L’Arcano del Salnitro Celeste
di Paolo Pulcina
Revisione di Rino de Felice

Da tempo immemore gli antichi saggi, i filosofi della natura, hanno parlato di un particolare mistero della natura, forse il più elevato di tutti gli arcani alchemici: il Salnitro Celeste.

Grazie allo sviluppo della scienza moderna, specialmente della chimica, la parola ‘salnitro’ risulta quasi desueta, preferibilmente sostituita dalla più tecnica parola ‘nitrato’, sale dell’acido nitrico. Ma la vera essenza di questo meraviglioso sale rimane assolutamente celata all’indagine scientifica, che ne osserva esclusivamente la forma, la struttura molecolare, la formula chimica. Gli antichi sapienti sapevano osservare e comprendere la natura molto più profondamente di quanto non siamo oggi capaci: certamente, non possedevano gli strumenti e le conoscenze scientifiche moderne, ma possedevano una visione introspettiva e più filosofica della natura, qualità oggi quasi del tutto sostituita dal protocollo scientifico. Ma veniamo al nostro salnitro. Quello che chimicamente è il nitrato di potassio è il Salnitro Terrestre, figlio del superno Salnitro Celeste, sale volatile di cui l’aria è fortemente imbevuta nella giusta quantità, affinché ogni cosa esistente sulla terra possa crearsi e sopravvivere. Ogni cosa che tutt’oggi si rintracci sul nostro pianeta è frutto dell’azione del Salnitro Celeste ed è composta, in sua ultima ed intima istanza, da questo miracoloso sale. Perciò, se il Salnitro Terrestre è il nitrato di potassio, cosa sarà il Salnitro Celeste, suo padre superiore? La chimica, probabilmente, non lo conosce, poiché non si è mai interessata alla conoscenza dell’arcano della natura.

Gli alchimisti antichi, d’altra parte, dichiaravano che per confezionare la “PIETRA FILOSOFALE” e per estrarre la quintessenza dei tre regni (animale, vegetale e minerale) bisognasse assolutamente conoscere la prima materia universale e, conseguentemente, il modo di impossessarsene. Ritornando al salnitro celeste, esso è un sale che vive nell’aria e che si può manifestare concretamente solo attraverso un’operazione alchemica molto semplice, ma di assoluta importanza. Prendiamo una quantità di Salnitro Terrestre ed immergiamolo in acqua, possibilmente piovana o distillata, avendo avuto cura di riscaldare precedentemente in modo lieve la pentola in vetro o ceramica pyrex in cui verseremo l’acqua ed il sale. Posti acqua e sale nella pentolina, avremo pazienza di sciogliere il sale e di attendere diversi minuti, affinché il Salnitro Terrestre possa coagularsi in una magnifica manifestazione aghiforme. Una volta accaduto ciò, avremo cura di separare le formazioni cristalline createsi, rovesciando l’acqua in eccesso in un’altra pentola simile alla prima e conservando le formazioni di salnitro in un barattolo di vetro. Continueremo in questo modo finché non si cristallizzerà più alcun ago di salnitro. Terremo poi l’ultima pentolina contenente acqua in stasi, attendendone l’evaporazione. Durante le operazioni, vedremo crearsi sul bordo interno delle pentole una cuticola salina, un’incrostazione salnitrica da conservare. Se il procedimento sarà stato svolto correttamente, dopo alcuni giorni, specialmente nel periodo primaverile, vedremo crearsi attorno alla pentola, ed anche nella zona dell’abitazione dove la pentola sarà stata conservata, alcune infiorescenze bianche di sale: questo è il Salnitro Celeste, chiamato a manifestarsi dal suo ‘omologo’ terrestre, che funge da ‘magnete’ in grado di calamitare e corporificare il ‘padre’. Questo è lo svelamento della più intima struttura della natura terrestre e microcosmica. Il salnitro è alimento di ogni essere vivente ed è il modulatore del cosiddetto ‘umido radicale’, la forza umorale essenziale che anima tutti gli animali e le piante. Il salnitro, acquisito in adeguate proporzioni, è un vero toccasana per l’organismo umano, perché l’uomo è lo specchio del cosmo. Infatti, il Salnitro Celeste si crea per ‘discendenza’ cosmica provenendo dall’azoto, rintracciabile in ogni parte dell’universo. L’azoto ha per padre l’idrogeno, che, scendendo nel mondo sublunare, si muta prima in azoto, quindi in ozono e quindi in ossigeno. La sua manifestazione terrestre è il nitrato di potassio, mentre il suo gemello è il sodio, frutto del Salnitro Celeste precipitato nell’acqua marina e maturato secondo ordine naturale dalle forze del sole e della luna. In ultimo, gli antichi asserivano, con assoluta certezza, che questo sale mantiene in vita l’uomo molto più di quanto non faccia il cibo; infatti, essi dicevano che noi ne respiriamo circa quattro grammi al giorno e ciò restaura il nostro umido radicale in modo molto più profondo di quello che noi introduciamo attraverso la bocca, da cui ricaviamo per il nostro sostentamento solo lo 0,01% richiesto, mentre tutto il resto è escremento.

Questa tesi è stata anche sostenuta in tempi più moderni da Rudolf Steiner, fondatore dell’Antroposofia: Steiner, in una delle sue conferenze, ha affermato che la costruzione del nostro corpo è dovuta fondamentalmente a ciò che respiriamo e non a ciò che mangiamo.

Quindi, da quanto sopra detto, si può facilmente desumere perché gli antichi alchimisti chiamassero tale sale “la nostra Magnesia Benedetta”, “La colomba bianca del nostro Santo Spirito”, “Il nostro Telesma o Vecchio Demogorgone” ed in tanti altri modi, a seconda della materia su cui essi lavoravano per estrarlo.