libertà intima che porterà la vera libertà sociale, oggi solo un miraggio ingannevole. Bisogna avere il coraggio di perdere le proprie convinzioni, di mettersi in totale discussione e di sforzarsi di intuire la Verità, poiché Essa è pronta per tutti coloro che vogliano conoscerla.

Paolo Pulcino

L'autore di questo articolo è filosofo e studioso di alchimia. Ha tenuto

corsi sulla storia dell'alchimia all'Università di Barcellona.

1 Fanno lodevole eccezione quegli scienziati 'di frontiera' chiamati solitamente geni, fra cui annovero Wilhelm Reich, Nikola Tesla, Albert Einstein, Ettore Majorana, etc.
2 Richiamandoci alla tradizione arcana, potremmo analogicamente chiamare zolfo l'osservazione, mercurio l'intuizione e sale la pratica.
3 A Tal proposito credo che l'esempio dell'energia nucleare sia il più significativo. Questa applicazione scientifica crea sì energia 'pulita', ma nel contempo produce scorie nocive e non smaltibili proprie di una violenza perpetrata ai danni della materia. Il fatto medesimo del residuo di materia nociva indica una cattiva interpretazione naturale. Paracelso soleva dire che 'il prmo alchimista che ogni uomo ha è il suo stomaco' e la fisiologia umana è la pratica del grande arcano. Anche il corpo umano emette rifiuti (scarta qualcosa della materia che assume), ma essi sono utilissimi per altri scopi, come la fecondazione dei campi. Questa è la differenza drammatica fra azione scientifica (prodotto di ragione logica) e azione naturale (prodotto di ragione intuitiva infinita).
4 Si veda Tommaso d'Aquino, La pietra filosofale, qualunque edizione reperibile. 5 A tal proposito si veda il pensiero storico-evolutivo dell'opera di Rudolf Steiner, fondatore dell'Antroposofia.

Libri: Etica e scienza dello Spirito

L'Associazione Pax Cultura, nata quattro anni or sono dall'unione di diversi gruppi italiani e ticinesi, ha pubblicato recentemente il saggio Per un'Etica della Vita che riassume la filosofia dei suoi soci e si propone di illustrare un metodo che permetta di vivere dei valori e creare così un'etica vivente, in armonia con quelle che sono le leggi universali secondo gli insegnamenti della Scienza dello Spirito.

La visione del mondo enunciata dal saggio è ovviamente diversa da quella corrente, di cui gli autori additano le manchevolezze. L'Etica Vivente promossa da Pax Cultura tiene conto delle realtà sottili, dei vari livelli della mente così come vengono descritti dalla Scienza dello Spirito, appunto. L'accento viene posto anche sui parallelismi tra le scoperte della fisica quantistica e gli antichi testi orientali. Viene sottolinata l'impossibilità per l'uomo di isolarsi dai propri simili e di vivere una vita "realizzata" se persegue gli scopi del forsennato egoismo troppo spesso sbandierato dalla cultura occidentale attuale. Si potrebbe rimproverare agli autori una certa rigidità, una idealizzazione del controllo che possono a loro volta diventare fatali se male interpretati.

Rimane comunque l'importanza della ricerca etica in un mondo in cui il rispetto del prossimo e dell'altro da noi appare sempre più raro...