MANUSCRIPTUM

ONIR

 

A Federico, per grazia di Dio erede del regno di Norvegia e duca di Schewig, Holstein, Stormaren e Osthmare, ecc..

Pierre Jean Fabre,
consigliere reale e medico ordinario di Luigi XIV, re di Francia, presenta tutti i propri saluti e le sue preghiere.
 
 

La vostra benevolenza e la Vostra amicizia nei miei riguardi sono state così grandi e restano ancora così rimarchevoli, o Altezza Serenissima, che non avrei potuto né dovuto lasciarle passare sotto silenzio e non farle conoscere come un'opera pubblica: opera certo che non manca di valore né di utilità per Voi e per i Vostri, ma altamente necessaria e preziosa per via del valore inestimabile che essa contiene.
Così la benevolenza e l'amicizia di Vostra Altezza Serenissima verso di me non cesserebbe, se possibile, di crescere di giorno in giorno. Esiste infatti nella realtà qualcosa che possa accrescere la benevolenza e l'amicizia, che è un dono inestimabile ed un tesoro inesauribile, sorgente eterna e perpetua di ricchezze. Vostra Altezza Serenissima non mi ha scritto alcuna lettera chiedendomi di informarla e di istruirla riguardo una tale sorgente e di un tale tesoro eterno. Vostra Altezza Serenissima non aveva dunque bisogno di un sapere più grande di quello di cui Essa dispone, con il genio di cui Essa è stata gratificata col quale Essa svelerà e scoprirà ciò che è nascosto, se così è.
Legga, Vostra Altezza Serenissima, e realizzi questo trattato; la lettura di questa opera le renderà infatti chiari ed evidenti gli altri libri degli antichi chimici, qualunque sia il loro numero, e dissiperà la loro oscurità. Essa accende infatti una viva luce nelle tenebre e le mette in fuga, poiché essa interpreta molto chiaramente i testi e gli enunciati più oscuri dei chimici e li svela agli intenti di Vostra Altezza Serenissima.
Riceva dunque, Vostra Altezza Serenissima, questo presente in cambio della benevolenza e dell'amicizia con le quali si è unito e legato a me; Essa perverrà allora a soddisfare i Suoi voti e i Suoi desideri purché si avvalga di pazienza e di molta cura. E poiché la nostra opera necessita molta pazienza e molta cura, occorre respingere la precipitazione come cosa diabolica; infatti il seme metallico deve essere colto con un lungo lavoro, costante e continuo per giungere a maturità e spogliarsi dei suoi residui inutili e superflui. Noi non abbiamo bisogno infatti che di una semente metallica che sia perfettamente pura, rigettiamo il resto come inutile e superfluo e conduciamo a termine la nostra opera a partire dalla nostra pura sostanza metallica di mercurio, come attestano tutti gli autori di chimica e come ne fa fede la natura stessa; infatti è a partire da tale sostanza purissima che essa produce oro e argento e non a partire da quella volgare.
Così, imitando la natura, l'arte accetta solo questa sostanza purissima, poiché è per mezzo di quella sola che essa porta a compimento la sua opera, come si può chiaramente e totalmente vedere in tutto il trattato che segue.
Addio, Altezza Serenissima, amatemi sempre più, giorno dopo giorno, e io sarò Vostro veramente-Vostro servitore.
Scritto presso di noi il 15 maggio 1653.

Fabre